Katia Ricciarelli si racconta tra successo e popolarita’

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Katia Ricciarelli con il suo Ciuffì


Iniziamo uno spazio senza il rispetto della periodicità, proprio per renderlo ancora più prezioso, in senso qualitativo. Roberto Tedesco, ha rivolto l’attenzione verso un mito della lirica: Katia Ricciarelli, che ringraziamo per avere accettato di essere intervistata. (n.d.d.)

Quali sono le domande da fare a un personaggio pubblico dalla popolarità planetaria come Katia Ricciarelli? Di certo sono tantissime e occorrerebbero intere settimane per documentarle.

Chiedere della sua autorevole e indiscussa carriera artistica risultava banale e certamente sin troppo scontato: tutti conoscono le eccezionali interpretazioni liriche nelle opere di Bellini, Donizetti, Puccini, Rossini, Verdi e tanti altri. In ogni circostanza è sempre stata la protagonista indiscussa. E che dire della numerosa produzione discografica con Josè Carreras, Placido Domingo e Luciano Pavarotti solo per citarne alcuni. Un successo artistico dove l’unico aggettivo che possiamo attribuirle è quello di essere stata “straordinaria” in ogni circostanza, anche nella sua recente partecipazione al programma televisivo il “Cantante mascherato” andato in onda su Rai 1.

Di certo in un momento storico, come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia, dove gli applausi hanno lasciato spazio ai silenziosi teatri, come dovrà avvenire la ripresa culturale al termine di questo dramma che ha coinvolto l’umanità intera? 

E’ necessario ricominciare la ripresa culturale per gradi, anche perché è da molto tempo che abbiamo “allentato” le nostre menti e bisogna fare molta attenzione. Il rischio di ritrovarsi rinchiusi ancora una volta in casa è sempre alto.

Il suo primo incontro con il pubblico avvenne al carcere di Rovigo con i detenuti. A quel tempo debuttò con un’aria di “Madama Batterfly” di Puccini. Cosa si ricorda di quel momento?

Quasi niente, avevo solo otto anni e non avevo esperienza. Quello che ricordo è di aver sbagliato la nota d’inizio, invece di fare un bemolle uscì una nota fastidiosa, evidentemente l’emozione e la voce non ancora formata furono determinanti in quella circostanza.

Quando si parla dell’opera lirica è quasi impossibile non fare riferimento a Katia Ricciarelli. E’ una bella responsabilità considerato che i giovani talenti la considerano un punto di riferimento?

Ognuno di noi, in qualsiasi campo professionale, ha sempre qualcuno da voler emulare. Forse sono un punto di riferimento per molti giovani e questo, ovviamente, mi emoziona tantissimo, ma quello che non mi stancherò di ripetere, a chi si vuole accostare al mondo della lirica, è quello che bisogna impegnarsi moltissimo.

Nella sua straordinaria carriera artistica quale è stata l’emozione più travolgente?

In verità non ce n’è una in particolare, ma se dovessi scegliere direi il concorso internazionale “Voci Verdine” del 1971 indetto dalla Rai per giovani promesse. A quel tempo la televisione non era quella di adesso dove ci sono centinaia di canali e di programmi, ricordo che quella fu un’emozione enorme. Era un appuntamento importante a livello mondiale e averlo vinto fu fondamentale per la mia carriera.

Infatti, per Katia Ricciarelli, il 1971 fu un anno determinate anche perché da quel momento in poi si aprirono le porte dei più prestigiosi teatri al mondo. Una voce dal timbro di grande bellezza e splendore con una notevole predisposizione al canto d’agilità, ecco che le sue interpretazioni nelle opere di Puccini, Verdi, Rossini, Donizetti, solo per citarne alcuni, diventano memorabili e tutt’oggi modello di esempio per molti giovani. Il suo è sicuramente un repertorio operistico di primo ordine e per questa straordinaria attività è stata insignita con il titolo di Grande Ufficiale al merito della Repubblica Italiana nel 1994 e con la Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte nel 2003.

Ha anche lavorato con i più grandi della cultura italiana, come quando nel 2002 interpretò la signora “Candida Meneghetti”, nell’opera lirica in due atti, tratta dai racconti delle “Inchieste del commissario Collura” di Andrea Camilleri, dal titolo “Il fantasma nella cabina” libretto e regia di Rocco Mortelliti e musiche di Marco Betta.

Lei è una donna dal successo mondiale, quale è il sentimento che si prova dinnanzi a tutta questa popolarità? E com’è il rapporto con il successo?

Io sono una donna che ha avuto sempre i piedi per terra, certo la soddisfazione di essere popolare è enorme, ma non ho cambiato identità per il successo. Mi definisco pacata e se dovesse succedermi un imprevisto, anche adesso, sono pronta a rimboccarmi le maniche per fare qualcos’altro. Ricordo che quando iniziai la mia carriera, non ero assillata dall’ottenimento del successo a tutti i costi, ciò che possedevo era la tenacia perché ero determinata a fare quello che poi ho fatto nella vita. Ancora oggi il mio carattere è rimasto quello di una giovane che non si è mai montata la testa.

A proposito di successo, oggi molti autori televisivi propongono dei talent show che “sfornano” nuovi musicisti, cantanti e artisti vari. Questi raggiungono la popolarità nell’arco di pochi mesi e spesso passano nel dimenticatoio dopo poco tempo, quale è il consiglio che si sente di dare a coloro che vi gareggiano?

Più che ai giovani partecipanti ai talent show il consiglio lo darei a quelli che gli stanno accanto! I giovani che intendono intraprendere questo lavoro devono innanzitutto formarsi. Senza una struttura adatta non si può intraprendere una carriera artistica, soprattutto quando lo strumento è incorporato dentro di noi. La voce ha i suoi tempi di maturazione e bisogna educarla. Non è come un pianista che può fare le prime lezioni a cinque anni. Per chi utilizza la voce occorre che sia fisiologicamente pronta, ecco perché è necessario possedere molta pazienza. Purtroppo, oggi l’improvvisazione non è solo culturale ma è facilmente riscontrabile dappertutto perché sono in tanti quelli che fanno cose che non dovrebbero fare!

Cosa avrebbe voluto fare, nella sua strepitosa carriera artistica, che non Le è stata data la possibilità di fare?

Oggi posso affermare con molta franchezza di essere grata alla sorte e al Padre Eterno. Ho avuto tutto e anche di più, ecco perché mi ritengo una donna felice. Ho fatto cose che nessuno avrebbe immaginato mai e ogni volta ho sempre dato il massimo della professionalità. Pertanto ringrazio la vita che mi ha donato tutto quello che ho desiderato. Se non dicessi questo, sarei un’ingrata nei confronti di tutto quello che ho ricevuto e a coloro che stanno intorno a me e che hanno fatto sì che io diventassi quella che sono.  

Recentemente l’abbiamo vista partecipare al programma di Milly Carlucci, il “Cantante Mascherato”, che ci racconta di questa esperienza?

E’ stata un’esperienza straordinaria, anche perché solo una pazza come me, poteva fare le cose che ho fatto in quel programma. Mi sono divertita tantissimo e per questo, ringrazio Milly per l’esperienza offertami. Mi sono scoperta anche una rocchettara, interpretando canzoni che non appartengono al mio repertorio, quindi sono contenta perché è stata una piacevole sorpresa anche per me!

Dalla televisione al cinema Katia Ricciarelli è sempre stata una protagonista indiscussa. Memorabile sono le sue straordinarie partecipazioni nelle serie televisive quali “Don Matteo” e “Carabinieri” solo per citarne alcune. Grande o piccolo schermo, Katia Ricciarelli ha sempre avuto un’attrazione particolare. Eccola protagonista al cinema nel 1986 in “Otello”, con Placido Domingo, con la direzione musicale di Lorin Maazel e la regia di Franco Zeffirelli. E ancora, qualche anno dopo, nel 2005 nel film “La seconda notte di nozze” diretto da Pupi Avati che le permetterà di vincere il “Nastro d’Argento” come migliore attrice protagonista. 

Il rapporto con Pupi Avati e con il cinema com’è stato?

Chi se l’aspettava che Pupi Avati mi chiamasse per fare un film da protagonista! Eppure nonostante fosse assolutamente impensabile sono riuscita ad aggiudicarmi il Nastro d’Argento. Un’esperienza unica che ricordo con molto piacere. Sono cosciente che quel premio non l’ho vinto per i mie occhi o per il fisico, sull’argomento ho sempre sostenuto che non sono una “bonazza”, ma di una cosa sono certa, ho raggiunto questo obiettivo grazie alla mia tenacia, perché ho dato il massimo anche in quell’occasione.

Qual è il suo rapporto con la Sicilia?

E’ una terra che amo molto e mi ha sempre affascinata. Basta guardarla un solo istante per innamorarsi a prima vista. I siciliani sono delle persone meravigliose perché hanno un cuore unico e sono generose, io tra l’altro ho sposato un siciliano ci sarà stata una ragione, certo poi abbiamo divorziato, ma i motivi sono da ricercare in altre questioni personali, ovviamente rimango sempre innamorata della Sicilia!

Un’artista ha sempre dei progetti futuri. Quali sono i suoi?

Nonostante in questo periodo sia necessario stare attenti, per la propria salute, devo riprendere il mio lavoro al più presto ma con molta prudenza. Ho numerosi incontri-concerti dove spesso dialogo con il pubblico. In queste occasioni parlo di me e delle tante cose che si possono e non si devono fare nel mio mestiere. Attualmente mi interesso anche dei giovani, insegno loro canto dal punto di vista tecnico-vocale, il portamento e come rivolgersi al pubblico. Il cantante non può essere solo quello che emette suoni. Spesso quando guardo i programmi in televisione, anche quelli in bianco e nero e vedo i grandi tenori esibirsi come Enrico Caruso, Mario Del Monaco, Franco Corelli solo per citarne alcuni, quello che è impressionante è l’eleganza e la strepitosa tenuta vocale che possedevano. Ritengo che oggi chi vuole intraprendere questa carriera può apprendere tantissimo anche dal passato. I giovani devono comprendere che senza una tecnica vocale, un comportamento adeguato e una certa eleganza non è possibile esibirsi dinnanzi al pubblico. Non dobbiamo dimenticare quello che è stata la nostra tradizione lirica.

 

Roberto Tedesco