Note di cronaca

Cefalù (Pa) – Ha chiuso i battenti lo scorso 24 Maggio la mostra “LIFE”, presentata sotto l’egida dell’aforisma “quando l’arte prende vita” dal plesso del Liceo Artistico dell’Istituto Superiore Statale Jacopo del Duca Diego Bianca Amato di Cefalù nel quadro programmatico delle sue abituali iniziative culturali.

Inaugurata il giorno 14 nella rutilante cornice dello storico ambiente del cittadino Ottagono di Santa Caterina, luogo deputato a periodiche manifestazioni di pregio, con grande concorso di pubblico e partecipazione degli alunni della scuola del biennio e di qualche classe del triennio, alla presenza del Sindaco della città, Prof. Daniele Tumminello, dell’Assessore alla cultura Prof. Antonio Franco, dell’Assessore Arch. Mancinelli e della Dirigente scolastica Prof.ssa Antonella Cancila, è stata organizzata e condotta con sapiente duttile sagacia e spirito innovativo dalla Prof.ssa Patrizia Di Fatta, insegnante nel campo della progettazione e dei tessuti, la quale non ha mancato di dare il meglio di sé per la buona riuscita dell’evento, efficacemente coadiuvata dai Professori Tommaso Chiappa e Davide Di Fiore, tutti supportati anche dalla efficace collaborazione degli assistenti tecnici dell’Istituto e dal personale ATA.

Essendo, inoltre, l’Istituto di che trattiamo anche una scuola inclusiva, nell’Ottagono è stato riservato un angolo agli alunni speciali che, da tempo, si occupano di diversi particolari progetti consoni alle loro possibilità. In tale ottica da qualche anno collabora l’Associazione Effatà nella quale operano anche diversi ex alunni dell’Istituto.

Quasi un caleidoscopio, insomma.

Il sostantivo che proviene dal greco, come tutti sanno letteralmente significa “visore di belle immagini”; quelle, in buona sostanza, che i visitatori hanno potuto fruire nel contesto dell’evento.

La mostra, professionalmente supervisionata dalle cure della su citata Dirigente scolastica Prof.ssa Antonella Cancila, elegante giovanile figura d’insegnante, moderna nelle idee e nei corrispondenti comportamenti, personaggio eclettico ed attivamente estroso con una competenza specifica nel settore, nei suoi 10 giorni di esposizione è stata costantemente custodita dagli stessi insegnanti dell’Istituto (e fra questi, mi si consenta la digressione alla “Cicero pro domo sua”, anche da mia figlia Rosalia, che personalmente definirei brillante e qui mi fermo e più altro non dico e mi taccio) ed ha collezionato un numeroso pubblico di visitatori, locali, conterranei e stranieri, riscuotendo un caloroso e proficuo successo.

I lavori esposti, tutti perfezionati (se non vado errato attese le informazioni che ho ricevuto, colte al volo da varie fonti) dagli allievi del biennio (1A, 2A, 1B, 2B) con l’ausilio del Prof. Tommaso Chiappa, propongono riproduzioni su tela di opere di grandi artisti dell’arte contemporanea (Van Gogh, Gustav Klimt, De Chirico, Picasso, Kanagawa ed altri) con un contorno di manufatti realizzati nei vari laboratori attivi nell’Istituto, quali il design della ceramica, dei metalli, del legno, del tessuto, nonché da plastici realizzati dagli allievi della Sezione Architettura sempre seguiti dai rispettivi docenti di progettazione e di laboratorio.

Talché si possono ammirare realizzazioni relative a manufatti tessili concretizzati in abiti riproducenti opere dell’impressionismo, di Van Gogh (campo di girasoli e Campo di grano con cipressi), di G. Klimt (Il bacio), di Kanagawa (La grande onda) ed anche riproduzioni di opere classiche più antiche, di Giotto (particolare della “cacciata dei diavoli di Arezzo”), di Vermeer (La ragazza con l’orecchino di perla), di Caravaggio (Ragazzo con il cesto di frutta), di Leonardo da Vinci (La dama con l’ermellino), il tutto costantemente seguito dagli Insegnanti Patrizia Di Fatta, M.R. Polizzano e D. Mazzola.

Cefalù non è nuova a manifestazioni artistiche: siano esse personali o di gruppo, siano esse pittoriche, scultoree, letterarie, cinematografiche o quant’altro; manifestazioni che durante il decorso degli anni hanno contribuito a dare una connotazione particolare alla città.

E l’II.SS. Jacopo del Duca Diego Bianca Amato nel suo plesso artistico rappresenta senz’altro un punto di riferimento, un caposaldo, un centro fondamentale per la formazione artistica di giovani talenti.

Ma pare opportuno che siano sempre le opere a parlare di sé più che i possibili commenti che traggono origine da una interpretazione unilaterale spesso non consona alla qualità del prodotto.

Ogni autore, in qualsiasi forma d’arte esplichi il proprio talento, con la sua opera svela le più recondite pieghe del suo animo, della sua sensibilità, del suo gusto, della sua cultura e quant’altro.

Così avviene anche per i discenti che, opportunamente guidati, cominciano ad apprezzare l’arte in tutte le sue multiformi espressioni e, grazie all’insegnamento, a saperla gestire.

A questo punto è opportuno, fà d’uopo, è mestieri (tanto per usare tutte le locuzioni possibili che ridondino il lessico) tener presente che in fondo i critici (in questo momento me compreso) che valutano un’opera, per quanto preparati, elastici o severi nell’emettere un giudizio che siano, non sono altro che individui che, interpretando, esprimono il proprio parere scaturito dall’emozione che provano (o che credono di provare) al momento della fruizione dell’opera stessa.

Tutti siamo critici a vari livelli.

Dal che ne viene che è esclusivamente importante soltanto attenersi all’emozione che ogni fruitore di un’opera d’arte prova nel visionarla.

La sana critica può soltanto fornire un indirizzo di base, ma non un definitivo dictat, sul valore entrinseco ed estrinseco della valenza di quanto visionato.

Giuseppe Maggiore

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