Centoventisei di Claudio Fava ed Ezio Abate, Mondadori editore

Un killer che sembra fuori dai giochi, una moglie gelosissima al nono mese di gravidanza, una Palermo sonnolenta in un luglio caldissimo: sembra un intrigo surreale popolato da personaggi balordi, ma non è così. Claudio Fava ed Ezio Abbate firmano “Centoventisei” (Mondadori, pp. 132, euro 17,50), un racconto di fulminante efficacia in cui, senza mai citarli, alludono ai preparativi della strage di via D’Amelio e all’auto imbottita di tritolo che esploderà il 19 luglio del 1992.

Accade tutto in una notte d’estate palermitana, con l’aria ferma e la città svuotata. Attorno al furto di una 126 si accende un crescendo di presentimenti, equivoci, rivelazioni, fughe. Sullo sfondo, l’ombra densa e a tratti grottesca di Cosa Nostra e dei suoi progetti di morte. Fava ed Abbate prendono le distanze dalla cronaca degli eventi, ma mettono in scena tre personaggi nella cui vita e nella cui personalità vediamo il mondo di chi è nato sotto la mafia ed è abituato a ragionare e ad agire secondo lo schema “ubbidisco o muoio, uccido o vengo ucciso”.

Claudio Fava (Catania, 1957), giornalista, è inviato per i maggiori magazine italiani. E’ figlio di Giuseppe Fava, giornalista, assassinato dalla mafia nel 1984. Scrive per il cinema (I cento passi, David di Donatello 2001 per la migliore sceneggiatura), per la televisione (fra le altre, la serie Il capo dei capi) e per il teatro. Tra i suoi libri: Nel nome del padre (1996), Il mio nome è Caino (1997), La notte in cui Victor non cantò (1999), Teresa (2011), Mar del Plata (2013), Prima che la notte (con Michele Gambino, 2014), Il giuramento (2019) e L’isola (con Michele Gambino, 2020). Attivamente impegnato in politica, attualmente è presidente della Commissione Antimafia siciliana.

Ezio Abbate (Cassino, 1979), sceneggiatore, è fra i creatori delle serie tv Suburra, Curon, L’ora, Squadra mobile, Le mani dentro la città, e I diavoli. Ha scritto soggetto e sceneggiatura dei film Banat (2015, presentato alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia) e Frontiera (vincitore del David di Donatello 2019 per il miglior cortometraggio).