Una canzone di pace tra Sicilia e mondo berbero

Palermo – la rivista “ Dialoghi Mediterranei ” di Mazara del Vallo pubblica uno studio sull’identità’ del popolo berbero d’Algeria…. che ha tratti comuni con la tradizione dell’oralità in Sicilia.

La studiosa Ada Boffa ha studiato i canti popolari della Cabilia, famosa Regione berbera d’Algeria, riconducendo la più’ nota melodia locale “ A Vava inouva ” (il mio piccolo padre), portata al successo mondiale dal cantante franco-algerino Hamid Cheriet, alle fiabe popolari che già’ il Pitre’ raccoglieva in Sicilia nell’ottocento.

Il racconto/canzone in cui spesso si identifica il popolo della Cabilia altri non è’ che la storia di “cappuccetto rosso” , rivisitato in chiave mediterranea , dove l’antropofagia rituale e la dedizione verso gli anziani , vengono delineati nei tratti etnici del popolo berbero ( il Bournous,/Bunaca , il mantello di lana con cappuccio; l’Ihlulen/Cuscusu, la pietanza di purea di grano; La Taimaat,l’assemblea o piazza del villaggio ).

La compagnia Babel Crew ha portato in molte piazze d’Italia questa estate le “Urban Stories Palermo” tra cui questa originale versione pitreana.. di “cappuccetto” .

Tuttavia l’autrice dello studio.Ada Boffa, nello scritto pubblicato dalla rivista mazarese tende alla scoperta di tratti comuni tra i popoli mediterranei come messaggio augurale di pace.

In effetti l’autrice pubblica questo lavoro in coincidenza con varie eventi tra cui la vigilia di Yenyur, gennaio per il popolo berbero, avvenimento che viene celebrato dall’etnia berbera con una pietanza, il Taimaat di sette verdure, e la parola augurale “ babiyyanu ”, buon anno secondo il calendario giuliano ( ancora in uso tra le etnie del Nordafrica).

Non pochi storici hanno legato la presenza berbera in Sicilia nel periodo tra l’VIII e il XII sec.d.c. descrivendo la loro presenza soprattutto nelle attuali province di Agrigento e Palermo, una etnia bellicosa, di cui si scoprono lentamente tracce materiali e antropologiche in Sicilia , spesso in conflitto con gli arabi che sbarcarono in Sicilia nell’827, e pur tuttavia capace di lasciare tracce identitarie non solo nei tratti fisionomici (Sciascia si riteneva affine a loro) ma soprattutto negli idiomi locali (Santo Stefano Quisquina, Bivona ecc) e nei canti popolari di cui ” A Vava inouva” e’ un caratteristico canto e danza di Pace tra popoli.

Claudio Paterna