“Sotto la sua croce con il filo della cura”, venerdi’ all’hospice. L’iniziativa della via Crucis del malato con i testi di San Giuseppe Moscati

Ragusa –  “Sotto la sua croce con il filo della cura”. E’ il titolo dell’iniziativa in programma venerdì 25 marzo, a partire dalle 11, al reparto hospice dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa. Si terrà la Via crucis del malato con i testi di San Giuseppe Moscati. L’iniziativa è avviata in collaborazione tra l’hospice e l’ufficio diocesano per la Pastorale della salute. “Stiamo continuando a ripercorrere la Via della Croce di Cristo – dice il direttore della Pastorale della salute, il sacerdote Giorgio Occhipinti – in questo tempo quaresimale particolarmente segnato dalla sofferenza di tanti fratelli e sorelle. Preghiamo per tutti gli ammalati, per coloro che sono contagiati dal Covid e anche per le numerose vittime della guerra in Ucraina (rappresentata dai due colori dei gomitoli di lana nella locandina che annuncia l’iniziativa). Preghiamo per tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari impegnati nella cura e nell’assistenza agli infermi.

La realizzazione del filo della cura

Ci lasceremo accompagnare nel cammino della Croce dalle parole di San Giuseppe Moscati. All’intercessione del santo medico napoletano affidiamo la nostra preghiera che eleviamo al Signore. Ed è proprio dal mistero della Pasqua di passione morte e resurrezione di Cristo che la sua luce irrompe nella nostra storia e nella nostra vita. Così è stato per l’esistenza terrena del santo medico Giuseppe Moscati e ora la testimonianza della sua vita continua, con la forza della piena partecipazione alla santità di Dio a inondare di luce la Chiesa, il mondo e, in un modo particolare, tutti coloro che condividono quella stessa professione che Moscati amava definire “sublime missione”. Per entrare nel dolore degli altri è necessario attraversare il proprio dolore e fare in modo che esso diventi la sorgente di un’empatia profonda. È questa l’unica via efficace attraverso la quale è possibile prendere in carico una sofferenza e alleggerirla, portarla insieme, almeno per un tratto, “compatirla” nella sua accezione etimologica ossia sentirla insieme e insieme, così, dalla stessa visuale cercare di scorgere la luce oltre la tenebra”. “La compassione – aggiunge don Occhipinti – è uno dei sentimenti centrali che deve animare la cura, il prendersi cura. Il buon samaritano, infatti, passando accanto all’uomo percosso e sofferente lasciato a terra dai briganti, “lo vide”, dunque ne fu consapevole, si accorse della sua sofferenza, fino a provarne compassione. Ogni volta che ci accostiamo a qualcuno l’avvicinarsi stesso, lo stare in prossimità, non è mai neutro, poiché nessuna relazione umana autentica può essere neutrale. Ogni incontro che sia davvero tale inevitabilmente ci modifica. In quel contatto si giocano le fragilità e la forza di entrambe le persone che entrano in relazione e che, grazie all’incontro, mutano e si spostano dalla propria prospettiva per meglio comprendere quella dell’altro. E’ questo il messaggio importante che ci sta trasmettendo dalla Giornata mondiale del malato l’iniziativa denominata “Il filo della cura” coinvolgendo molti buoni samaritani che con un piccolo ma importante gesto si prodigano per alleviare le sofferenze di tanti malati e renderli protagonisti attivi di momenti di preghiera. La Croce realizzata a mano con la lana mi commuove tantissimo e ci aiuterà a capire i veri valori della vita che si concretizzano nella solidarietà. Ringrazio tutti coloro che stanno collaborando”.

don Giorgio Occhipinti