Sabrina Figuccia: “cimiteri a Palermo? Non chiamiamola emergenza”

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Palermo – “Un crescendo di numeri per raccontare in sintesi la triste situazione dei cimiteri a Palermo: 1 è l’assessore che si è dimesso; 5 sono le ordinanze firmate dal sindaco che non hanno risolto il problema; 38 il numero dei dipendenti comunali sospesi perché arrestati o indagati; 5000 sono i nuovi posti che deriverebbero dall’asso nella manica del sindaco, un accordo, ancora tutto da scrivere, con il cimitero di Sant’Orsola; 5 milioni sono le risorse per la progettazione del nuovo cimitero di Ciaculli, che però non sono sufficienti; quasi 700 è il numero dei corpi di uomini e donne in attesa di trovare una giusta sepoltura. Ah, dimenticavo e non chiamatela emergenza!”.

Lo afferma Sabrina Figuccia, consigliera comunale della Lega di Palermo che prosegue: “Quello di Orlando, ieri in Aula sul tema dei cimiteri è stato un intervento del tutto intempestivo. La città aspetta soluzioni. Sapere dalla viva voce del sindaco che sono state prodotte ben 5 ordinanze che non hanno però risolto il problema, anzi lo hanno forse peggiorato e che il Professore si considera il vero responsabile, non consola affatto i palermitani. Non può bastare una misera relazione letta con sufficienza di fronte ad un’Aula ed una città che invece merita risposte concrete e di civiltà. Le stesse risposte che consentano ai nostri defunti di avere un sereno riposo non sotto una pensilina o, peggio ancora, in una bara che galleggia fra i rifiuti.

Smettiamola di parlare di emergenze di fronte a problemi strutturali che si consolidano da anni. Spacciare le proprie incapacità per fatti emergenziali significa non ammettere le proprie responsabilità e nascondersi dietro un dito. Parliamo invece di un forno crematorio che non funziona da anni e di un altro che, seppur finanziato con un mutuo acceso alla Cassa depositi e prestiti, e già inserito nel piano triennale, non è ancora neppure stato progettato. E parliamo anche di quanto costa ai palermitani questo perenne stato di emergenza in termini di disservizi da un lato e in termini strettamente economici dall’altro. Parliamo di soluzioni concrete e smettiamola con i soliti spot a cui ormai non crede più nessuno”.