Palermo – Lavoratori e lavoratrici hanno aderito al primo sciopero generale della cultura in Italia. È la prima volta nella storia del paese nella quale scioperano tutti insieme: personale dei musei, biblioteche, archivi, teatri, ma anche lavoratori e lavoratrici autonome dell’editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.
Si sono tenuti presidi in diverse città italiane, da Firenze a Napoli, da Roma a Milano, da Bari a Venezia, da Torino a Palermo, tutti uniti dalle stesse richieste di riconoscimento, di dignità e di diritti.

Anche a Palermo si è tenuto un presidio e un volantinaggio, con l’obiettivo di sensibilizzare anche i cittadini e i turisti sul tema. Il presidio a Piazza Verdi è il risultato di un lungo percorso nazionale e territoriale che ha visto la partecipazione di differenti realtà.
“È finito il tempo dei ricatti e dei declassamenti. Non c’è tutela e non c’è valorizzazione del patrimonio culturale senza salari adeguati per chi ci lavora. Incrociamo le braccia, ma siamo pronte a rifarlo ancora. Gli amministratori, dagli Enti locali al Governo, devono ascoltarci. Per invertire questa tendenza alla svalutazione del nostro lavoro” – dichiara Mattia Moscato, attivista di Mi Riconosci.
“La gestione del patrimonio culturale sicliano è stata segnata dal lungo processo di stabilizzazione dei lavoratori dei servizi socialmente utili operanti nei musei e nei parchi archeologici, rimasti per 25 anni in un limbo giuridico ed economico pur garantendo l’apertura dei siti. A questo si affiancano le cicliche crisi legate alle esternalizzazioni dei servizi museali aggiuntivi, dove i cambi di appalto e le carenze normative sulla clausola sociale hanno spesso messo a rischio l’occupazione e la continuità professionale di decine di operatori.

Questo quadro ha strutturato un sistema in cui l’alta specializzazione di lavoratori e lavoratrici viene frequentemente penalizzata da inquadramenti contrattuali inadeguati o da part-time involontari”- dichiarano gli attivisti siciliani di Mi Riconosci – “Oggi vogliamo proporre una visione che si ispira alla celebre frase incisa sul frontone del Teatro Massimo, dove siamo stati in presidio: vogliamo una cultura che prepari il futuro e con essa quello dei suoi lavoratori. Non vogliamo che il nostro patrimonio sia svenduto al turismo, per il guadagno di pochi. Come associazione, ribadiamo la necessità di rimettere al centro della programmazione culturale la dignità del lavoro e la sostenibilità sociale del territorio, affinché la cultura torni a essere uno strumento di crescita collettiva e non una mera operazione di consumo”.

