Perche’ è stato demolito l’ex palazzo delle poste del valore di 36 milioni quando solo nel 2017 si pensava di riqualificarlo come uffici giudiziari?

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Catania – Ci chiediamo, anche da parte di quei cittadini catanesi che nutrono seri dubbi sull’opportunità o meno della scelta, se la demolizione dell’ex palazzo delle Poste di viale Africa, di proprietà del Comune di Catania in quanto acquistato dallo stesso nel 1999 per farne uffici per il Tribunale sia stata giustificata da un’ indagine scientifica/ ingegneristica ancorché sotto l’aspetto dei costi finanziari che graveranno sulle tasche dei contribuenti, quando nel 2017 si era deciso di riqualificarlo! Ovvero chi pagherà i costi economici ed ambientali per la demolizione, lo smaltimento in discarica (dove?) di una montagna di detriti e la costruzioni di nuovi edifici da adibire a uffici giudiziari com’era previsto dalla precedente proposta di riqualificazione? Si sarebbe parlato quasi esclusivamente e solo negli ultimi mesi della demolizione dell’edificio ma non capiamo, così come a nostro avviso la maggioranza dei catanesi, come siano cambiati i giudizi scientifici, se vi sono e da parte di chi, in un paio di anni sulle condizioni strutturali e funzionali dell’edificio è se sia stata, ad esempio, la Facoltà di Ingegneria di Catania

Un edificio – afferma Alfio Lisi portavoce di Free Green Sicilia – acquistato dal Comune nel 1999 e costato ai contribuenti diversi miliardi del vecchio conio ( secondo alcune stime avrebbe avuto oggi un valore di 36 milioni di euro che saranno polverizzati) e che a seguito di un accordo del marzo 2016 sottoscritto dal Comune, Regione , Tribunale e Ministero della Giustizia avrebbe dovuto essere finanziato per la sua riqualificazione dalla stessa Regione che avrebbe destinato per tale scopo 40 milioni di euro recuperati da fondi comunitari per sicurezza e legalità.

Lo stesso Comune nel 2016 avrebbe dato la disponibilità alla cessione gratuita al Demanio dello Stato, per poi cederlo al Ministero della Giustizia, dopo che la mega struttura fosse stata riqualificata e trasformata in adeguati uffici per il Tribunale di Catania. Mentre il progetto per recupero e trasformazione dell’immobile (il primo risalirebbe al 2001, durante la sindacatura Scapagnini) sarebbe stato redatto nel 2017 dal Genio Civile e dal Provveditorato alle Opere Pubbliche su progetto dello studio “Gruppo Sindoni Associati” di Palermo (che fine ha fatto?).

Tutto ciò solo accadeva non decenni addietro ma solo nel 2017 e non siamo a conoscenza , anche se l’edificio era abbandonato irresponsabilmente da anni , che siano stati effettuati dagli organi competenti, come la Facoltà di Ingegneria di Catania, indagini statiche così come accadde per il demolito ponte del Tondo Gioeni per il quale oggi si parla di ricostruzione essendo considerato l’unica alternativa al giornaliero ingolfamento del traffico e la difficoltà da parte dei cittadini che si muovono a piedi di attraversare il tratto di circonvallazione corrispondente, anche se ciò varrebbe per l’intera circonvallazione in quanto trasformata irresponsabilmente in una sorta di autostrada.

Eppure nel giorno dell’inizio della demolizione di tale edificio in cemento armato molto più giovane di tanti altri in città a partire dal grattacielo di largo Paisiello edificato negli anni ’50 il Presidente della Regione ha detto testuali parole apparse sugli organi di stampa “Siamo molto soddisfatti ….” forse dimenticando che la stessa Regione aveva dato poco più di due anni fa la sua disponibilità a finanziarne la ristrutturazione al fine di trasformarla in uffici per il Tribunale di Catania.

E’ incontrovertibile che i milioni che verranno spesi in più rispetto alla prevista ristrutturazione del Palazzo che tutti le Istituzioni fino a poco tempo fa davano per scontata forse potevano (vista la crisi finanziaria ed un deficit che supererebbe il miliardo di euro della Regione siciliana) essere utilizzati per infrastrutture e servizi primari di cui la città e la Sicilia intera hanno urgente bisogno e vista l’enorme distanza che abbiamo accumulato negli anni delle altre Regioni italiane.