Nuova carta archeologica degli scavi in Sicilia

Palermo – La primavera dell’archeologia equivale alla richiesta di decine di missioni di scavo.

Intervista a una delle veterane dello scavo archeologico nell’isola, Carmela Bonanno.

Sono oltre 73 le missioni di scavo in Sicilia da parte di universita’ italiane e straniere , e mentre si gira nell’isola il sequel di Indiana Jones, i veri archeologi mettono in luce tesori sepolti che raccontano storia e bellezza!

Dalla Valle dei templi di Agrigento , dove gradualmente emergono i resti del teatro ellenistico, ad Halesa (Tusa) dove si scava per portare alla luce l’impianto urbanistico lungo la via Valeria, dagli scavi incessanti della villa romana del Casale e Casalgismondo a Piazza Armerina, dove emergono nuovi mosaici, al Bosco Littorio di Gela, a Lentini, Megara Hyblea, il mare di fronte Palermo che restituisce i relitti di navi romane, le necropoli arcaiche dell’ennese e le grotte d’epoca bizantina , cosi’ come a Portopalo vicino Pachino, a Segesta, a Lilibeo(Marsala) è tutto un rifiorire di cantieri; ma tutto scorre senza problemi o vanno poste delle differenze?

Abbiamo intervistato una delle piu’ illustri veterane archeologhe siciliane proprio per capirne di piu’ di questa prodigiosa stagione di scavi e rinvenimenti : ” Si effettivamente il Dipartimento Beni Culturali e il particolare impegno dell’assessore Samona’ ,che si e’ recato direttamente sui luoghi inaugurando i cantieri di scavo , ha autorizzato 73 scavi e concessioni archeologiche- ci dice Carmela Bonanno gia’ dirigente regionale archeologa – ma aggiungo a costo zero per via delle concessioni firmate.

Io stessa fui tra le prime a firmare una convenzione nel 2016 con le universita’ di Poitiers e Amiens per l’area di Tusa poiche’ mi ero resa conto che i fondi regionali erano insufficienti per condurre uno scavo completo.

La coincidenza volle che la crisi libica spostasse dal nordafrica alla sicilia le attivita’ di scavo delle due universita’ e non vi nascondo che e’ ipotizzabile siano esistite situazioni analoghe causate da crisi internazionali “.

-Ma le Universita’ italiane e straniere sono dotate di tutti i supporti tecnologici per lo scavo?

“Garantiscono tecnologie d’avanguardia tuttavia utilizzano perlopiu’ studenti e volontari dalle sedi universitarie di provenienza e difficilmente vengono utilizzati archeologi e studenti siciliani.Le relazioni consegnate alle Soprintendenze siciliane appaiono spesso parziali, ovvero mancanti di dati di laboratorio e interventi interdisciplinari..

Questo accade anche perche’ manca spesso la continua alta sorveglianza da parte delle Soprintendenze competenti per territorio ,che allo stato mancano del necessario ricambio turn over che sostituisca i tecnici andati in pensione.

-Ma la Regione interviene con fondi propri in questi scavi?

Si certamente,ma negli ultimi anni i fondi sono stati ridotti drasticamente rendendo complesso ai nostri tecnici aprire nuovi scavi e fare opportuna manutenzione degli oltre trecento esistenti..La mancata manutenzione quindi determina una riappropriazione graduale da parte della natura, rendendo disagevole la visita ai turisti.

La collaborazione con le universita’ e’ certo un fiore all’occhiello ma occorrerebbe che la Regione promuovesse piu’ spesso convegni internazionali sui risultati di scavo, come quello recente svoltosi al Salinas in memoria di Sebastiano Tusa”.

Missioni archeologiche di universita’ francesi,spagnole,svizzere,tedesche,britanniche,Usa…sono attualmente al lavoro nei luoghi piu’ nascosti dell’isola e certamente i loro ritrovamenti insieme ai numerosi reperti conservati negli antiquaria delle Soprintendenze potrebbero costituire un patrimonio da catalogare e valorizzare con mostre itineranti in tutto il mondo. Certo non tutto quello che si ritrova e’ immediatamente utilizzabile per le mostre, tuttavia tanti giovani studenti di archeologia potrebbero trovare occupazione nel selezionare reperti di prima,seconda e terza scelta opportunamente restaurati per la conservazione e l’esposizione.

Claudio Paterna