Rita Barbera: «Roberto Lagalla faccia l’unica cosa possibile: si ritiri dalla competizione elettorale. La Palermo che lui immagina non è la nostra»

Palermo – «È da settimane che aspetto un cenno di resipiscenza da parte del candidato Sindaco Roberto Lagalla. In questo periodo, denso d’incontri e confronti tra i candidati si sono dette molte cose, sono state esposte modalità amministrative e soluzioni diverse ma tutte con lo stesso dichiarato obiettivo: il bene di Palermo. Devo dire di essermi appassionata a questo dibattito con impegno, studio ed entusiasmo, fino a quando non si è riproposto, in tutta la sua gravità, il problema dei problemi, il dramma di sempre che soffoca la città e la convivenza civile, la mafia» dichiara Rita Barbera.

Questa mattina Palermo si è svegliata con una notizia che ha riportato alla luce, qualora ce ne fosse bisogno, la drammatica realtà in cui si svolgono le elezioni.

Non si è trattato di un avvicinamento della criminalità mafiosa alla politica al fine di creare un politico di riferimento ma, cosa assai più grave, di un politico che ha preso contatto e chiesto aiuto elettorale alla mafia. La lista cui appartiene fa riferimento al candidato Sindaco Roberto Lagalla e, proprio mentre quest’ultimo sbandierava timidamente, nonostante la sua candidatura sia stata sostenuta dai condannati Marcello Dell’Utri e Totò Cuffaro, di non volere voti della mafia, uno dei candidati al Consiglio Comunale nella lista di “Forza Italia”, che lo sostiene, faceva accordi elettorali con i Sansone, mafiosi del rione Uditore e fedelissimi di Totò Riina cui supporto nella sua latitanza.

«Rispetto – prosegue Rita Barbera – e non potrei fare diversamente, il bisogno di Cuffaro di cercare una via di riscatto e di redenzione ma credo che questa sua esigenza vada soddisfatta in ambiti diversi da quelli in cui è stato coinvolto, lontano quindi da quella politica che, come lui stesso ha raccontato, l’ha indotto in errori gravi che si ripropone di non commettere più. Ritengo, al contrario, che il suo rientro in politica ormai vada stigmatizzato in maniera incontrovertibile perché rappresenta il ritorno ciò da cui Palermo vuole e deve rifuggire ma che gli arresti di questa mattina dimostrano essere ancora una strada di facile scelta. Faccio mie le parole del Gip Alfredo Montalto, che ha firmato questa mattina l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del candidato al Consiglio Comunale Pietro Polizzi, che afferma come sia necessario “scongiurare il pericolo che il diritto-dovere del voto per le imminenti elezioni amministrative del 12 giugno sia definitivamente trasfigurato” e diventi “merce di scambio assoggettata al condizionamento e all’intimidazione del potere mafioso”».

«Non è sufficiente – continua Rita Barbera – che Roberto Lagalla dichiari che non lo conosceva, anche perché questa sua dichiarazione è il segno tangibile che ha deciso di ignorare il problema delle infiltrazioni mafiose nelle liste che lo appoggiano preferendo nascondere la testa sotto la sabbia piuttosto che porsi il problema di verificare chi fossero quelli che si metteva a fianco, così come già consigliato dall’arcivescovo Corrado Lorefice.

Per amore della città, per rispetto dei familiari che ancora piangono i loro cari uccisi dalla violenza mafiosa, per rispetto di tutte le cittadine e i cittadini che ogni giorno rifuggono la logica mafiosa che continua a soffocare questa città, Roberto Lagalla deve fare l’unica cosa possibile: ritirarsi dalla competizione elettorale. In questo caso potrebbe rinunciare a una possibile vittoria ma, senza dubbio, vincerebbe la più importante delle sue battaglie, quella riguardante la sua vita, riposizionandosi negli ambiti di trasparenza e legalità incondizionata e riguadagnando quindi la dignità e l’etica necessaria per amministrare e occuparsi attivamente di politica nella polis. Qualora decidesse di non farlo invito le cittadine e i cittadini a esprimere la loro lontananza dal sistema mafioso non votando per Roberto Lagalla e per le liste a lui collegate il prossimo 12 giugno.

Nel lontano 3 settembre 1982, in una via Isidoro Carini, bagnata dal sangue di chi morì per la sua fedeltà alle istituzioni qualcuno scrisse:  “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”, un atto d’accusa terribile per tutti i palermitani che il 12 giugno non vorranno riconoscere l’attualità di simili parole».