“Il Sindacato FSI-USAE dice no alla scarcerazione facile”. Salvatore Sardisco scrive al Ministro Bonafede

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Salvatore Sardisco

 

Roma – Salvatore Sardisco non ci sta e con lui tantissimi uomini e donne della Polizia Penitenziaria. Forte, deciso e determinante l’appello di “non mandare a casa” chi si è macchiato di sangue innocente. Lo Stato difenda i “suoi” uomini e donne che, nell’adempimento del loro quotidiano dovere hanno pagato con la vita rimanendo vittime di quelle trame di morte messe in atto da chi adesso si vede spalancare le porte del carcere per tornare fra le braccia dei propri cari. Alla luce di ciò Salvatore Sardisco, esponente di spicco del sindacato FSI-USAE per il settore Polizia Penitenziaria scrive subito al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede affinché non permetta ciò che sta accadendo amareggiando i familiari delle vittime di mafia e tutta la società civile. Ecco il testo:

«Signor Ministro,

abbiamo appreso con preoccupazione e sgomento della scarcerazione, per motivi legati al rischio di contagio da COVID-19, di alcuni pericolosissimi boss mafiosi, condannati a lunghe pene detentive per reati gravissimi, ed ora in regime di detenzione domiciliare.

A questo si aggiunge il monitoraggio disposto dal DAP il 21 marzo scorso, sui detenuti ultra 70enni con patologie in atto, al fine di comunicarne gli esiti alle Autorità giudiziarie competenti affinché possano valutare la sussistenza o meno dei presupposti per la scarcerazione per gravi condizioni di salute incompatibili con la detenzione in presenza dell’attuale emergenza sanitaria.

Sebbene tutto ciò rientri formalmente nella specifica previsione normativa, nondimeno crediamo che tali scelte rappresentino un gravissimo attentato alla credibilità dell’intero sistema giustizia, una vera e propria resa alla criminalità organizzata, una mancanza di rispetto inaccettabile nei confronti delle tantissime vittime di mafia e dei loro familiari.

Caro Ministro Alfonso  Bonafede, chi scrive lo scorso 23 maggio 2019 era presente all’Aula Bunker di Palermo in occasione della celebrazione annuale dell’anniversario della Strage di Capaci e via D’Amelio dove “Uomini dello Stato ” hanno pagato a  caro prezzo con la vita un impegno che ha chiesto un sacrificio immane sino al versamento di sangue proprio a causa di chi, con quella disinvoltura e spavalderia da killer ha lasciato (e speriamo altri non ce ne siano) il carcere pur essendo i “carnefici” di un delitto impagabile.

Lei, Signor Ministro, era presente e chi scrive ha sentito e ben ricorda il suo proclamato “giuramento ” contro ogni forma di criminalità organizzata e di impegno sociale in difesa dei principi della nostra Costituzione.

Ha detto belle parole accompagnate da riflessioni che ho condiviso.

Oggi, pero, dinnanzi a quanto sta per accadere che umilia, offende non solo i familiari delle vittime ma tutti gli uomini e le donne che credono in uno Stato che frantumi ogni legame con ogni forma di violenza o criminalità organizzata che si voglia, faccio mio e di tutti gli iscritti al sindacato l’esortazione motivata e validissima del magistrato Catello Maresca che invita – se questo può essere il termine giusto – il DAP a revocare subito la circolare del 21 marzo 2020 e, ascoltando il dolore dei familiari delle vittime di mafia e il grido di Verità e Giustizia della società civile, emanare un altro emendamento che lasci i detenuti nelle loro celle, con tutto ciò che li può tutelare da ogni forma di virus.

E’ anche inammissibile che tutto questo succeda in prossimità dell’Anniversario della Strage di Capaci (23 maggio 2020) poiché non si sa con quale stato d’animo si ricordino le vittime che hanno dato tutto allo Stato mentre mandanti ed esecutori tornano fra le braccia dei loro familiari facendosi beffa dello Stato, mentre altri stringono al proprio cuore la foto del loro “caro ” ucciso per aver servito fino alla fine questo Paese.

 Caro Ministro in queste ore richiami alla sua mente la formula del giuramento che ha fatto dinnanzi al Presidente della Repubblica e se può richiami anche i volti di Pier Santi Mattarella, Rocco Chinnici, Claudio Fava, il piccolo Giuseppe Di Matteo, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Padre Puglisi, Ninni Cassarà, Pio La Torre, Libero Grassi, e adesso seguono alcuni colleghi della Polizia Penitenziaria, Antonio Lorusso, Calogero Di Bona, Antonino Burrafato, Pietro Cerulli Lorenzo Di Pasquale, Giuseppe Montalto e Luigi Bodenza citandone solo alcuni come vede Signor Ministro l’elenco è lunghissimo». Salvatore Sardisco (Coordinatore Nazionale Polizia Penitenziaria della FSI-USAE).

 

longo@gdmed.it

Giuseppe Longo