Quando l’arte diventa cura. L’Accademia di belle arti di Catania lancia “PoV – Points of View”

Catania – Mettere al centro il benessere psicologico e relazionale della comunità accademica, con particolare attenzione alla popolazione studentesca: è questo l’obiettivo di PoV – Points of View, progetto di ricerca promosso dall’Accademia di belle arti di Catania, che prende avvio il 6 maggio alle ore 12.00 presso l’Aula Magna di via Raimondo Franchetti, 5.

Finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) nell’ambito del bando PRIN AFAM 2024, il progetto si sviluppa in partenariato con il Conservatorio di Musica “Vincenzo Bellini” di Catania e l’Accademia di belle arti di Urbino, collocandosi nell’area dell’innovazione sociale. All’origine dell’iniziativa, un’indagine sul rapporto tra pratiche artistiche, autorappresentazione e benessere psicologico degli studenti AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica), con l’obiettivo di attivare processi di consapevolezza, inclusione e crescita individuale e collettiva.

Gli obiettivi principali del progetto sono: aprire spazi sicuri di autorappresentazione attraverso linguaggi artistici e multimediali, favorire dinamiche collaborative tra studentesse e studenti e generare valore culturale diffuso attraverso la condivisione dei risultati.

Le attività previste da PoV – Points of View includono presentazioni pubbliche, collaborazioni artistiche interdisciplinari e lo sviluppo di una piattaforma digitale inclusiva dedicata all’autorappresentazione, ispirata all’opera Moon di Ai Weiwei e Olafur Eliasson: uno spazio virtuale libero da confini identitari, geografici e politici, in cui ogni partecipante potrà lasciare il proprio segno grafico o sonoro. La forma simbolica sarà quella dell’occhio, che gioca sull’omofonia tra le parole inglesi “eye” (occhio) e “I” (io), per evocare insieme visione e autorappresentazione.

È inoltre prevista la realizzazione di un Cadavre Exquis audiovisivo, che coinvolgerà studenti delle tre istituzioni partner in un processo creativo collettivo ispirato al gioco surrealista, reinterpretato a cento anni dalla sua invenzione.

Il progetto comprende anche seminari tematici in modalità mista: giornate di studio dedicate a personalità della musica e delle arti che hanno operato in contesti segnati da discriminazioni legate a identità di genere, disabilità, differenze culturali e, più in generale, condizioni di marginalità. Interverranno specialisti del settore per offrire al corpo studentesco una base teorica in opposizione a “l’Inferno dell’Uguale” e una lettura della storia dell’arte come risorsa capace di valorizzare l’imperfezione e la differenza. Per garantire l’accessibilità dei contenuti, gli incontri saranno affiancati da un interprete LIS.

Completa il programma la realizzazione del podcast Visioni, voci e racconti della comunità AFAM, che raccoglierà narrazioni originali, riflessioni collettive e interviste per esplorare la pluralità dei punti di vista e promuovere il cambiamento attraverso l’arte e l’autorappresentazione.

Tutte le azioni sono progettate nel rispetto dei criteri di accessibilità previsti dall’European Accessibility Act 2025.

I risultati attesi includono il coinvolgimento attivo di circa 500 studenti, il miglioramento del benessere psicologico e del senso di autoefficacia, la produzione di opere condivise e la definizione di buone pratiche replicabili in altri contesti AFAM.

La diffusione degli esiti del progetto si concretizzerà in tre principali output: una mappa di comunità interattiva, costruita attraverso contenuti multimediali e strumenti di geolocalizzazione per raccontare identità, bisogni e storie; un sistema di segnal-ETICA inclusiva, progettato dagli studenti e installato negli spazi delle istituzioni coinvolte per promuovere valori di rispetto e connessione sociale; infine, la pubblicazione di un catalogo cartaceo e digitale multimediale, insieme a un quaderno teorico che raccoglierà i contributi sviluppati durante il percorso.

Capofila: Accademia di belle arti di Catania
Istituzioni partner: Accademia di belle arti di Urbino; Conservatorio di Musica “Vincenzo Bellini” di Catania

Principal Investigator: Giuliana Arcidiacono
Unità di ricerca Aba Catania: Alessandro De Filippo, Ludovica Privitera

Referente Unità Conservatorio di Musica “Vincenzo Bellini” di Catania: Ketty Teriaca

Referente Unità Aba Urbino: Giovanna Salis

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