Venezia – L’intervento di Daniele Franco, Direttore Scientifico della Fondazione Giorgio Cini, alla Venice Climate Week
«Signora Commissaria, cari colleghi,
sono lieto e onorato di porgervi il benvenuto alla Fondazione Giorgio Cini, a nome del Presidente Gianfelice Rocca, del Segretario Generale Renata Codello e mio personale, nella mia qualità di Direttore scientifico.
La Fondazione Cini fu istituita settantacinque anni or sono con il fine di e di contribuire alla vita culturale della città di Venezia. Nel corso degli promuovere gli studi umanistici, di favorire il dialogo tra le discipline anni essa ha acquisito una reputazione internazionale, richiamando a San Giorgio studiosi, scienziati e artisti da ogni parte del mondo.
Fin dall’inizio la Fondazione si è dunque dedicata all’arte, alla musica, al teatro, alla letteratura, alla storia di Venezia, ai rapporti della città con l’Oriente e con l’Asia, nonché al dialogo culturale tra religioni e civiltà diverse. Svolge e ospita attività di ricerca e organizza convegni, mostre e concerti. Custodisce importanti biblioteche, archivi e collezioni d’arte.
Pur avendo come prioritaria la vocazione umanistica, la Fondazione Cini si è frequentemente occupata anche di questioni scientifiche, in particolare del rapporto tra scienza e cultura e del ruolo della scienza per l’umanità. A tali dibattiti hanno preso parte alcuni fra i più autorevoli studiosi e scienziati del mondo.
Negli ultimi anni abbiamo ripreso con decisione tale percorso. Il nostro proposito è di affrontare ogni anno un tema di interesse globale, coinvolgendo discipline diverse e invitando esperti da ogni parte del mondo.
Nel novembre del 2024 abbiamo tenuto un’importante conferenza dal titolo Global Health and Artificial Intelligence. Abbiamo da poco pubblicato un volume che ne riassume gli esiti.
Nel 2025 è stato affrontato il tema della preparazione a future pandemie. Lo scorso novembre si è svolta una conferenza con oltre quaranta esperti, Democracy and Pandemics, i cui Atti sono attualmente in corso di pubblicazione. Sul nostro sito è già disponibile un’ampia documentazione: vi segnalo, ad esempio, l’intervento di Anthony Fauci. Il tema è stato esplorato da prospettive diverse: medica, internazionale, politica e filosofica. Il titolo, Democracy and Pandemics, riflette la nostra convinzione che le pandemie si combattano meglio quando i cittadini sono coinvolti.
Nel 2026 ci dedichiamo al tema della longevità: un argomento oggi ampiamente discusso, che a nostro avviso va affrontato in tutte le sue sfaccettature, da quelle medico-biologiche a quelle economiche, sociali e politiche, fino a quelle filosofiche, etiche e teologiche.
Nel 2027 il tema sarà quello dei «confini». Intendiamo proporre una riflessione su che cosa rappresenti oggi un confine. I confini sono linee di separazione, ma sono anche i luoghi in cui due entità diverse vengono a contatto.
Vi sono confini tra gli Stati, confini culturali e linguistici. E vi sono confini fatti d’acqua – fiumi e mari, che a un tempo separano e uniscono. Viviamo in un mondo globalizzato, nel quale idee, informazioni, merci e capitali circolano tra i continenti, attraversato però da tendenze alla deglobalizzazione. Vi sono inoltre preoccupazioni relative alle identità nazionali, regionali, culturali e linguistiche, e alla salvaguardia del nostro modo di vivere. Come conciliare l’esigenza di cooperare e di trarre vantaggio dai benefici della globalizzazione con il desiderio di preservare la propria identità?

Le tensioni geopolitiche si acuiscono, l’economia mondiale è sottoposta a tensioni, e le istituzioni che per decenni hanno regolato le relazioni internazionali sono messe in discussione. È proprio in questi frangenti che la cultura e la ricerca scientifica assumono un’importanza ancora maggiore. La nostra capacità di affrontare problemi globali complessi dipende dalla solidità del nostro sapere condiviso e dalla creatività delle nostre soluzioni.
Ci auguriamo che le idee qui generate trovino eco ben oltre queste mura e oltre la laguna, contribuendo a orientare la ricerca futura e la collaborazione internazionale.
Siamo molto lieti di ospitare qui un evento della Venice Climate Week 2026.
Il cambiamento climatico è probabilmente la maggiore sfida globale dei prossimi anni. Abbiamo scelto di non annoverarlo tra i nostri temi annuali poiché vi sono istituzioni ed eventi – come la stessa Venice Climate Week – che lo affrontano in modo sistematico ed efficace. Esso tuttavia attraversa ciascuno dei temi che abbiamo scelto. Incide sui rischi pandemici, accrescendo la possibilità di spillover dagli animali all’uomo. Il cambiamento climatico influisce sulle condizioni di salute e, di conseguenza, sull’aspettativa di vita e sulla longevità. Mentre la ricerca lavora a nuovi farmaci e terapie per prolungare la vita, il riscaldamento globale rende l’ambiente più ostile per miliardi di persone. Il cambiamento climatico non conosce confini. Le emissioni di CO₂ vanno conteggiate su scala globale. Il clima, come sappiamo, è un bene pubblico globale.
Venezia è da tempo immemorabile il ponte tra Oriente e Occidente, luogo d’incontro di culture diverse. Ciò la rende la sede appropriata per esaminare le questioni globali.
È il luogo giusto per gli incontri internazionali. Mi sia consentito ricordare che il governo italiano ha organizzato due vertici del G7 proprio su quest’isola, San Giorgio Maggiore.
Venezia deve la propria esistenza, la propria ricchezza e la propria identità all’acqua. Come recita l’iscrizione cinquecentesca che segnava l’ingresso del Magistrato alle Acque, la città è «fondata sulle acque, circondata dalle acque, dalle acque protetta come da mura. Pertanto, chiunque osi in qualsiasi modo recar danno alle acque pubbliche sia considerato nemico della città».
L’acqua ha fatto di Venezia ciò che essa è: ne è stata la difesa e insieme la minaccia, la ricchezza e la via verso l’Oriente. Per la città, l’acqua è da sempre ciò che la isola e la connette con il resto del mondo, barriera e collegamento. Venezia adottò misure senza precedenti per sopravvivere. Nel Cinquecento la Repubblica deviò il corso di tre fiumi per proteggere la laguna. Ai nostri giorni, barriere mobili meccaniche chiudono le bocche di porto della laguna quando le acque si innalzano eccessivamente.
Il cambiamento climatico mette ora alla prova la città. L’innalzamento dei mari e le inondazioni tracciano nuove linee di divisione; eppure l’acqua, come il clima, non conosce confini; nessun paese può affrontare da solo questa sfida. Venezia stessa – fondata sull’acqua e oggi minacciata dal suo innalzamento – fa di questo il luogo giusto per il nostro incontro.
Benvenuti dunque a San Giorgio, auguro a tutti un incontro proficuo e motivante.
Auspico vivamente che si presentino nuove occasioni di collaborazione fra la Fondazione Cini e le Venice Climate Week in questa straordinaria città» (Daniele Franco, Direttore Scientifico della Fondazione Giorgio Cini).
Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
Info:
Web: www.cini.it
Ph. Fondazione Giorgio Cini

