Ordinanza sindacale per evitare la vendita di gadget mafiosi

D’Asta:“l’obiettivo che ci siamo posti e’ di fermare questo fenomeno che per quanto simbolico aveva assunto una sua rilevanza”

Ragusa – “Ce l’abbiamo fatta. Non è stato un percorso semplice. Ma è un primo passo significativo per stigmatizzare i simboli della mafia”. E’ il consigliere comunale Mario D’Asta ad esprimere la propria soddisfazione dopo che la Giunta municipale di Ragusa ha adottato un’ordinanza sindacale tesa ad evitare la vendita di questi gadget negli esercizi commerciali presenti sul territorio cittadino. “Alcuni casi recenti dimostrano come per le mafie – afferma D’Asta – i simboli siano importanti per affermare il proprio potere e ostentare la propria esistenza. Per questo era importante dare un segnale. Ricordo che ho lanciato inizialmente la proposta nel febbraio scorso. Poi, grazie ad un webinar svoltosi nel mese di aprile e organizzato dall’associazione Novantasettecento Codice avviamento progetto, la stessa si è rafforzata con la partecipazione all’appuntamento di autorevoli personaggi della società civile e impegnati nella lotta alla mafia. Sino a quando, qualche settimana dopo, non si è arrivati all’iniziativa consiliare che mi ha visto primo proponente.

La risposta del civico consesso alla mia proposta è stata importante considerato che tutte le forze politiche presenti in aula hanno detto sì. Da qui, si è arrivati alla pubblicazione, ufficializzata ieri, dell’ordinanza sindacale. L’obiettivo che ci siamo posti è quello di arrestare questo fenomeno che, per quanto simbolico, assume una rilevanza considerevole”.

In alcuni esercizi commerciali cittadini che solitamente accolgono il flusso vacanziero era “normale”, in passato, trovare in esposizione t-shirt, statuette e gadget d’ogni genere che richiamano simboli e atteggiamenti mafiosi. Ora, non sarà più possibile. “La prossima sfida – continua D’Asta – sarà quella di estendere questa proposta sui livelli sovracomunali, in altre realtà, per alzare l’asticella di un impegno a contrasto delle mafie, anche solo simbolicamente. Ringrazio, dunque, l’Amministrazione comunale, anche se solo un piccolo appunto vorrei fare. Sappiamo che l’ordinanza sindacale è uno strumento per definizione del sindaco ma siamo altresì certi che nelle comunicazioni ufficiali, da parte di palazzo dell’Aquila, ci sia stata una svista (in assoluta buona fede), non tanto per non aver citato il proponente dell’iniziativa (non mi interessa “mettere il cappello”), ma tanto più per non avere citato la bontà della iniziativa nata in Consiglio comunale, l’assise democratica, per eccellenza, di ogni città”.