Messina – Nei giorni scorsi Greenpeace Italia, Lipu, MAN e WWF Italia hanno presentato ai competenti uffici del Comune di Messina e della Regione Siciliana le osservazioni sul Piano di
utilizzo del demanio marittimo (PUDM) del Comune di Messina nell’ambito della consultazione sulla Valutazione Ambientale Strategica.
A giudizio delle associazioni, il PUDM di Messina appare carente sotto molteplici aspetti, ad iniziare dal presentare un quadro che non corrisponde alla realtà dei luoghi e
non descrive lo stato attuale del demanio marittimo e le caratteristiche ambientali, culturali e paesaggistiche delle aree interessate.
Il Rapporto Ambientale presentato dal Comune addirittura non prende in considerazione una serie di aree che vengono definite “incerte”, rinviandone la disciplina a una
futura revisione. Così facendo, però, il Comune di Messina crea inammissibili vuoti nella pianificazione costiera e determina una incertezza gestionale con conseguenti margini di discrezionalità non adeguatamente controllati. Una VAS che lascia alcune porzioni territoriali fuori dalla valutazione non può considerarsi completa anche perché se alcune aree non sono pianificate né valutate è impossibile stimare l’impatto complessivo del Piano sulla costa, compresi habitat tutelati dall’Unione europea attraverso la Rete Natura 2000.
Altra grave carenza si registra in merito al Piano di Monitoraggio Ambientale (PMA) che costituisce lo strumento operativo che accompagna il PUDM lungo tutto il suo ciclo
di vita per controllare gli impatti, individuare i danni, verificare gli obiettivi e indirizzare le eventuali rimodulazioni. Ma nel PUDM del Comune di Messina il PMA non c’è: la sua elaborazione viene rimandata al “futuro” in base ad un accordo con l’ARPA Sicilia che però non è stato neppure formalizzato e che dipenderà dalla disponibilità di risorse umane da dedicare a tali attività (disponibilità che al momento non sono neppure garantite!).
La documentazione prodotta dal Comune per la VAS, inoltre, si limita a prendere in considerazioni due sole alternative: attuare o non attuare il piano proposto, dimenticando che la normativa vigente, italiana ed europea, richiede la valutazione di alternative ragionevoli che possono riguardare diverse localizzazioni, diverse intensità d’uso del suolo, diverse modalità di distribuzione delle concessioni o scenari di maggiore tutela ambientale.
Sulla componente acustica il Piano fa poi riferimento a dati contenuti in un Piano di Classificazione Acustica del 2001: una scelta inconciliabile con la natura stessa della VAS che, in quanto strumento di prevenzione, non può valutare un Piano del 2026 su dati acustici risalenti a un quarto di secolo prima, soprattutto se si pensa che il Piano si occupa anche di aree che ricadono all’interno di una Zona di Protezione Speciale per l’avifauna che può essere estremamente sensibile al disturbo acustico.
Uguali carenze si riscontrano sull’erosione costiera che fa riferimento a dati sull’arretramento della linea di costa e sulla classificazione del rischio che si basano in larga parte sul confronto tra gli anni 1985 e 1998.
Infine, il Rapporto Ambientale prodotto mostra un livello approssimativo e carente nell’approfondimento delle componenti ambientali, ma anche di quelle storiche e archeologiche
nonostante la ricchezza di storia dei luoghi interessati dal PDUM.
In conclusione, per le Associazioni la VAS sul Piano di utilizzo del demanio marittimo del Comune di Messina non presenta il quadro di approfondimento richiesto dalla
normativa per questo strumento di pianificazione e non è approvabile.

