Roma – MOTO A LUOGO #2. Le Accademie di Belle Arti di Frosinone e di Roma incontrano l’Archeologia. Museo delle Mura, via di Porta San Sebastiano, 18, Roma. (23 maggio – 4 ottobre 2026).
«Il Museo delle Mura ospita il progetto Moto a Luogo #2, un percorso di ricerca artistica strutturato per il contesto archeologico di Porta San Sebastiano. Ventotto artisti, studenti delle Accademie di Belle Arti di Frosinone e Roma, presentano interventi e installazioni site-specific pensati per gli spazi del museo e in dialogo con la sua storia e le sue stratificazioni.
Lo spazio come senso del tempo
Il progetto espositivo MOTO A LUOGO #2, a cura di Giusi Digrandi e Iginio De Luca, che vede l’incontro delle Accademie di Belle Arti di Frosinone e di Roma con il complesso archeologico del Museo delle Mura Porta San Sebastiano, è un connubio di memoria e sguardi contemporanei che nelle trame temporali della storia indaga luogo e identità, spazio-corpo e materia, trasformazioni e persistenze, attraverso le opere site specific di ventotto artisti, studenti delle due accademie, realizzate appositamente per le sale museali. Le tracce del passato, in contiguità con il presente e le sue criticità, sono spazio e materia su cui le poetiche degli artisti compongono rispecchiamenti e narrazioni tra ciò che si è perduto e ciò che permane nei diversi piani temporali e nelle stratificazioni dei periodi storici.
Il passaggio del tempo, un’entità astratta convenzionalmente definita su cui la nostra coscienza si muove, viene percepito dall’usura dei luoghi e dai segni che intaccano le superfici, dal cambiamento del corpo e dalle tracce epidermiche di un vissuto, dalle realtà fisiche e spaziali che costituiscono le fondamentali prossimità che abbiamo con il mondo. Lo spazio come senso del tempo è dunque forma significante di specificità geografiche, storiche, culturali, memoriali, mappatura dinamica e soglia tra passato, presente e futuro. Gli artisti nelle loro letture immaginali delle sedimentazioni che attraversano il sito archeologico trattano una materia sensibile appartenente alle molteplicità del passato, alle fragilità e vulnerabilità della memoria storica, offrendo al fruitore uno sguardo cosciente sulla fugacità, sui mutamenti, ma anche sulle profondità culturali, sulla stabilità e sul riuso di radici storico-artistiche e iconografiche, sul linguaggio architettonico come impronta territoriale e veicolo di simboli, rendendo visibili relazioni intrinseche tra il luogo, il paesaggio e la città.
Il Museo delle Mura Porta San Sebastiano e l’ambiente urbano circostante vengono reinterpretati e riattivati nella loro identità storica, nell’invincibile presenza della natura, nel paesaggio scomparso, riscoperto o ascoltato nella tangenza fragorosa della città, attraverso la trasposizione auditiva del viaggio storico e religioso dei pellegrini nel quotidiano pendolarismo di una tratta ferroviaria, immaginativamente simile allo spostamento di massa, tra sacro e profano, al limite che divideva la linea urbana dalla campagna: Pamela Treppiccioni, Akira Taliano, Daniela Cicciarelli.
La traccia del tempo si inscrive sulle mura, è ricomposta tra i solchi e i frammenti lasciati dai passanti, tra le scritte disegnate lungo i laterizi come volontà di presenza nel qui e ora, oppure è il transito progressivo della luce che compone un monocromo processuale e fotosensibile in relazione dinamica tra materia, luce e durata, o ancora emerge nella linea concettuale e temporale che scava i linguaggi mnestici della parola stampata, come risulta evidente nelle opere di Adelmo Petrucci, Valentina Bellomo, Giuseppe Antonio Lo Presti.
La sostanza del ricordo e dell’impermanenza è in ogni singolo granello di polvere che filtra attraverso la luce, si deposita sulla presenza appena visibile di un ritratto, è attraversata da organismi invisibili che compongono mappature topografiche di memorie urbanistiche, assume il corpo di una vibrazione sonora su una silhouette vegetale impressa in una texture granulosa, oppure intercetta la metafora di quel che resta, l’incubazione del fuoco come oblio, emblema della cancellazione e volontà di dispersione, ma anche preservazione del vulnerabile, di ciò che resta nella scomparsa della materia, di ciò che si consuma e si tramuta in cenere, come nelle opere di Chiara Manca, Giacomo Perna, Erika Shafik Ishak, Federica Vitti, Erica Cicchini.
Nel riferimento nominale al santo omonimo di Porta San Sebastiano, la tradizione iconografica del martirio del Santo appartenente alla storia dell’arte viene riletta e parafrasata dalle poetiche di Maria Elena Piroli, Piergiorgio Colone, Francesca Diaferia a partire dal concetto di ferita che consente rispettivamente l’incontro della natura e della divinità in stretto dialogo con l’identità individuale e i suoi rispecchiamenti, una narrazione formale nella materia astratta che riflette sull’unione tra misura e corporeità, proporzione e spazialità, attraversamento del vuoto e del pieno, e ancora territori e confini circoscritti dove l’elemento ludico viene trasposto in segno di sacralizzazione e cura restaurativa.
La destinazione ad uso abitativo durante il periodo fascista ritorna nelle opere di Alessandro Vastano, Massimiliano Bruno Calabresi, Michelangelo Torretti, e Alessia Bonamano, dove oggettualità arredative sono paradossali involucri protettivi che entrano in confronto con il concetto di difesa e riuso, di tracciabilità di un percorso e arrivo alla destinazione presente; altri oggetti di attacco e difesa, invece, sono trasformati in elementi fossili, testimonianza geologica della ferocia umana, inservibile, ma ancora ineliminabile, oppure componenti di arredo come i tendaggi si tramutano in spazio di transito o limen congiuntivo tra l’orrore dei totalitarismi di massa e la nostra indifferenza o più tragicamente la nostra ininfluenza di fronte alla loro ripetizione e impossibilità di soppressione, mentre il vento della storia invece soffia sul continuo accendersi dei fuochi di guerra nell’intento di esaurirli e disperderli in una completa rimozione.
Elementi costitutivi della materia architettonica e comunicativa del Museo delle Mura sono i principi ispiratori delle opere di Mirella Grappone, Alice Proietti, Marta Marafante, Giorgia Imperioli, Noemi Materiale e Chiara Faustini, Desirè D’Angelo, che percorrono lo spazio come presenze congiuntive di oltrepassamento e vicinanza, prossimità o distanziamento in cui lo sguardo si incaglia; la sintesi simbolica delle uscite di sicurezza si ribalta in un’indicazione di entrata, un cammino verso la risemantizzazione dell’indicalità; lo scarto edilizio di un elemento strutturale come la trave si ribalta in un controcanto tra interno ed esterno, tra ciò che è visibile e quello che rimane nascosto, tra profondità e superficie nella realtà della costruzione, non solo muraria, ma anche culturale e memoriale; la colonna da elemento architettonico verticale per lo piú sostenitivo si tramuta in fragile, ma compatto, sale alimentare che pur nell’identità cromatica con la durezza del marmo si fa elogio della deperibilità e della fragilità; il cortocircuito tra testimonianza del passaggio dei secoli ed effimera presenza tecnologica è lotta tra materia erosa e dispositivo digitale, tra passato e presente che si fa eco sonora di un passaggio spaziotemporale specifico per la lettura futura; la monumentalità delle mura di difesa dell’Urbe divengono corona bronzea che cinge il territorio come simbolo di un potere che si volge in giro (dall’etimologia del termine corona) ritornando su se stesso come ripensamento e possibilità di cambiamento.
Nella materialità o spazialità del tempo le opere di Stefano Meleo, Chiara di Pofi, Sara De Santis si riflettono nella corporeità come elemento simbolico e visuopercettivo che incarna il passaggio dei secoli e le tracce della memoria culturale. La superficie epidermica assume l’identità del marmo, della vegetazione, delle rovine, del sangue del martirio, interrotta e frammentata dal disturbante ingresso dei glich del presente, in una rinnovata simbologia di San Sebastiano che si fa portavoce di una costante metamorfosi e permeabilità tra le epoche; 2ancora l’opera musiva del Museo viene percorsa nei suoi elementi corporei tensivi in una rilettura cromatica vistosa che esalta la morbidezza del materiale plastico modellabile utilizzato, in contrasto con la durezza e durevolezza del mosaico in stile antico; l’elemento ritrattistico si lega alla fragilità della memoria, ai sommovimenti interiori che la pelle preserva come le mura difensive di una città dalle mille identità.
La mostra MOTO A LUOGO #2 è un tracciato lungo la soglia di uno spaziotempo che ha attraversato epoche e riusi, preservando, accrescendo e trattenendo simbologie, identità, memorie, stratificazioni, dove le poetiche degli artisti compongono una ulteriore superficie semantica, futuro sedimento e memoria collettiva» (Nicoletta Provenzano).
Museo delle Mura. Via di Porta San Sebastiano, 18, Roma
Info:
MOTO A LUOGO #2 (23 maggio – 4 ottobre 2026)
Ingresso gratuito
Dal martedì alla domenica ore 10.00-16.00
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Info:
Ph.
Giuseppe Lo Presti, Precarie linee d’animo, 2026, libri scolpiti_Copertina
Museo delle Mura Porta San Sebastiano

Giuseppe Longo

