“Misericordia”, quando l’opera di Emma Dante esprime al meglio la tradizione del teatro “nero” del lumpen palermitano….

Palermo – L’abbiamo visto ancora una volta al teatro Biondo l’esercizio della piece di Emma Dante, una armonia di colori, suoni e gestualità’ che ripercorrono le tappe di un teatro contemporaneo che affonda le radici nella tradizione orale, nelle lamintanze, nella ‘Mpruvvisa dei vicoli palermitani.

Misericordia,il testo teatrale messo in scena poche settimane fa, e’ certamente un testo difficile da digerire per i palati raffinati tuttavia esprime i valori di una favola contemporanea immersa nei vicoli di una città’ che sembra inglobare tutto!

E’ il capovolgimento del viaggio iniziatico di Pinocchio verso la luce: Geppetto e’ un padre malefico che lo mette al mondo a suon di legnate, e lui Arturo, e’ il pezzo di legno che si agita in continuazione senza trovare requie al suo stato miserevole e ipercinetico!

Sullo sfondo gli affanni di tre donne che cercano di sostituire l’assenza della vera madre morta dopo il parto: Anna, Nuzza e Bettina crescono Arturo menomato in un monovano lercio e miserevole, adattandosi ai lavori più’ umili consentiti alle donne del loro stato sociale!

Emma Dante ha certamente voluto denunciare il degrado di una certa città’ priva di servizi per i disabili, soprattutto le miserevoli condizione delle donne confinate ancor oggi nel ventre molle della città’…eppure c’ e’ dell’altro nel simbolismo di quest’opera che ancora una volta il Piccolo Teatro ha voluto produrre in collaborazione col teatro Biondo.

C’è sicuramente un richiamo alle radici del teatro contemporaneo palermitano, quello di Salvo Licata per intenderci,quello che dagli anni sessanta in poi ha generato i Burruano, gli Scaldati, i Cipri’-Maresco…fino a giungere a Emma Dante.

Ed e’ stata la ricercatrice Anna Sica a rilevare queste radici teatrali contemporanee , rinvenendoli nei testi di Pitre’, Capuana, Verga, Schiera, Celano e che la stessa Costanza Licata raccoglie gelosamente nell’interpretazione scenica del padre Salvo.

Gia’ appartenente a quel Gruppo 63’ che ha generato altri autori come Perriera,Testa, Pupella e Mazzone, Salvo Licata e’ stato il demiurgo del teatro noir palermitano che si differenzia dallo sperimentalismo e dal classicismo teatrale.

Cosa diversa e’ il teatro della Palermo “bianca”, intellettuale, aristocratica, quella del teatro borghese pirandelliano degli anni cinquanta e dell’anteguerra, Diverso certamente da quel teatro della Palermo “noir”, lumpen, citta’ nascosta negli estremi e nel degrado dei vicoli e delle periferie apparentemente inurbate.

Qui’ si esercitano le abilità’ interpretative e sceniche di un mondo millenario mediterraneo che ha bisogno di simboli per essere capito!

Claudio Paterna

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