Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani celebra la Giornata Mondiale della Terra del 22 aprile

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Lucca – Istituita come giornata internazionale delle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/63/278 del 2009, ha origine da una protesta del 22 aprile 1970.  In quella occasione 20 milioni di cittadini americani si mobilitarono per una manifestazione a difesa della Terra organizzata a seguito dello sversamento di petrolio greggio da una piattaforma al largo di Santa Barbara verificatosi nel gennaio del 1969.  Le ragioni della protesta riguardavano il degrado ambientale dovuto all’inquinamento, alla desertificazione e all’estinzione della fauna selvatica.

Dopo più di mezzo secolo la situazione non è migliorata.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) il consumo del suolo italiano avanza ad un ritmo di 2mq al secondo. Ciò significa che le aree verdi e quelle destinate all’agricoltura si riducono allo stesso ritmo lasciando spazio alla cementificazione e favorendo disastri idrogeologici a causa della impermeabilizzazione e perdita di ecosistema per animali e piante.

Il messaggio diffuso per la giornata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres è un invito all’azione. “Dobbiamo agire con decisione – ha dichiarato – per proteggere il nostro pianeta sia dal coronavirus che dalla minaccia esistenziale della perturbazione climatica”.

Salvarci dall’attacco alla salute umana globale è obiettivo inscindibile dalla salute dell’ecosistema in cui viviamo.

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, il 75% delle malattie dell’uomo emergenti proviene da animali e ciò accade perché l’uomo sta eccedendo con gli allevamenti intensivi, con il consumo di animali selvatici, con la deforestazione, l’urbanizzazione e consumo selvaggio del suolo. Tutte queste attività infatti privano molti animali del loro spazio vitale fino a ridurli ad un tale stato di sofferenza che cessano di essere graditi ai virus e batteri che vivono nei loro organismi spingendoli a cercare altri organismi più ospitali come l’uomo.

Per arrestare, o almeno contenere, il degrado delle condizioni che rendono possibile la nostra vita sul pianeta è necessario quindi invertire la rotta su tutte le cause scatenanti e dunque ridurre i consumi delle carni prodotte negli allevamenti intensivi, non consumare carni di animali selvatici, accelerare la riforestazione, arrestare l’urbanizzazione fondata sul consumo del suolo e promuovere una nuova idea di urbanizzazione a impatto zero.

La scuola è un luogo di formazione e di educazione in cui si cura la cultura sociale attraverso l’acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica. È quindi doveroso che l’istituzione scolastica adotti scelte coerenti con il messaggio educativo da trasferire ai nostri studenti: dalla mensa scolastica, agli arredamenti, alla cura del verde tutto deve essere teso agli obiettivi dello sviluppo sostenibile.

Proponiamo, quindi, ai Comuni di inserire nei menù scolastici solo carni provenienti da allevamenti estensivi e biologici, di eliminare l’utilizzo di stoviglie e posate di plastica (sostituendoli con quelli compostabili)  e somministrare acqua attraverso erogatori che garantiscano il contenimento del consumo di acqua e di plastica; alle istituzioni scolastiche di curare l’arredamento dell’apprendimento con materiali sostenibili ed elementi filoclimatici come piante e alberi.

Quest’anno le nostre aule sono state arredate con tonnellate di plastica, particolare non passato inosservato agli studenti che si sono interrogati sulla contraddizione tra questa scelta e gli obiettivi dell’agenda 2030 appresi nell’ambito dell’insegnamento dell’educazione civica.

Uno studio pubblicato nelle rivista Science e condotto dal  Prof. Thomas Crowther, fondatore del Crowther Lab dell’ETH di Zurigo,  sostiene che se venissero piantati in tutto il mondo 1000 miliardi di alberi in più,  pari alla superficie degli Stati Uniti d’America, sarebbe possibile catturare i due terzi delle emissioni di carbonio prodotte dall’uomo fino a mitigare il surriscaldamento climatico.

Cosa aspettiamo ad agire? È indubbiamente un obiettivo ambizioso ma possibile, specie se sostenuto da opportune scelte di politica economica.

Il decreto Clima, DL 11/2019 convertito in legge con L 141/2019, prevede un programma sperimentale di riforestazione per rendere più verdi le nostre città con la destinazione di 30 milioni di euro alla piantumazione e al reimpianto degli alberi, alla creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane. 

Ha inoltre previsto l’istituzione del Programma Italia Verde per l’assegnazione del riconoscimento annuale di Capitale verde d’Italia alla città più virtuosa nella riforestazione.

Tuttavia non possiamo attendere che sia solo la politica ad agire, occorrono gesti concreti di cittadinanza attiva e responsabile da parte di tutti.

Per salvare il clima non servono eroi ma persone di buona volontà che nei gesti quotidiani compiano scelte ecosostenibili, nella consapevolezza di essere ospiti straordinari di un pianeta straordinario.

Riteniamo che

Il CNDDU propone di celebrare la giornata della terra 2021 con un gesto semplice ma dal valore educativo incisivo, perché in questa sfida culturale la scuola è il luogo privilegiato per agire e promuovere un nuovo stile alimentare, economico, tecnologico e sociale orientato alla transizione ecologica di tutti i settori della vita.

Lasciamo che i nostri studenti facciano esperienze educative di cura della natura, inseriamo nella programmazione di educazione civica concrete attività di scelta, piantumazione e cura di fiori, piante ed alberi.

Proponiamo di arredare le aule con le piante maggiormente indicate per la purificazione dell’aria degli ambienti chiusi come la lingua di suocera (sansevieria trifasciata ‘Laurentii’), il ficus, l’aloe vera, l’azalea, la gerbera, la palma di bamboo, ovvero arricchire i giardini scolastici con alberi ad alto assorbimento di Co2 come la betulla verrucosa, il cerro, il ginko bilboa e il tiglio. Il super divoratore, però, è l’acero riccio che in vent’anni riesce ad assorbire ben 3.8 tonnellate di Co2.

Un progetto da condividere con gli Enti Locali per realizzare attività di recupero ed espansione delle foreste urbane a cui gli studenti possano partecipare come attivisti climatici e per sostenere la candidatura della propria città come Capitale verde d’Italia.

Tra le attività della giornata, segnaliamo il webinar organizzato dal movimento Teachers for future Italia dal titolo “Un ecosistema, una salute, un futuro…Educare alla salute, educare alla prevenzione educare al futuro” teso alla formazione ecologica dei docenti sensibili alla tematica con la partecipazione di esperti zoologi del calibro di Silvio Greco e Rosario Balestrieri.

Una canzone di Sergio Endrigo cantava “Le cose d’ogni giorno raccontano segreti… per fare tutto ci vuole un fiore”, ed allora che sia la missione di ognuno, cittadino o Pubblica Amministrazione, destinare tempo e denaro per la piantumazione di fiori, piante ed alberi ovunque ci sia uno spazio idoneo per incrementare le aree verdi e diffondere bellezza e salubrità dell’ambiente in cui viviamo.

Se per ogni essere umano della terra si piantassero 15 alberi l’anno, basterebbero 9 anni per raggiungere l’obiettivo del Prof. Thomas Crowther e mitigare il surriscaldamento terrestre.

Dunque lanciamo per l’occasione gli hashtag “ci vuole un fiore” e “ci vuole un albero” quale invito per tutti ad un gesto semplice e potente come la piantumazione di un fiore per dare ospitalità alle api oppure un albero per contribuire alla riforestazione del pianeta. 

#civuoleunfiore 

#civuoleunalbero

prof. Veronica Radici 

CNDDU