La “Casina rossa” da anni in stato di totale abbandono, anche se destinataria di un apposito progetto regionale. Spralluogo dell’on. Stefania Campo

Ragusa – Immobili di proprietà regionale che versano in un gravissimo stato di abbandono. Come nel caso della “Casina rossa”, edificio che si trova sulla Modica-Scicli e che affianca le miniere di Castelluccio Streppenosa. Un immobile di pregio e di grande valore storico, di proprietà regionale ed affidato alla Soprintendenza per il quale è stata individuata già da anni la destinazione d’uso, ma che giace avvolto dalla vegetazione ed in balia di imminenti crolli. Sopralluogo della deputata regionale del M5s di Ragusa, Stefania Campo che si è voluta rendere conto di persona dello stato dei luoghi. “All’origine – racconta – era stato costruito come un sito industriale all’avanguardia, al suo interno c’erano gli alloggi per i ‘piciaruoli’ che potevano riposarsi e trovare ristoro da un lavoro fortemente faticoso e usurante; successivamente fu occupata dai nazisti che nel periodo della seconda guerra mondiale, secondo le leggende popolari, la utilizzarono come luogo di tortura, mettendovi in atto pratiche indicibili. Si racconta che all’interno dell’edificio venissero addirittura ‘curati’ gli omosessuali, che venivano evirati.

Persone che non fecero mai ritorno a casa. Leggende che ad oggi hanno portato la casina rossa ad essere definita come stregata, non per la presenza di fantasmi ma appunto perché si trattava di un luogo di tortura”. Nel 1991, grazie alla legge regionale n. 17 viene istituito il museo regionale naturale e delle miniere di asfalto di Castelluccio e della Tabuna, in provincia di Ragusa, allo scopo di conservare la testimonianza delle antiche attività estrattive che hanno intensamente caratterizzato un lungo periodo della storia e della economia degli iblei. Nell’ottobre del 2002, le aree e i vecchi fabbricati minerari sono stati trasferiti dal demanio regionale alla Sovrintendenza ai beni culturali ed ambientali di Ragusa ma non si è mai proceduto alla loro sistemazione nonché all’avviamento delle attività museali. Il progetto prevedeva una musealizzazione degli ex spazi minerari, con messa in sicurezza e creazione di una struttura lineare, ovvero delle passerelle, per rendere agevole la visita, e la realizzazione all’interno della “casina” del vero e proprio Museo dell’asfalto, insieme alla creazione di sentieri naturalistici per permettere una completa fruizione di tutta l’area del parco. Il progetto è stato inserito nel Programma Operativo Regionale Sicilia 2000/2006, ma con priorità 2, per un importo di 1.549.000 euro; pertanto, benché riconosciuto come ammissibile al programma, concretamente non ha potuto beneficiare di un effettivo finanziamento. “Per questo – prosegue Campo – dal 2018 abbiamo ripetutamente chiesto con atti parlamentari ma anche con emendamenti ad ogni finanziaria o norma di natura economica, che il progetto redatto dalla Soprintendenza dei Beni Culturali di Ragusa, venga reinserito, anche in via straordinaria, nel Programma Operativo FESR Sicilia 2014/2020 o prevederne la copertura con fondi extraregionali gestiti dalla Regione. Non abbiamo mai ottenuto risposte, e gli emendamenti sono stati sempre bocciati, per poi assistere sbalorditi ai sproloqui del presidente della regione in cui si afferma che grazie a lui si stanno recuperando i siti minerari della Regione.  Le Miniere di asfalto di contrada Tabuna e contrada Streppenosa sono state inoltre proposte tra i siti di interesse geologico e nel 2017 la Regione ha dato comunicazione di avvio del procedimento di istituzione del Geosito “Miniere di asfalto di c.da Tabuna”.

Il sito è stato quindi prontamente inserito nel Catalogo dei Geositi siciliani, il database che consente la raccolta sistematica, la consultazione e l’elaborazione delle informazioni riguardanti i siti di interesse Geologico della Sicilia, quale sito con tipo di interesse scientifico principale minerario, e con un grado di interesse scientifico nazionale. Tuttavia per motivi che l’Assessore Cordaro continua a non rilevarci, probabilmente perché non li sa neanche lui, non si è ancora proceduto all’istituzione delle miniere di asfalto di contrada Tabuna e contrada Streppenosa quale geosito di Sicilia, a distanza di oltre quattro anni, impendendo di fatto la creazione di percorsi didattici, museali e divulgativi sugli aspetti storici, culturali e di archeologia industriale di questo estremo lembo sud-orientale siciliano. “Istituire il geosito e recuperare allo stesso tempo l’immobile è qualcosa di enormemente importante. Non si può lasciare la zona in questo modo magari sperando che crolli e che venga inghiottita dalla vegetazione come tutti i crimini che sono stati perpetrati al suo interno. La memoria non va cancellata ma anzi va ricordata affinché certe cose non capitino mai più”.

Stefania Campo alla Casina rossa