Orlando incontra le madri di naufraghi tunisini

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Palermo – Il sindaco Leoluca Orlando ha ricevuto a Palazzo della Aquile, le madri di quattro giovani tunisini dispersi nel naufragio del 7 ottobre scorso.

Le donne, accompagnate da Nadine Abdia, membro tunisino della Consulta delle Culture, e da Imed Soltani, presidente dell’associazione “La terra è per tutti”, “hanno voluto incontrare il sindaco per il suo impegno a favore del riconoscimento dei diritti e per la promulgazione della Carta di Palermo, nei soli quattro giorni di visto che sono stati loro concessi” ha dichiarato Abdia.

Delle quattro vittime, Lazhar Chaieb (33 anni), Rabih Ben Amor (26 anni), Fakher Hamidi (18 anni), Tel Ben Mohamed (22 anni), solo due sono state riconosciute. Le altre due, invece, risultano disperse.

“Il mio apprezzamento alla magistratura italiana – ha dichiarato il sindaco Orlando – che per la prima volta decide di voler ascoltare le madri di quattro vittime del genocidio in corso nel Mediterraneo, riconoscendone così la dignità di essere umano. Per la prima volta le persone morte nel Mediterraneo non sono solo numeri. Sono storie che toccano nel profondo ognuno di noi perché tutti noi possiamo rivederci in loro. Sono madri che danno voce anche alle altre migliaia e migliaia di madri che voce non avranno mai. Resta l’amarezza per la decisione del Corpo consolare italiano di negare il visto per cure mediche a una delle quattro vittime che, avendo necessità di curarsi, si era imbarcata per raggiungere il nostro Paese. Una evidente applicazione conseguente al vergognoso clima di negazione dei diritti umani dei governi nazionali”.

“Ho provato – ha aggiunto il sindaco – gli stessi sentimenti di quando ho incontrato le madri di ‘Plaza de Mayo’, ho sentito la loro estrema necessità di Giustizia. Chiedo con forza al Governo nazionale – ha concluso Orlando – che dia indicazioni alle rappresentanze consolari perché abbiano un atteggiamento più rispettoso e umano nel rilascio dei visti e per i tempi di permanenza in Italia per casi analoghi”.