Successo della mostra di Vincenza Trovato curata da Amedeo Fusco

Scicli (Rg) – L’inaugurazione della mostra personale di Vincenza Trovato, ospitata negli spazi di palazzo Busacca, non è stata soltanto l’apertura di un’esposizione: è stata l’apertura di una soglia. “La materia come preghiera”, titolo scelto dall’artista e dal curatore Amedeo Fusco, ha accolto il pubblico in un luogo sospeso, dove la pittura non si limita a essere vista ma chiede di essere attraversata, ascoltata, abitata. Un evento reso possibile anche grazie al sostegno di Francesco Migliorino, commissario straordinario dell’Assap Pietro Di Lorenzo Busacca, che ha creduto nel valore culturale e umano di questa prima personale nella città natale dell’artista.

Vincenza Trovato e Amedeo Fusco

Fin dai primi passi all’interno delle sale, che durante la cerimonia inaugurale erano stracolme, come non era mai accaduto in tempi recenti, è apparso chiaro che le opere di Vincenza Trovato non cercano il centro della scena, ma il centro dell’essere. Come ricorda Rosario Sprovieri nel testo critico, “ogni superficie appare come una soglia”: un confine sottile tra visibile e invisibile, tra materia e spirito, tra ferita e luce. Le stratificazioni, le abrasioni, la foglia d’oro che non decora ma custodisce, parlano di un tempo lento, di un gesto che non vuole impressionare ma rivelare.

La mostra restituisce alla comunità un percorso maturato nel silenzio, un silenzio che non è stato assenza ma “grembo”, luogo di gestazione interiore. Dopo anni di ricerca appartata, l’artista è tornata allo spazio condiviso dell’arte attraverso l’esperienza del Centro di aggregazione culturale, partecipando a collettive dedicate a Frida Kahlo e al centenario di Andrea Camilleri. Anche in quelle occasioni, Trovato non ha cercato la citazione, ma la risonanza: non l’immagine, ma la presenza. E’ stato presentato anche il catalogo che contiene le opere realizzato graficamente dall’artista Isabella Maria B.

A palazzo Busacca, le sue opere si offrono come luoghi di sosta. Non chiedono interpretazioni, chiedono disponibilità. Non offrono risposte, aprono varchi. Le figure che emergono — volti, presenze femminili, apparizioni sospese — non appartengono a una narrazione, ma a una memoria più ampia, quasi archetipica. Il femminile, nelle sue tele, non è rappresentazione ma principio: custodia, accoglienza, trasformazione.

Esporre nella propria terra significa misurarsi con radici profonde, con sguardi che conoscono e riconoscono. Per questo la mostra assume un valore particolare: è un atto di restituzione, un ritorno che non chiude un percorso ma lo rilancia. Come scrive Sprovieri, “questa mostra non è un punto di arrivo. È una soglia”. Attraversarla significa accettare l’invito a rallentare, a sostare, a lasciarsi toccare senza difese. “Una grande emozione presentare un’artista con questo vissuto – spiega il curatore Fusco – e, a distanza di giorni, le suggestioni che hanno caratterizzato quella giornata sono ancora presenti in maniera vivida”.

“La materia come preghiera” resterà visitabile fino all’11 aprile, dalle 17,30 alle 21, con chiusura nella sola domenica di Pasqua. Un’occasione per incontrare un lavoro che non si impone, ma resta. Che non chiede di essere spiegato, ma di essere vissuto. Un lavoro che, nella sua fragilità luminosa, ricorda che l’arte può ancora essere un atto di verità.

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