Domenica il Cardinale Marcello Semeraro consacrerà il nuovo Arcivescovo di Monreale

Monreale (PA) – Ordinazione Episcopale e inizio del Ministero Pastorale di Mons. Gualtiero Isacchi Arcivescovo di Monreale. Domenica 31 luglio 2022 alle ore 17.00, il Cardinale Marcello Semeraro, nella Cattedrale di Monreale, consacrerà il nuovo Arcivescovo di Monreale.

«Con la Bolla papale dello scorso 28 aprile, Papa Francesco, ha eletto nuovo Arcivescovo di Monreale, mons Gualtiero Isacchi, del clero della Diocesi suburbicaria di Albano, che la prossima DOMENICA 31 LUGLIO alle ORE 17.00, nella Basilica Cattedrale di Monreale, verrà ordinato vescovo e immesso nel servizio pastorale dal Cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi.

Mons. Michele Pennisi, arcivescovo emerito e attuale amministratore apostolico di Monreale e mons. Vincenzo Viva, vescovo di Albano, saranno i vescovi conconsacranti, ma ad essi si aggiungeranno tutti i vescovi di Sicilia che parteciperanno alla solenne celebrazione, che sarà trasmessa in diretta TV sul Canale 13 di TRM e trasmessa in streaming sulla pagina ufficiale Facebook dell’Arcidiocesi di Monreale.

La mattina dell’ordinazione mons Isacchi, si recherà insieme all’attuale Delegato ad omnia di Monreale, mons. Antonino Dolce, al Monastero di Clausura delle Carmelitane Scalze di Giacalone, per pregare con loro e affidare alla loro preghiera il suo Ministero Episcopale.

Per permettere a tutti i sacerdoti e i fedeli di partecipare alla liturgia della presa di possesso canonico del nuovo Arcivescovo di Monreale, Domenica pomeriggio sono sospese tutte le Sante Messe vespertine di tutte le chiese della Diocesi, garantendo naturalmente quelle di mattina e prefestive del sabato.

La Liturgia di Ordinazione

La liturgia inizierà con il canto delle antiche Laues Regiae, che accompagnerà la processione introitale, quindi mons. Michele Pennisi, vescovo emerito di Monreale, pronuncerà un intervento introduttivo, e alla fine della liturgia della Parola, il Cardinale Ordinante, mons. Semeraro, prima di ascoltare la lettura del mandato apostolico da parte del Cancelliere della Curia di Monreale, don Antonio Ortoleva, inviterà tutta la Chiesa ad invocare lo Spirito Santo.

Dopo l’interrogazione sugli impegni, il vescovo eletto si prostra a terra mentre tutta la Chiesa chiede l’intercessione dei santi, quindi il Cardinale e a seguire tutti i vescovi presenti, compirà, in totale silenzio, il gesto antico e misterioso dell’imposizione delle mani, con cui la Grazia dello Spirito Santo, viene infusa nella persona trasformandola nell’intimo per tutta la vita.

La legge suprema a cui il nuovo vescovo dovrà obbedire è solo quella dettata dal Verbo Eterno, ecco perché sul suo capo viene posto il libro dei Vangeli mentre viene pronunciata la preghiera di ordinazione con cui mons Isacchi diventa successore di quegli apostoli che sulle rive del lago di Galilea, Gesù risorto chiamò e invitò a gettare le reti per la pesca e a seguirlo.

Il Cardinale ordinante ungerà allora il nuovo vescovo versando sul suo capo il Sacro Crisma come un tempo i profeti, i re e i sacerdoti, e gli consegnerà i segni del suo grave ministero: il libro dei Vangeli, l’anello, la mitria e il pastorale.

L’anello segno di fedeltà, è un dono del presbiterio e della diocesi di Monreale, che riporta l’effige del Cristo Pantocratore; la mitria, che viene posta sul capo, è segno del fulgore della santità che deve risplendere nella persona del vescovo e il pastorale del nuovo ministero di pastore, questi sono un dono della Chiesa di Albano, da cui proviene mons Gualtiero.

L’ultimo gesto che compirà il cardinale ordinante, sarà quello di condurre il neo ordinato Vescovo, alla Cattedra per assumere da quel momento la presidenza della Celebrazione Eucaristia: i figli, fedeli della Chiesa di Monreale, hanno visto sorgere il loro Padre e Pastore il quale da ora in poi provvederà a non far mai mancare il cibo spirituale, per questo subito li nutre con il Pane dell’Eucaristia.

Alla fine il coro diocesano, composto per l’occasione dalle corali delle parrocchie della diocesi, intonerà l’antico inno di ringraziamento del Te Deum, mentre l’Arcivescovo percorrendo la Basilica impartirà a tutti la benedizione.

Seguiranno gli indirizzi di saluto da parte del presbiterio di Monreale che pronuncerà mons Antonino Dolce, Delegato ad omnia; da parte dei fedeli laici tutti che farà il Segretario del Consiglio Pastorale diocesano, Angelo Nicchi; e da parte di tutti i sindaci, delle amministrazioni pubbliche e delle autorità statali presenti, che farà il sindaco di Monreale, Alberto Arcidiacono.

Dopo gli interventi, l’Arcivescovo Gualtiero, stando alla cattedra rivolgerà la parola al popolo a partire dal motto che ha scelto per il suo episcopato: Gaudium Christus est.

I prossimi appuntamenti

Mons. Gualtiero, già dalle sue prime visite ha sempre posto come sua priorità quella di conoscere il clero di Monreale, per questo il primo appuntamento ufficiale da arcivescovo sarà quello del prossimo Martedì 2 agosto quando incontrerà il suo presbiterio per trascorrere una intera mattinata di spiritualità e confronto.

L’intento è quello di anticipare in bozza quella che sarà la programmazione degli incontri di vicariato e zonali per porsi in ascolto delle singolarità di ciascun territorio e poter fare la conoscenza personale di ogni sacerdote della Diocesi.

L’Arcivescovo il prossimo 20 Agosto, parteciperà a Ficuzza, al quarantacinquesimo anniversario dell’uccisione, per mano mafiosa, del tenente colonnello Giuseppe Russo e l’amico, insegnante Filippo Costa. Mons. Isacchi, si è, infatti, già pronunciato sulla sua visione di questo territorio bollato grossolanamente come culla del potere mafioso ma egli afferma: “siamo chiamati a trasformare i fortini della mafia, in fortini di speranza!”» (Don Antonio Chimenti)

Descrizione dello stemma episcopale di S.E.R. Mons. Gualtiero Isacchi Arcivescovo di Monreale

«Secondo la tradizione araldica della Chiesa cattolica, lo stemma di un Arcivescovo è tradizionalmente composto da:

uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, da particolari devozioni o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altre particolarità;

una croce astile arcivescovile (detta anche “patriarcale”), con due bracci traversi all’asta, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;

un cappello prelatizio (galero),con cordoni a venti fiocchi, pendenti, dieci per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.4), il tutto di colore verde;

un cartiglio inferiore recante il motto, scritto abitualmente in nero.

Per questo stemma è stato adottato uno scudo di foggia cosiddetta “gotica”, frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica mentre la croce patriarcale è “trifogliata”, con cinque gemme rosse a simboleggiare le Cinque Piaghe di Cristo.

Descrizione araldica (blasonatura)

D’oro cappato di rosso, alla cornucopia posta in fascia, ricolma di spighe e grappoli d’uva il tutto al naturale: la cappa destra alla stella (8) del primo, la cappa sinistra alla fiamma dello stesso”

Il motto:

Gaudium Christus Est

L’espressione Gaudium Christus est è tratta dal commento di sant’Ambrogio al Salmo 47, dove dice: «uno sgomento li ha colti, doglie come di partoriente» (v. 7). Il santo dottore applica il versetto al dolore degli apostoli nel sentire che Cristo sarebbe tornato al Padre. Ritenevano, infatti, che con la sua assenza sarebbero divenuti come una barca senza timoniere. Cristo, però, è gioia sicché, accogliendo lo Spirito del Signore, gli apostoli, come una donna che partorisce, avrebbero visto trasformarsi in gioia la loro tristezza» (cf. Enarr. in XII Psalm. Davidicos. In Ps. XLVII Enarratio, 10: PL 14, 1150).

Il motto esprime, dunque, la fiducia di chi nel suo pensare e nel suo agire si affida totalmente alla Parola del Signore, che ha promesso: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,9). Esso allude pure all’inizio dell’esortazione apostolica di Francesco Evangelii gaudium: «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia».

Interpretazione

L’ornamento esterno allo scudo, caratterizzante lo stemma di un Arcivescovo, oltre ai venti fiocchi verdi, è la croce astile arcivescovile.

Tale croce, detta anche “patriarcale”, a due bracci traversi, identifica, appunto, la dignità arcivescovile: infatti, nel XV secolo, essa fu adottata dai Patriarchi e, poco dopo, dagli Arcivescovi.

Alcuni studiosi ritengono che il primo braccio traverso, quello più corto, volesse richiamare il cartello con l’iscrizione “INRI”, posto sulla croce al momento della crocifissione di Gesù.

La cornucopia che campeggia centralmente nello scudo, ha qui duplice significato; è riferimento al cognome dell’Arcivescovo che è una variazione del nome proprio di Isacco, il figlio di Abramo che sarebbe dovuto essere sacrificato affinché fosse provata la piena obbedienza di Abramo al Signore. Come si apprende dalla Genesi (Gen 22,1-13), una volta che la fedeltà al comando di Dio da parte del patriarca fu verificata, l’Angelo ne fermò la mano evitando il sacrifico di Isacco e Abramo, visto un ariete che si aggirava nelle vicinanze, lo catturò e lo immolò a Dio al posto del figlio.

Nel mondo greco-romano, come in quello biblico,l’ariete è un animale deputato al sacrificio nel culto dell’Antico Testamento. Al pari dell’agnello e della pecora, l’ariete è tra i simboli principali dell’arte cristiana, soprattutto come emblema di Cristo che salva l’umanità con il suo sacrificio:«Aries hic formam Christigerere videtur», afferma Origene (Homiliae in Genesim, VIII, 9: GCS 29, 84).

Nella sua lettura tipologica,Melitone di Sardi dichiara: «È detto a proposito del Signore nostro Gesù Cristo: “fu legato come un ariete” (Gen 22,13), e anche: “fu tosato come una pecora, condotto al macello come un agnello” (Is 53,7). Sì, egli fu crocifisso come un agnello e portò il legno sulle sue spalle, condotto per essere immolato come Isacco da suo padre (cf. Gen 22,6) … Isacco era figura di colui che un giorno avrebbe sofferto, il Cristo» (Melitone di Sardi,Frammenti, 9: SC 123, 234).

Secondo altre letture tipologiche cristiane, con gli arieti si intendono pure i capi delle Chiese, sia delle origini, cioè gli apostoli (così, ad esempio, ancora Origene in Hom. in Num. XXVII, 11: GCS 30, 271), sia di ogni tempo, ossia i vescovi (così Ilario di Poitiers in Tractatus super psalmos LXV, 24: PL 9, 434; Gregorio Magno in Moralia in Iob, XXX, 3, 9: PL 76, 765). Nelle sue Omelie sui Salmi (XXVIII, 2) San Basilio di Cesarea scrive esplicitamente che, come gli arieti le pecore, anche i vescovi guidano il gregge di Cristo ai pascoli fioriti e profumati della dottrina spirituale, lo ristorano con l’acqua viva mediante il dono dello Spirito, lo nutrono perché porti frutto e lo conducono al riposo e al sicuro (PG 29, 284). Chi unisce le due tipologie, cristologica e pastorale, è Esichio di Alessandria per il quale «l’ariete, proprio in quanto fa da guida al gregge, giustamente è destinato all’olocausto, cioè viene inteso come virtù e perfezione di vita» (Comm. in Lev. V, 16: PG 93, 989).

Il tutto è simboleggiato dalla cornucopia, la quale altro non è che un corno d’ariete rappresentato colmo di primizie e di beni della terra, del creato. Nel nostro caso è colma di spighe e di grappoli d’uva, simboli eucaristici per eccellenza nell’iconografia cattolica, le specie sotto cui si identifica concretamente il sacrificio memoriale di Cristo e assume quindi il valore simbolico dell’abbondanza dei doni che la Divina Provvidenza riversa su di noi, principalmente il dono dell’Eucaristia.

La stella, diffuso simbolo mariano, sta ad evidenziare che Mons.Isacchi pone sotto la protezione di Maria il suo ministero pastorale; costituisce,inoltre, omaggio a Monreale in quanto tale astro campeggia nello stemma della città.

L’Arcivescovo si affida anche alla grazia pentecostale dello Spirito Santo, qui richiamato dalla fiamma illuminante che ne guiderà il cammino.

I colori dello scudo sono l’oro e il rosso. L’oro, il primo tra i metalli nobili, è simbolo quindi della prima Virtù, la Fede: infatti è grazie alla Fede che possiamo comprendere il messaggio di salvezza racchiuso nell’Eucaristia; il rosso è il colore dell’amore e del sangue: l’amore intenso e assoluto del Padre che invia il Figlio a versare il proprio sangue per noi, per la nostra redenzione. Inoltre, sono i colori dello stemma di Sicilia, la terra che accoglie ora l’Arcivescovo Gualtiero».

Giuseppe Longo