2 novembre 1338-la vendetta dei siciliani a Torre d’Astura

Nel lungo capitolo dedicato da me e Maria Vita Gambina alla ” Lunga guerra del Vespro (1282-1550 ) ” in occasione della presentazione della quinta conferenza sulla Storia della Sicilia presso l’Universita’ Popolare Ulite di Palermo ( 2022), avevamo messo in rilievo che non si trattava di porre l’argomento storico dell’episodico Vespro siciliano, quanto piuttosto andare oltre la pace di Caltabellotta del 1302 e vedere come nel corso del XIV e XV sec.la Sicilia militare fosse gradualmente incorporata nella grande armata ispanica dei “Tercio”.

Le istanze di liberazione dalla dominazione Franco-angiolina rimanevano come caposaldo belligerante dei siciliani, tuttavia fu dall’isola che parti’ la “ riconquista ” ispanica dell’intera penisola italiana proprio attraverso la lunga guerra cosiddetta Franco-spagnola che nasceva come guerra antiguelfa ma che tuttavia per i siciliani(che ne furono inizialmente protagonisti fino al 1460 ) rimaneva una guerra di liberazione dalle armate francesi di Carlo d’Angio’ e dei successivi sovrani Capetingi.

I siciliani vendicano Corradino di Svevia(1268-1338)

Erano gli anni della Guerra del Vespro quando nel 1328 si presentò ai Siciliani l’occasione di vendicare il barbarico massacro di Corradino perpetrato per il tradimento di un commilite a torre d’Astura.

Ricordiamo sempre che prima del Vespro Siciliano (1282) furono i Siciliani a chiamare Corradino per liberare il Trono di Sicilia usurpato da stranieri.

Questa è la storia di quando Pietro II, figlio di Federico III d’Aragona, distrusse Torre Astura, la città dove fu catturato a tradimento il povero Corradino venendo poi consegnato agli angioino-napoletani. Con la decapitazione di Corradino, ancora prima di Carlo I Stuart e Luigi XVI, si ha la decapitazione di un Principe Reale (Siciliano) a seguito di un Processo “legale” .

Se leggiamo il massimo biografo di Federico III d’Aragona, l’Arcivescovo Francesco Testa (1704-1773),ci accorgiamo che per le armate siciliane quella era ancora una guerra di liberazione che si spingeva fino al Lazio:

“Destinato dunque Federico a difesa e consolazione del Regno, il figlio Pietro partì accompagnato da Giovanni Chiaromonte I, Blasco Alagona II, Matteo Palizzi, Ruggero Passaneto, Matteo Sclafani, Nicola Abbate, Simone Esculo, Rosso Rubeo, e tanti altri nobili.

Facendo leva da Milazzo verso la costa romana, prima approdò a Ischia, quindi a Formia, mettendo tutto a ferro e a fuoco, e alla fine fece scalo al Circeo per rifornirsi d’acqua.

alcune immagini della battaglia di Tagliacozzo e di Torre d’Astura

Lasciato questo promontorio, mentre transitavano vicino ad Astura, i cittadini presero a bersagliare le navi con fittissimi lanci di giavellotti, tanto che ferirono uno dei timonieri della nave ammiraglia che navigava sotto la costa, e uccisero un genovese, malgrado Pietro dalla sua nave dichiarasse amistà.

Allora tutti a una voce gridarono alle armi e allo sbarco.

Presa terra, subito, per la rabbia che non consentiva indugi, appoggiarono le scale alle mura e irruppero nella città.

Il romano Angelo Malebranta, guelfo, signore di Astura quale vassallo di Roberto d’Angiò, si rifugiò con la moglie e i suoi nel castello.

I nostri lo aggredirono e Angelo decise di difendersi; ma dopo un’ora si convinse a cedere, purché lo si lasciasse libero e incolume insieme ai suoi.

I nostri occuparono il castello e, abbassate le insegne di Roberto, lo distrussero insieme alla città e appiccando il fuoco alle rovine, si presero vendetta dell’eccidio di Corradino, che proprio ad Astura era stato catturato.”

Si tenga conto che questa fase della guerra duro’ ininterrottamente fino al 1371 quando si giunse a un secondo trattato di pace tra Sicilia e Regno di Napoli.

Tuttavia prima i Chiaramonte e poi Martino I d’Aragona proseguirono la guerra cercando una alleanza ghibellina stabile con i Visconti di Milano, alleanza che prevedeva la cacciata definitiva dei francesi dalla penisola ma che non si raggiunse mai per la forte alleanza del Papato col regno Franco.

Claudio Paterna

Riferimenti:- F. Testa, Vita e opere di Federico II Re di Sicilia, Regione Siciliana

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