Comiso (Rg) – La notte è tornata a posarsi su Comiso, lenta e silenziosa, come un velo che ricopre le pietre antiche e le strade ancora intrise di emozione. Ma nei cuori, quel silenzio non è riuscito a spegnere l’eco di un istante che sembra non appartenere al tempo: l’incontro. Il Cristo Risorto, luce che squarcia ogni oscurità, e la Vergine Annunziata, madre colma d’attesa, si sono ritrovati tra il fremito di un popolo che non smette di credere. In quello sguardo che si cerca, in quell’abbraccio che non ha bisogno di parole, Comiso ha riconosciuto ancora una volta il senso più profondo della Pasqua: la vita che vince, per sempre.
La città non ha soltanto celebrato. Ha sentito, ha vissuto, ha amato. Tra lacrime sincere e sorrisi che esplodevano come luce improvvisa, ogni anima si è fatta parte di un mistero che si rinnova e resta, anno dopo anno, generazione dopo generazione. Perché qui, la Pasqua non è un rito: è un respiro antico che attraversa le vie, le case, i volti. È attesa che vibra, è silenzio che si spezza, è fede che diventa abbraccio collettivo.
E riecheggiano, inevitabili, le parole di Gesualdo Bufalino: “Chi ha visto la luce della Sicilia non può dimenticarla”. Quella luce è negli occhi rivolti al cielo, nelle mani che si alzano al passaggio dei simulacri, nei cuori che battono all’unisono quando Cristo Risorto torna tra la sua gente.
La giornata di Pasqua è volata via in un soffio, ma ha lasciato dietro di sé una scia luminosa. Alle prime luci del mattino, il suono festoso delle campane della Basilica e lo sparo dei “Sarvi Rigghina” hanno annunciato la gioia della Risurrezione. Le bande musicali hanno attraversato le strade, portando un clima di festa che ha accompagnato la città verso il momento più atteso: l’uscita dei simulacri.

Poi, a metà mattina, tra applausi, colori e un’emozione che sembrava quasi tangibile, Gesù Risorto e Maria Santissima Annunziata hanno fatto il loro ingresso in piazza. Volantini, cori, mani che si intrecciavano: un popolo intero raccolto in un unico respiro. Il primo incontro di Pace (“Paci” in dialetto) ha dato avvio alla processione mattutina, che ha attraversato i luoghi simbolo del centro storico: la scalinata, piazza Fonte Diana, via degli Studi, il santuario dell’Immacolata, piazza San Francesco, fino alla sosta nella chiesa di San Leonardo.
In piazza Fonte Diana, il sindaco ha affidato la città al Risorto, mentre un nuovo gesto di Pace ha rinnovato la promessa di speranza. La celebrazione delle 11.30 ha chiuso la mattinata, ma non la devozione: i simulacri sono rimasti nella chiesa di San Leonardo fino alle 15, accolti da un flusso continuo di fedeli.
Nel pomeriggio, la processione ha ripreso il suo cammino, attraversando quartieri popolosi e zone residenziali, portando la luce della Risurrezione nelle case, nelle strade, nei luoghi della quotidianità. Alla chiesa di San Giuseppe, un altro gesto di Pace ha unito ancora una volta la comunità. Poi il ritorno verso il cuore della città, fino al rientro in piazza Ss. Annunziata. A mezzanotte, l’ingresso dei simulacri in Basilica ha chiuso una giornata che Comiso attende ogni anno con trepidazione. L’ultimo gesto di Pace ha suggellato un cammino che non è solo religioso, ma identitario: un popolo che si riconosce, che si ritrova, che rinasce. E mentre la notte avanza, resta la consapevolezza che Pasqua a Comiso non si racconta: si vive. Resta la memoria, quel diario che ciascuno porta con sé. Resta la luce, quella che non si dimentica. Resta un grazie, semplice e immenso. Anche grazie al sostegno mediatico di Gali group trasporti & logistica di Ispica, che ha assicurato il proprio supporto, la città ha potuto raccontare e condividere con ancora più forza la bellezza di una Pasqua che continua a essere identità, memoria e futuro.

