Violenza su disabile. Dna:compatibilità al 99.9%, l’indagato è il padre del bambino

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Enna – Compatibilità pari al 99.9%. E’ il risultato scaturito dalla ricerca effettuata dalla Polizia Scientifica che ha estratto, con il tampone buccale, la saliva dell’uomo indagato per violenza sessuale su una disabile. L’uomo che si trova in carcere, aveva avuto in affidamento, presso una struttura protetta, una disabile di cui approfittò sessualmente. La donna successivamente restò incinta e le indagini portarono subito all’uomo perchè in quel periodo di Covid era tra i pochi a frequentarla quotidianamente.

Le analisi sul Dna

La Procura della Repubblica ha ottenuto i risultati dei primi accertamenti effettuati dalla Polizia Scientifica sul DNA dell’indagato per il reato di violenza sessuale aggravata ai danni di una donna disabile.

I Pubblici Ministeri, Leonte Stefania ed Orazio Longo della Procura della Repubblica di Enna diretta da Palmeri Massimo, a seguito del fermo di indiziato di delitto dell’indagato L.A., 39 anni, sposato e con un figlio, nato in provincia di Enna, per il reato di violenza sessuale aggravata dall’aver commesso il fatto ai danni di una donna disabile e nel momento in cui la stessa era a lui affidata, hanno disposto di effettuare la comparazione del DNA dell’indagato con quello del nascituro.

L’uomo era stato sottoposto a fermo il 7 ottobre ed il GIP (Giudice Indagini Preliminari) aveva convalidato il provvedimento restrittivo accogliendo la richiesta di misura cautelare in carcere, per questo motivo il soggetto si trova ancora ristretto presso un istituto di pena.

Proprio durante il prelievo salivare mediante tampone buccale (1) effettuato dalla Polizia Scientifica presso gli uffici della Squadra Mobile di Enna, l’uomo manifestava segni di insofferenza ed agitazione, motivo che induceva gli investigatori a metterlo alle strette fino a farlo “crollare”, ottenendo una piena confessione che da lì a poco veniva confermata ai due Pubblici Ministeri.

La Squadra Mobile e gli uomini del Gabinetto Provinciale Polizia Scientifica della Questura di Enna, avevano quindi prelevato un campione salivare dell’indagato per procedere ad una eventuale comparazione del DNA in attesa della nascita del bambino.

La donna, si ricorda, a seguito del reato di violenza sessuale, è incinta, pertanto bisognava procedere con tecniche di estrapolazione del DNA dal sangue materno, questo per non mettere a rischio la vita del nascituro e della mamma.

La Procura della Repubblica di Enna si è rivolta, tanto alla Polizia Scientifica quanto alla dottoressa Baldi dell’Eurofins Genoma Group srl per procedere ad una complessa estrapolazione del DNA del nascituro grazie a tecniche di analisi all’avanguardia da effettuare sul sangue della mamma.

Grazie alle conoscenze tecniche del laboratorio italiano è stato possibile comparare il DNA dell’indagato prelevato dalla Polizia Scientifica con quello del nascituro, stabilendo, ad oggi, una compatibilità pari al 99.9%, questo significa che l’indagato è il padre del bambino. Al momento della nascita verrà effettuata, comunque, un’altra comparazione per motivi medico legali ottenendo un dato certo.

Questo ulteriore passo in avanti delle attività investigative permette di escludere la responsabilità, ad oggi, di altre persone e rafforza l’ipotesi che l’indagato abbia reiterato nel tempo il reato di violenza sessuale. Proprio i medici ginecologi, interpellati dagli investigatori della Polizia di Stato, escludono che vi sia stato un unico rapporto sessuale, difatti, seppur possibile, è altamente improbabile che l’indagato abbia consumato, contro la volontà della vittima, un solo atto sessuale.

La Procura della Repubblica ha inoltre incaricato due esperte, una neuropsichiatra Dr. Mattina ed una psicologa Dr. Fazio, per accertare la capacità cognitiva della vittima. Le due consulenti in questi giorni hanno effettuato un’accurata visita della vittima, confermando quanto dichiarato dai testimoni alla Squadra Mobile di Enna, ovvero la totale incapacità della ragazza a prestare qualsivoglia consenso nel consumare un rapporto sessuale, poiché la vittima riesce, con difficoltà, a rispondere ai bisogni primari.

Questa incapacità della ragazza vittima di violenza rende l’azione dell’uomo ancora più infamante per un essere umano dotato di una scala di valori morali che si presuppone di sana solidità, in virtù anche del fatto che l’uomo è sposato ed anche padre.

Sono in corso accertamenti per verificare se l’uomo abbia avuto in affidamento altre donne presso la struttura sanitaria “I.R.C.C.S. associazione Oasi di Troina”. Al termine dell’analisi dei dati raccolti dalla Squadra Mobile, la Procura della Repubblica valuterà se disporre accertamenti di carattere sanitario per verificare l’esistenza di segni di violenza sessuale ai danni di altre ospiti della suddetta struttura.

Vi terremo informati appena verranno alla luce altri particolari di questa squallida vicenda che mette in evidenza come ci siano persone “immature” rispetto la loro età ma anche, ed è l’aspetto più grave, come ci siano forme di degrado mentale.

L’evoluzione sociale è in crisi?

Ci culliamo di vivere in una società super informata in tempo reale dove la conoscenza dovrebbe essere il collante migliore per cambiare in meglio, invece, questi comportamenti ci mostrano il contrario. E’ evidente che qualche cosa del nostro modo di organizzare le relazioni sociali ed umane non funziona quindi, lo Stato, che ha la gestione dell’organizzazione della comunità dovrebbe intervenire per eliminare queste sacche di degrado. In questo processo di cambiamento anche l’informazione gioca un ruolo prioritario:eliminare quei contenuti di spettacolarizzazione o ricerca maniacale dei particolari più scabrosi. Questo è il metodo per non informare che contribuisce però a creare più stereotipi negativi. La notizia, secondo noi, deve possedere anche una porzione, seppur minima, di informazione pedagogica, utile al cambiamento in meglio di ognuno. Vivere la nostra vita senza la paura che ogni persona fragile si debba nascondere da un orco in agguato!

(1) Tampone buccale per test di paternità. Non è necessario un prelievo di sangue venoso. Il DNA, infatti, è contenuto in tutte le cellule del nostro corpo e le cellule della mucosa buccale prelevate tramite il tampone sono più che sufficienti per effettuare una analisi del DNA per test di paternità. Fonte:sito analisidna.it

Aurora Pennisi