La Sicilia ed il mondo arabo: un libro recente su Sciascia svela il rapporto che lega i siciliani al mondo arabo

Palermo – E’ toccato alla rivista Dialoghi Mediterranei , edita a Mazara del Vallo , parlare dell’ultimo libro dedicato a Leonardo Sciascia ( nel centenario della nascita ) sul suo rapporto col Mediterraneo e il mondo arabo. Lo ha fatto attraverso la penna di Franco Virga che ha ripreso le pagine più’ significative de: ” Un arabo che ha letto Montesquieu- Leonardo Sciascia e il Mediterraneo sud-occidentale ”, libro della Olschki curato nei minimi particolari del rapporto tra il carattere di un “ siciliano di scoglio ” come Sciascia e gli arabi d’oltremare.

Ne emerge la rivalutazione di quel mondo “ altro ” , spesso confuso alle sofferenze dei migranti , che il siciliano medio coglie piuttosto nel lungo rapporto tra le due sponde !

Ed ecco che i curatori del libro, Giovanni Capecchi e Francesca Corrao, fanno una lunga carrellata degli scritti di Sciascia dedicati ai “ fratelli dell’altra sponda ”!

Anzitutto Il Consiglio d’Egitto l’opera che prendendo le mosse dagli studi di Michele Amari ci parla di Ibn Hamdis e del geografo al Idrisi insieme a una supposta lingua arabo-sicula gelosamente conservata nella parlata maltese.

Poi si va ad altri scritti come “ Delle cose di Sicilia ” e “ Cruciverba ”in cui Sciascia ritrova origini arabe pure nel suo nome “ Xaxa ” e nelle sue battaglie ideali a favore della lotta di liberazione anticoloniale del popolo algerino.

Ma è’ l’intervista che rilascia Sciascia nel 1979 all’allora quotidiano Lotta Continua sull’Affaire Moro che determina il titolo dello stesso libro in esame: ” trattative Moro e trattative per restituire lo Sciah ai persiani in rivolta: tu lo restituiresti a Khomejni ? E’ brutto questo momento, questo mondo- risponde Sciascia -.Io amo molto gli arabi. Io mi sento arabo ma un arabo che ha letto Montesquieu. Lo consiglierei anche a loro ”.

Ecco in questa frase dove Sciascia riconosce la vicinanza a quella “ linea della palma che avanza di anno in anno ” lo scrittore non nasconde le radici culturali illuministe di chi è’ cresciuto in una realtà’ cristiana ma profondamente laica, e fa un appello all’altra sponda per superare integralismi coranici e visioni esclusive della realtà’!

Altre letture dello scrittore di Racalmuto su questo speciale rapporto tra siciliani e arabi si colgono ne lo stesso “Giorno della civetta” ,dove i versi di Ibn Hamdis riecheggiano nel dramma del paesaggio desolato,o nel commento al “Gattopardo” dove si schiera dalla parte di “quel popolo disperso e indolente cui il deserto non ha impedito di muovere alla conquista del mondo”.

Certo le traduzioni delle opere di Sciascia in lingua araba sono numerose come lo sono in turco o persiano tuttavia è’ la Sicilia della tolleranza tra le religioni, della laboriosita’dei fellah, dello speciale rapporto levantino tra l’isola e l’altra sponda che emergono nel racconto di Sciascia intellettuale laico e aperto a tutte le culture!

Claudio Paterna