Monreale (PA) – Omelia dell’Arcivescovo nei Solenni Primi Vespri del SS. Crocifisso – 2 maggio 2026
Credenti umili e miti per rinnovare la vita
«Carissimi fratelli e sorelle, concludiamo la nostra novena ed entriamo, con la celebrazione di questi primi vespri, nella Festa del santissimo Crocifisso. Lo facciamo guidati da due versetti della prima lettera ai Corinzi: «Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio» (1Cor 1,23-24).
Da 400 anni la comunità di Monreale celebra questa Festa. Ancora oggi il cuore dei monrealesi si rivolge al SS. Crocifisso per invocare “grazia” dal suo “Patruzzu Amurusu”.
Santissimo Crocifisso, a te ci rivolgiamo così come fecero i nostri padri quando, nel 1624 la peste bubbonica tornò anche a Monreale. Dopo 400 anni siamo ancora ai tuoi piedi per domandarti nuovamente “Grazia”. Il virus della violenza ci ha già contagiati, virulento si è manifestato pubblicamente strappando tre nostri figli alla vita, all’affetto dei loro genitori e famigliari, all’amicizia di Monreale.
In modo più subdolo agisce nel cuore di ciascuno di noi, nelle nostre case e nelle nostre relazioni. Quanta violenza nelle nostre famiglie: bambini abusati, donne violate, uomini sfruttati, anziani abbandonati. Quanta violenza nella nostra società: linguaggi rabbiosi e volgari soprattutto sui social, bullismo, spaccio di droga, degrado ambientale e morale, irresponsabilità degli adulti, abuso di potere, solitudine delle giovani generazioni, omertà di fronte alle ingiustizie. Questi sono solo alcuni sintomi del “virus della violenza”. A te, Patruzzu Amurusu ci rivolgiamo: liberaci da questa nuova peste di fronte alla quale ci sentiamo impotenti.
Carissimi fratelli e sorelle, è chiara la risposta che il Crocifisso offre a questa nostra invocazione: “se volete fermare il virus della violenza come io ho disarmato la morte, imparate da me la via della mitezza e dell’umiltà (cf Mt 11,29). Abbandonate la via della forza, dell’affermazione di voi stessi e delle vostre ragioni; abbandonate la via del rancore e della vendetta, della raccomandazione e del potere, del sotterfugio e dell’immoralità; scegliete la via della mitezza e dell’umiltà che porta ad essere dono per gli altri”.
Ammettiamolo, carissimi/e, la parola della Croce, per quanto sia affascinante e attraente, per quanto la avvertiamo “umanamente autentica”, resta ostica e suscita in noi resistenze.
1. Come ci ha ricordato San Paolo, «Noi predichiamo Cristo crocifisso» parola sapiente e potente per l’umanità, eppure agli occhi dell’intelligenza umana sembra esprimere una sconfitta, non certo una glorificazione. Per questo Paolo afferma che Cristo crocifisso è scandalo e stoltezza. Infatti, che la Sapienza del Dio creatore –magnificamente rappresentata dai mosaici della nostra Cattedrale – possa manifestarsi in un Messia crocifisso, rimane umanamente incomprensibile per tutti, sia per il greco che per il giudeo e anche per l’umanità del terzo millennio.
Paolo, riferendosi ai giudei e ai greci e ai loro diversi modi di pensare, vuole evidenziare la totalità del rifiuto umano di Gesù crocifisso. Per i giudei, affamati di segni, quello del Crocifisso era sì un segno, ma non credibile; per i greci che esaltavano l’intelligenza e il successo individuale, quello dell’uomo della croce appariva un modello disumano; per noi, invece, il Crocifisso cosa significa? Quali resistenze suscita in noi?
2. L’annuncio del Crocifisso non incontra solo rifiuti. Sono molti coloro che credono, che lo accolgano rendendosi disponibili a praticare la via dell’Amore-dono. Tra questi c’è Paolo, c’è la comunità di Corinto, ma ci siamo anche noi, comunità credente di Monreale. Ci siete voi carissimi/e uomini e donne di Monreale, ci sono questi ragazzi e giovani. Siamo coloro che non si lasciano abbagliare dai “fochi e dalle luminarie”, dalle solenni liturgie e nemmeno dalla partecipata processione, perché sappiamo che queste sono espressioni e conseguenze della fede di chi ha scelto di aderire alla proposta di vita del Crocifisso. Se così non è, allora tutto questo è solo confusione, distrazione, business. Pericolosi strumenti che agevolano il diffondersi del virus della violenza.
Voi che credete, avete, insieme con me, la responsabilità di custodire questa fede e di non permettere che l’Amore-Crocifisso, venga ridotto a oggetto funzionale ai festeggiamenti. Difendiamo questo Amore! Perché il Crocifisso –afferma Paolo– esercita anche una straordinaria efficacia in coloro che credono. È Lui che ci può cambiare.
La parola della Croce con la testimonianza del Crocifisso è “potenza” essenzialmente quando agisce suscitando la risposta della fede. Senza risposta di fede, questo Crocifisso resta una effige che fomenta interessi, fanatismo, divisioni e violenza. Solo nell’accoglienza di fede esso diventa vita nuova, rinnovamento sociale e civile.
3. Infine Paolo è chiaro nell’affermare che il “luogo” in cui si dispiega la potenza di Dio è la comunità Cristiana. La Chiesa intera sta sotto l’ombra della croce di Cristo, in essa è impresso il suo sigillo. La Chiesa non appartiene più alle potenze del mondo, in quanto crocifissa con Cristo è ormai sua proprietà ed afferma con Paolo: «non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.» (Gal 2,20). Chi, al contrario, si abbandona alla sapienza umana, non accettando la stoltezza della parola della croce, si pone fuori della comunità.
Solo per coloro che accolgono la stoltezza della croce e riconoscono che Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, c’è la salvezza.
Possiamo affermare che nella morte di Cristo, Dio si è mostrato più sapiente che nella creazione dell’universo e nell’ordinamento del governo del mondo, perché la rivelazione cosmica, per quanto affascinante e poderosa, non ha condotto gli uomini alla salvezza. Proprio nella croce, contro ogni umana attesa, Dio ha salvato l’umanità: la morte in croce di Cristo il suo unigenito Figlio è il “luogo” della salvezza.
Carissimi fratelli e sorelle ecco la via! Ecco la salvezza! Ecco la vera umanità!
La croce è la via e il Crocifisso la verità che ci permette di accogliere la salvezza ed essere, miti e umili, lievito di vita nuova perché liberi da ogni violenza e disposti a morire per il bene comune.
“Sia lode, sia gloria, al Santo dei santi. / Fu sua la vittoria, vittoria si canti!”. Amen»
Chiesa Collegiata, 2 maggio 2026
Primi Vespri della Solennità del SS. Crocifisso
Gualtiero Isacchi, arcivescovo
Ph. Arcidiocesi di Monreale
Giuseppe Longo

