Myra Martino Maggiore

Cefalù (Pa) – Era nata il 15 Gennaio del 1905 da Don Salvatore Martino, possidente, e da Salvatrice Agnello, casalinga.

Seconda di tre figli, Bartolomeo (Bartolo), Casimira (Myra) ed Angela, conclusi gli studi elementari in Cefalù (allora era una cosa insolita per una donna frequentare regolarmente dei corsi di insegnamento pubblici) e per proseguirli, all’età di appena 12 anni (il 16/12/1916) fu allocata dalla famiglia in collegio presso il Reale Educatorio “Maria Adelaide” di Palermo, tutt’ora esistente nel corso Calatafimi ma senza le prerogative di una volta; dal quale Istituto, conseguito il diploma di licenza superiore, uscì il 14/07/1922 a 18 anni compiuti.

Nel sopraddetto Reale Educatorio, oltre alle discipline che formano oggetto di studio in un normale liceo classico (eccetto il latino e il greco, tuttavia), la formazione comprendeva anche studi “comportamentali”, di “portamento” e la musica.

Il periodo del collegio è stato quello che Myra ha sempre ricordato con estrema nostalgia ed affetto, soprattutto per le amicizie che là le erano fiorite; e, ereditata dalla madre una appassionata vena poetica e letteraria, immortalò quel vissuto nel testo “Memorie di Collegio”.

Nel Luglio del 1936 contrasse matrimonio col Dr. Antonino Maggiore, giovane medico in Cefalù, dal quale connubio nacquero tre figli: Giuseppe (Pippo), Maria Ausiliatrice (Mariella) e Serena.

Un quarto figlio (il terzo, per la cronaca), Salvatore, nato dopo Mariella, premorse alla tenera età di un anno e quattro mesi; dolore, questo, mai dissoltosi, che l’accompagnò per tutta la vita condizionando il suo spirito in maniera irreversibile; tanto che ne scrisse un libro, dove annotò con dovizia certosina l’intera amara vicenda del figlio perduto.

Ma non ne volle mai pubblicare il testo, assumendo che il dolore è personale e non va divulgato.

Tale scritto giace nel fondo d’un cassetto, contenuto in una grossa polverosa agenda chiusa con un nastrino celeste.

Perseguendo la vena poetica, si dedicò alla composizione di poesie in lingua e racconti, che, in buona parte, condensò in tre libri editi: due di liriche ed uno di prose, dal titolo, rispettivamente, “Mare di grano”, “Oro della sera” e “Riverberi”.

Uno dei quali ha formato addirittura oggetto di studio nelle scuole medie.

Parecchi suoi scritti sono stati pubblicati su “Il Corriere delle Madonie” lungo tutto l’arco della sua programmazione e molte sue liriche hanno ottenuto dei premi in svariati concorsi letterari isolani.

Famosi i suoi giudizi sull’ Amore, sul Matrimonio, sull’ Amicizia, sull’ Affetto e su quant’altro.

Del primo diceva trattarsi di “un’alterazione cerebrale” e che solo i cani sanno amare veramente; verso il secondo ostentava le sue più convinte negative riserve. Eppure si sposò.

Non seguiva mai le notizie sul giornale o sul telegiornale assumendo che i bollettini trasmessi erano un “malaugurio” per tutti i fatti delittuosi e le stupidità che ammannivano.

E’ stata anche insegnante di pianoforte, ma più per hobby che per professione.

A lei, che, come sopra accennato, aveva studiato musica in collegio, piaceva suonarlo, il pianoforte. E da Beethoven a Chopin, a Schubert e a quant’altri, tale strumento che, tornata dal collegio in famiglia le aveva comprato il padre, risuonava sempre delle melodie sempiterne.

Colta, religiosissima, madre integerrima e moglie conscia del proprio ruolo, concluse la sua sofferta esistenza chiudendo gli occhi il 27 Luglio dell’anno 2010 alla tarda età di 105 anni e mezzo.

Un affettuoso tributo alla memoria di mia madre

Pippo Maggiore