Mecenatismo nelle arti in Sicilia: due strade percorribili. Intervista ad Antonio Presti,direttore di Fiumara d’arte

Palermo – Domenica scorsa proprio a Fiumara d’arte si è’ svolto un incontro di carattere regionale sul ruolo del Mecenatismo nelle arti di cui Antonio Presti si è’ fatto promotore in questi anni.

-“La vocazione dell’imprenditore- ci ha detto Presti- non e’ certo quella di investire nelle arti in primo luogo.Tuttavia in questi anni e’ cresciuto il numero degli imprenditori che investono in mostre e performance artistiche senza tuttavia raggiungere gli standard anglosassoni o europei.

Nel caso di Palermo appunto i Berlingeri,i Valsecchi,i Bilotti,i Barbaro sono una novità’ importante ma ancora circoscritta”.

Ma secondo la tua esperienza nel settore cosa manca alla Sicilia per decollare in questo campo?

“Mah io faccio da tempo l’imprenditore nelle arti e da quarant’anni cerco di proporre un modello con Fiumara d’arte che porta notevoli contributi al territorio non nascondendo le difficoltà’ affrontate inizialmente con le istituzioni che invece dovrebbero promuovere le Arti.La sfida è’ quella educativa ovvero far crescere il livello culturale della popolazione attraverso l’educazione alle arti”.

Ma ritieni che questo aspetto sia intuito e reso agevole nel mondo imprenditoriale?

“siamo ancora indietro nel rendere edotta l’imprenditoria locale che investire nelle Arti e’ un progresso del territorio ma anche opportunità’ per nuove risorse umane ed economiche. Altrove l’hanno capito e gli stessi nomi citati(Bilotti,Berlingeri) hanno trovato a Palermo occasioni favorevoli, probabilmente assecondate dagli amministratori locali e da condizioni favorevoli del patrimonio immobiliare storico.

Ma tutta la Sicilia offre condizioni favorevoli per il brand collegato alle esposizioni Artistiche. Basta osservare le attività’ di Palazzo BUTERA per l’Expo’ di due anni fa o di Palazzo Mazzarino”.

Ma ci dicevi dell’educazione alle Arti: ”Certo e’ un passo avanti nella ricerca delle risorse umane ma c’è’ da considerare il Privato e il Pubblico che hanno tempi diversi di realizzazione. Ogni contemporaneità’ ha un anima e saldarle in un processo comune non è’ cosa facile….”

Mentre Presti parla penso alle esperienze di Favara con la Art Factory o dei murales di vari centri minori, tuttavia anche l’opportunità’ delle Vie dei Tesori, formula ripresa oggi da diverse località’, e’ un segnale di vitalità’ nella diffusione delle Arti e non solo per quella prodotta dagli artisti contemporanei.

Vedere ad esempio le opere di Andrea Ghenje dentro la sconsacrata chiesa della Madonna della Mazza in via Maqueda o gli affreschi riaffiorati a San Francesco di Paola o gli oggetti della “Wunderkammer” a Palazzo Abatellis riempiono di contenuti questa esperienza di riscoperta artistica , che poi con la presenza delle scuole diventa occasione “educativa” ma soprattutto per l’intera cittadinanza quale educazione permanente.

In conclusione un Mecenatismo che parte dai Luoghi storici rivisitati e si amplia nell’offerta di un brand esteso a tutte le risorse umane del territorio.

Un progetto di diffusione del “bello” di cui lo scomparso Aurelio Pes fu un protagonista quando lancio’ l’idea dei “colori” per le case al mare o nei centri storici , o la creazione di una degna cornice decorativa ai negozi delle citta’.

Un progetto che va acquistando sempre nuovi sostenitori con i “paesi d’arte” e il restauro dei centri interni abbandonati divenuti laboratorio d’arte. Credo che in questo senso la lungimiranza di Ludovico Corrao a Gibellina sia stata antesignana a questo fenomeno che si amplia nel territorio.

Claudio Paterna





Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona e Carla Capocasale