Palermo – L’esposizione Tesori Impressionisti. Monet e la Normandia si arricchisce dell’opera Ulivi saraceni del pittore Palermitano, Francesco Lojacono, soprannominato “ladro del sole”. Il quadro è la rappresentazione plastica del rapporto intercorso tra gli impressionisti e i vedutisti siciliani.
Ad un mese esatto dall’apertura al pubblico, la mostra Tesori Impressionisti. Monet e la Normandia (fino al 28 settembre nelle Sale Duca di Montalto di Palazzo Reale) si arricchisce dell’opera Ulivi saraceni di Francesco Lojacono (Palermo 1838 – 1915).
Il quadro di Lojacono diventa l’occasione per visitare la mostra Tesori Impressionisti: Monet e la Normandia. Un viaggio che, attraverso 97 opere della collezione Peindre en Normandie diretta da Alain Tapié, racconta gli scambi, i confronti, le influenze e le collaborazioni tra i più grandi artisti dell’Ottocento che hanno contribuito alla fama della provincia normanna.
L’opera di Francesco Lojacono è esposta pertanto insieme ai dipinti di artisti, tra gli altri, come Claude Monet, Eugène Boudin, Thèdore Gericault, Gustave Courbet, Eugène Delacroix e Berthe Morisot.
Un quadro che è la rappresentazione plastica del rapporto intercorso tra gli impressionisti e i vedutisti siciliani. L’opera, di proprietà dell’Assemblea regionale siciliana, è allestita in modo permanente negli Appartamenti Reali ma viene mostrata questa volta visitatori con una prospettiva diversa.
Francesco Lojacono è considerato il maggior pittore paesaggista siciliano dell’Ottocento e fu apprezzato dall’aristocrazia italiana e internazionale per le sue opere cariche di luminosità.
Fu per questa ragione che era soprannominato ladro del sole o pittore del sole.
Pur mantenendo una sensibilità artistica tutta siciliana legata alla tradizione locale, integrò nelle sue opere un ricco bagaglio di influenze anche grazie a ciò che aveva visto e vissuto viaggiando in Europa.
Non è dunque un azzardo l’accostamento tra l’Impressionismo e il Vedutismo.
Entrambi i fenomeni artistici si caratterizzarono per la loro attenzione al dettaglio e la capacità di evocare emozioni attraverso l’arte e si ispirarono alla natura e alla vita quotidiana, rappresentando paesaggi, scene di genere, vedute della città.
Palazzo Reale diventa il palcoscenico di questo rapporto e la sintesi dell’intreccio tra il movimento francese e quello siciliano.
La scelta di allestire, oggi martedì 10 marzo, il quadro del pittore palermitano non è casuale. La giornata coincide, infatti, con l’anniversario della scomparsa dell’archeologo Sebastiano Tusa. La Fondazione Federico II ha voluto ricordare uno dei più importanti studiosi dell’antichità siciliana, un ambasciatore della cultura. Un visionario e un modello di scienziato e professore capace di portare le conoscenze al di fuori dei simposi specialistici e di offrirle con generosità ad ogni cittadino.

