Il Fondo Conati-Camellini: un cantiere per descrivere e divulgare le fonti etnomusicologiche

Venezia – «Signori, sentite il mio canto»: un archivio online con le registrazioni veronesi del Fondo Conati – Camellini.

Una riflessione a più voci sugli archivi e una performance di cantadori dalla Valpolicella e dall’Emilia. Un progetto dell’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati della Fondazione Giorgio Cini

«La valorizzazione degli archivi sonori e audiovisivi e, nello specifico, delle cosiddette “fonti orali”, costituisce oggi una delle questioni centrali all’interno del dibattito dell’etnomusicologia, dell’antropologia, della linguistica e della storia orale. Per queste discipline il metodo della ricerca sul campo e la produzione di documentazione audiovisiva costituiscono due tra i principali strumenti di ricerca. Da più di un ventennio ormai, gli studiosi hanno riconosciuto il fondamentale impatto che l’apertura degli archivi audiovisivi potrebbe avere nel campo della ricerca accademica ma anche, più in generale, nell’ambito dell’accesso libero e democratico al patrimonio culturale. Si potrebbero dunque avviare riflessioni su frammenti di passato ormai dimenticati, per renderli, eventualmente, anche il punto di partenza di nuovi processi creativi. È in questa prospettiva che lo scorso settembre 2025, l’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati (IISMC) ha pubblicato online, all’interno degli archivi digitali della Fondazione Giorgio Cini, il catalogo di oltre mille documenti sonori che fanno parte del nucleo veronese del Fondo Conati-Camellini.

Il Fondo è costituito da registrazioni di canti, musiche popolari e altre tipologie di fonti orali, tra cui filastrocche, proverbi e giochi

infantili, effettuate su bobina dal musicologo Marcello Conati (1928-2018) in Veneto e in Emilia-Romagna fra il 1969 al 1990.

Marcello Conati, milanese di nascita e di formazione, diplomatosi in pianoforte, composizione e direzione d’orchestra, nel corso della sua carriera ha ricoperto il ruolo di maestro sostituto al Opernhaus di Zurigo, docente di arte scenica al Conservatorio di Parma, archivista presso l’Istituto di studi verdiani e direttore della Rivista italiana di Musicologia. Conati è noto ai più soprattutto per essere stato un fine studioso Verdiano; molto meno conosciuto, ma ugualmente significativo, è invece il suo contributo agli studi etnomusicologici. Marcello Conati ha dedicato più di un ventennio della sua vita all’attività di documentazione e studio della musica di tradizione orale delle aree rurali della Val d’Enza e Val Cedra, fra le province di Parma e Reggio Emilia, territorio in cui ha vissuto a lungo, e della Valpolicella e Lessinia in provincia di Verona, terra di origine della sua famiglia.

Conati, nel corso della sua carriera, ha dimostrato di saper coniugare con estrema disinvoltura i metodi della ricerca storica e quelli della ricerca etnografica. Nei suoi studi sulla musica tradizionale emerge, infatti, una profonda conoscenza delle raccolte tardo-ottocentesche e primo-novecentesche di canti popolari, fonti spesso trascurate dagli etnomusicologi. Tuttavia, queste fonti rappresentano importanti risorse per attestare la presenza di canti in una determinata area e per analizzare i processi culturali che li hanno interessati. Con riferimento al territorio veneto ed emiliano, molte di queste pubblicazioni, oggi piuttosto difficili da reperire, sono entrate a far parte della biblioteca personale di Conati e di Teresa Camellini, sua compagna di vita e di ricerche. Donata da quest’ultima alla Fondazione Giorgio Cini, nel corso del 2025 è stata oggetto di catalogazione all’interno dell’OPAC del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN). Tale biblioteca costituisce un importante complemento alle registrazioni sonore e ha rappresentato una fondamentale risorsa per la loro catalogazione.

Una prima campagna di digitalizzazione del Fondo è stata avviata a inizio secolo presso la Fondazione dallo stesso Conati in collaborazione con Giovanni Morelli, allora direttore dell’Istituto per la Musica. Per volontà dello stesso Morelli, tali materiali sono in seguito passati sotto la gestione dell’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati che, nel 2020, ha completato la digitalizzazione, in collaborazione con il Centro di Sonologia Computazionale dell’Università degli Studi di Padova.

Il riordino e la catalogazione del Fondo Marcello Conati-Camellini sono invece stati avviati nel 2022 nell’ambito del progetto Canti popolari di tradizione orale del Veneto, un patrimonio da riscoprire, tutelare e restituire, grazie al contributo della Regione del Veneto.

Il contenuto sonoro delle registrazioni veronesi è da considerarsi di grande valore, in quanto felice risultato di una delle poche campagne di ricerca etnomusicologica realizzate in Veneto. Lo stesso Conati ha provato ad analizzare le cause di questa diffidenza da parte dei ricercatori nei confronti di questa realtà regionale. In particolare, l’ha associata a una frettolosa associazione dell’intero repertorio veneto ai generi popolareschi, di parvenza popolare ma composti o arrangiati in ambiente colto, dei cosiddetti “canti di montagna” e dei canti militari. Per Conati invece il Veneto rappresentava innanzitutto una terra complessa, stratificata; una terra di trasformazioni. Solo comprendendo queste trasformazioni si sarebbe potuto dare un senso alla ricerca nel campo della musica popolare, evitando di degradarla a mero esercizio archeologico o, peggio, a suo dire «filologico». Conati infatti considerava la cultura popolare un organismo vivente, in rapporto immediato e costante con l’ambiente, con le condizioni di vita e di lavoro e con i loro inevitabili mutamenti. Dunque, uno strumento di affermazione di precise concezioni del mondo e della vita.

All’interno delle schede di catalogo sono stati messi a disposizione per l’ascolto in streaming i file audio dei documenti sonori in modalità open access. In questo modo i brani risultano accessibili in rete in forma integrale, accompagnati dal loro apparato di metadati, tecnici e di contenuto, che permette un’adeguata contestualizzazione. Nella catalogazione si è cercato di rispettare quanto più possibile le scelte di trascrizione di titoli ed incipit, di categorizzazione dei repertori e di trascrizione linguistica adottate dallo stesso Conati nei suoi studi dedicati a questo corpus documentale e negli inventari da lui redatti che è stato possibile recuperare grazie al prezioso contributo di Teresa Camellini. Alcuni nastri del nucleo veronese del Fondo contengono copie di registrazioni effettuate da Glauco Sanga, nelle medesime aree geografiche, e che lui stesso ha consegnato a Marcello Conati. Anche queste registrazioni sono state oggetto, in accordo con Sanga, di catalogazione e pubblicazione.

La messa in rete dei documenti sonori si inserisce all’interno di un più ampio percorso di valorizzazione e restituzione di queste musiche e canti, la cui memoria è ormai quasi del tutto svanita nei luoghi in cui sono stati registrati. L’obiettivo è quello di favorirne la riscoperta da parte dei ricercatori, oltre che di un pubblico di appassionati di musica e di tradizioni popolari, ma anche di restituire questo patrimonio alle stesse comunità di provenienza. A questo proposito, l’IISMC, in collaborazione con l’Istituto Memoria & Durata, fondato da Conati e Camellini, e con il patrocinio delle Regioni del Veneto e dell’Emilia-Romagna, ha organizzato negli ultimi anni diversi incontri pubblici nei luoghi toccati dalle ricerche. Sono state occasioni importanti per presentare il progetto, instaurare un dialogo e una riflessione con le comunità locali, in particolare nei comuni di Fumane (VR) e Vetto (RE).

È importante infine sottolineare che, in generale, la gestione dei documenti sonori e audiovisivi inediti da parte delle istituzioni culturali risulti particolarmente complessa e onerosa in termini di conservazione dei supporti, digitalizzazione e gestione delle questioni etiche e legali relative all’accesso. Sono tutti fattori che con il tempo ne hanno notevolmente rallentato il processo di salvaguardia e valorizzazione e, di conseguenza, hanno avuto un’importante ricaduta sul piano della loro accessibilità, alimentando uno stato di sostanziale “invisibilità”.

In risposta a uno scenario di incertezza e quale contributo al recente dibattito che si è sviluppato in Italia, l’IISMC ha lavorato sul Fondo Conati non solo sul piano dei contenuti, ma anche su quello metodologico. L’Istituto ha infatti sviluppato e applicato un modello catalografico pensato per la specifica descrizione dei beni sonori e audiovisivi di ambito etnomusicologico e ha ideato una policy per la pubblicazione in rete delle registrazioni d’archivio. L’intento è quello di trovare un equilibrio fra le esigenze di tutti i soggetti coinvolti nel processo di apertura di tali patrimoni attraverso il web – ovvero i soggetti produttori (ricercatori), gli informatori (musicisti, cantanti, persone intervistate), gli utenti e gli stessi enti conservatori. Ci si augura che il percorso avviato possa rappresentare un utile punto di riferimento per altre istituzioni culturali impegnate in sfide analoghe. Un contributo, dunque, per promuovere la conoscenza di questi importanti patrimoni ancora troppo spesso “intrappolati” negli archivi».

Lettera da San Giorgio Anno XXVII N° 53

Fondazione Giorgio Cini, Sala Barbantini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia

Info:

Fondazione Giorgio Cini

Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati

Email: musica.comparata@cini.it

Telefono: +39 2710265

Web: www.cini.it

Ph.

Fondo Conati Camellini

Giuseppe Longo

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