Dossier Libera “Diario di Bordo” Sicilia

Palermo – Nel 2025 in Sicilia registrati 14 casi di criminalità, +75% rispetto il 2024, con il coinvolgimento di nove porti.

Complessivamente, nel triennio 2022-2025, in Sicilia sono 73 i casi di criminalità, seconda regione d’Italia dopo la Liguria, pari al 14,7 % del totale nazionale, con Palermo leader con 25 casi

Mafie in porto: tra il 1994 e il 2024, in Sicilia, sono 9 i clan censiti che hanno operato in attività di business illegali e legali in 11 porti.

Libera ha presentato stamattina a Genova il Rapporto “Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani e oltre”.

porti confermano la loro centralità nello scenario criminale italiano. Gli scali marittimi sono sempre di più snodi strategici in cui si intrecciano economia legale e illegale, interessi globali e dinamiche locali, opportunità di sviluppo e rischi di infiltrazione mafiose. Nel corso del 2025 sono stati registrati 131 casi di criminalità nei porti italiani, con un incremento del 14% rispetto al 2024. I porti coinvolti sono stati 38 contro i 30 del 2024, con un incremento del 27%. Complessivamente nel quadriennio 2022-2025 sono stati registrati 496 eventi criminali nei porti italiani, uno ogni tre giorni. Tra il 1994 e il 2024, sono stati censiti 113 clan impegnati in attività illegali e legali, che operano su 71 porti italiani, con una diffusione che coinvolge tutto il Paese, dal Nord al Sud. Libera ha presentato stamattina a Firenze la III Edizione del Rapporto “Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani e oltre” (curato da Francesca Rispoli, Marco Antonelli e Peppe Ruggiero) dove sono stati elaborati i dati provenienti dalla rassegna stampa Assoporti, dalle relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia, della DIA, della DNAA, dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanzia. I numeri che emergono da questo lavoro sono chiari, non possono essere ignorati e confermano la gravita del fenomeno, dove l’aumento delle attività investigative dimostra, da un lato, la continuità negli anni dell’azione criminale e, dall’altro, il lavoro rilevante svolto da forze dell’ordine, enti di controllo e magistratura.

“Dentro questi numeri c’è una realtà precisa: i porti – commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera – sono oggi uno dei principali punti di accesso dei traffici illeciti, a partire dal narcotraffico, ma anche della contraffazione, del contrabbando, del riciclaggio. Non solo. Sono luoghi in cui si manifestano forme di corruzione, dove si giocano partite economiche e politiche rilevanti, dove si costruiscono relazioni e poteri. È per questo che, nel solco dell’impegno di Libera, questo lavoro non vuole criminalizzare, ma illuminare. Non vuole alimentare paure, ma costruire consapevolezza. Perché sappiamo che dove c’è opacità, dove mancano trasparenza e controllo, le mafie trovano spazio. Questo lavoro ci dice che la risposta non può essere solo repressiva. Serve una strategia più ampia: più trasparenza nei processi decisionali, più strumenti di prevenzione della corruzione, più cooperazione internazionale, più formazione e tutela per chi lavora nei porti. E serve soprattutto una cultura della legalità che coinvolga istituzioni, operatori economici e cittadini. Fare luce, oggi, significa assumersi una responsabilità collettiva. È questo il senso del Diario di bordo: trasformare dati e analisi in consapevolezza, e la consapevolezza in impegno. Perché i porti non siano più spazi opachi, ma luoghi vissuti secondo legalità, diritti e giustizia”.

Gli affari vanno in porto. In Sicilianel 2024sono stati 14 i casi di criminalità (+75% rispetto allo scorso anno) con il coinvolgimento di nove porti. Complessivamente, nel quadriennio 2022-2025in Sicilia sono 73 i casi di criminalità, seconda regione d’Italia dopo la Liguria, pari al 14,7 % del totale nazionale con Palermo leader con 25 casi, seguita da Messina e Catania con 14 casi. Se diamo uno sguardo ai mercati illegali, a livello nazionale, sono stati registrati 27 casi di contrabbando di cui 4 casi riguardano i porti siciliani. Per il traffico di stupefacenti, in particolar sequestro di hashish, a largo del Porto di Marsala è stato intercettato un carico di 670 kg mediante un’operazione di trasbordo tra un peschereccio battente bandiera tunisina e un gommone ad alta potenza. Invece sul fronte dei sequestri di marijuana sono stati ben 150 kg quelli intercettati negli scali di Milazzo e Catania. Porti siciliani coinvolti anche nel traffico di cocaina: nel porto di Messina sono stati sequestrati 2 kg di cocaina, occultati all’interno dei sedili anteriori di un’autovettura. A Trapani, invece, ne sono stati rinvenuti 6 kg all’interno dell’armadietto personale di un operaio incensurato operante in un capannone dell’area portuale. Il valore stimato del carico si aggira intorno ai 600.000 euro.

Le mafie in porto. Analizzando le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, pubblicate tra il 1994 e il 2024, in Sicilia sono 9 i clan censiti con 11 porti interessati. Un ulteriore elemento di rilievo riguarda la tipologia degli scali coinvolti. Oltre ai grandi porti commerciali, anche porti minori o a prevalente vocazione turistica sono stati oggetto di interesse da parte dei gruppi criminali. Ciò segnala come non siano soltanto i traffici in senso stretto a risultare attrattivi, ma più in generale l’insieme delle economie – legali e illegali – che possono svilupparsi attorno alle infrastrutture portuali, rendendole spazi strategici per l’azione e l’adattamento delle organizzazioni criminali.

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