Contra vim mortis non est medicamen in hortis; tamen inveni portum

(contro la potenza della morte non c’è medicina negli orti; tuttavia, ho trovato il porto, il rimedio, la salvezza)

Cefalù (Pa) – Ammettiamolo pure: il titolo riecheggia un proverbio medievale (e si sa benissimo che i proverbi, specialmente quelli del tempo che fu, sono fonte di perenne saggezza) dedicato, nella fattispecie, alle meravigliose prerogative della salvia (da salvus, sano), pianta officinale dalle molteplici qualità; ma qui, questo concetto espresso dal titolo è solo riportato a mò di frontespizio da apporre ad una entità salvifica, come la salvia, forse, nel nostro caso Centro medico, Sanatorio, Casa di Cura, Clinica, Ospedale, insomma, chiamiamola come si vuole, entità nella quale chi vi entra per palese bisogno curativo spera di uscirne rimesso a nuovo, o, comunque, avulso dalla patologìa per cui vi è entrato.

Ma prima di generalizzare, se l’intento di una generalizzazione esista a priori, ab imis, prima di trattare dei nosocomi in generale, ove ne si voglia trattare (ma non credo che qui sia il caso di arrivare a tanto) consideriamo e rivalutiamo ciò che abbiamo in casa; guardiamo dentro e poi, se se ne ravviserà l’opportunità, anche fuori; diversamente ignoriamo il restante.

L’Ospedale Giglio, o più propriamente la “Fondazione Istituto G. Giglio” di Cefalù, fiore all’occhiello della nostra città, rappresenta un importante polo curativo catartico siciliano a cui fanno capo non solo le inerenti molteplici necessità del comprensorio ma pure quelle del resto dell’isola ed anche, non infrequenti, della penisola intera.

Con i suoi diversi reparti, branche e servizi e con le maestranze opportunamente acquisite o impinguate, con le modernissime attrezzature tecniche di cui è dotato, frutto il tutto di una sapiente direzione, l’Ente ospedaliero si situa per importanza in uno dei posti primari dell’isola rispondendo in maniera fattivamente adeguata, esaustiva, alla richiesta dell’interland, in primis.

A parte la prestanza della struttura i cui i vari padiglioni sono armoniosamente ed intelligentemente dislocati in modo da assicurarne una gestione solerte ed efficiente, nonché a parte la più responsabile attenzione dispiegata ai bisogni dei pazienti, la formazione del personale tutto (medico, paramedico e direttivo) rispecchia i canoni della più severa professionalità non disgiunta da quella moralità intellettuale ispirata ai cherigma scaturenti dall’etica ippocratiana che sancisce che “le cose sacre devono essere insegnate alle persone pure; è un sacrilegio comunicarle ai profani prima di averli iniziati ai misteri della scienza” (sic); concetto non estraneo al principio successivamente ripreso e dibattuto da Galeno che assomma in sé l’accettazione della massima “vis mediatrix naturae”, assioma che rivaluta la forza curatrice naturale che vede il corpo animato da una energìa vitale tendente per natura a riequilibrare le disarmonie apportatrici di patologìe.

Il complesso, ben condotto, grazie all’esperienza e all’innegabile carisma del suo Presidente, Dr. Giovanni Albano, radiologo di chiara fama, supportato nel suo importante dicastero da una equipe medica di primordine oculatamente selezionata e distribuita con acume dallo Stesso, rappresenta una tappa ineludibile per quanti una volta intraprendevano il cammino della speranza verso gli accreditati nosocomi del Nord alla ricerca affannosa di quella sicurezza che la Sicilia, allora, sembrava lesinare ai pazienti.

Fotunatamente oggi non è più così; ed anzi, come si accennava prima, si assiste al fenomeno inverso: molti pazienti del Nord, infatti, fanno vela verso le coste cefaludesi fiduciosi in un risultato positivo alle proprie urgenze.

L’aria che si respira all’interno del complesso è un effluvio sereno e tranquillo corroborato dalla cortesìa di puro stampo familiare adottata dal personale tutto, a partire dagli sportellisti (primo contatto del pubblico con la struttura) per finire agli addetti che gravitano nel sancta sanctorum (Direzione Sanitaria e Amministrativa), nei riguardi dei pazienti che vengono messi a proprio agio col lenirne le giustificabili personali preoccupazioni.

In siffatto modo la comprensibile emotività di chi accede alla struttura, se non annullata del tutto viene comunque mitigata alquanto.

Il tutto regolato e promosso dalla versatilità gestionale del quorum direttivo.

Che dire, ad esempio, dell’ufficio del Presidente ove aleggia una realtà ingentilita dalla affabilità delle Segretarie. Ne conosco personalmente due: la D.ssa Santini e la D.ssa Leggio. (Una volta intrattenevo rapporti di amicizia con un tal Baldassarre Leggio, insegnante presso il locale Istituto Tecnico, figura corretta e cortese poi perdutasi nelle brume della lontananza del tempo. Soleva affermare: “la prima regola del buon vivere è il cortese approcciarsi con gli altri”. Non so se avesse rapporti di parentela con quest’ultima); personaggi femminili cordiali e gradevoli nell’aspetto, che par provengano dal prestigioso concorso di Miss Italia.

Adire la Presidenza è come entrare in un giardino; è come percepire l’odore familiare e inconfondibile degli aromi che producono i ceppi di ulivo che bruciano nel camino e che fanno tanto Natale; profumi campestri che inondano di quiete gli animi più tensivi.

Non nascondo che in un simile ambiente ci passerei la vita.

Fra le professionalità che operano nel centro, inoltre, tralasciando tutti i rispettabilissimi altri che non nomino perché il nominarli renderebbe corposa la lista, ho avuto modo di conoscere e di apprezzare figure di indubbio valore etico del calibro del Dr. Maurilio Cirrito, del Dr. Manuel Arena, della D.ssa Ilenia Vella, del Dr. Nicola Pardo; senza contare i contatti precedenti col Dr. Livio D’Angelo, il Dr. Salvatore D’Anna, il Dr. Pippo Barranco e quant’altri; gli ultimi due ormai in elegiaca quiescenza.

Annoto per inciso che il Dr. Pardo mi segue con estrema competenza per una fastidiosa anomalia epidermica, disturbo che mi ha assillato sin dalla fine dello scorso Gennaio; così come la D.ssa Vella mi ha seguito in passato per una analoga altrettanto noiosa patologìa.

In buona sostanza, alla luce della presenza in loco di un presidio sanitario di tal fatta, che dà contezza della propria valenza, credo che dal punto di vista sanitario si possa guardare all’avvenire con un rinnovato senso di ottimismo e di fiducia.

Insomma, questo mio attuale spezzare una lancia in favore del nosocomio Giglio, oggi anche Gemelli, connubio sempre riferibile alla accorta sagacia del Dr. Albano, recentemente a buon diritto riconfermato dalla Regione Sicilia nella carica di Presidente della Fondazione, questo mio excursus nelle latomie della medicina nostrana, seppure inculturale, è da considerarsi esclusivamente come un doveroso atto di omaggio, un tributo, dovuto in relazione alla cordialità ed alla competenza con cui ho visto trattare i pazienti ed i loro familiari nei miei pur sporadici contatti con la struttura.

Giuseppe Maggiore