Destagionalizzazione Isole Eolie, i numeri del Modello Brand Eolie 

Lipari (Me) – Quarantacinque milioni di contatti certificati e una rendita
territoriale programmata che ha generato 2 milioni 770.000 euro senza
fare ricorso a fondi pubblici. È il bilancio dei primi sei mesi di
attività di Brand Eolie, società nata per valorizzare il territorio
eoliano e proprietaria dell’omonimo marchio con relative 250 licenze,
unico benchmark in Europa capace di generare numeri del genere e con
obiettivi ambiziosi, a partire dal lavoro sui media. Da sottolineare,
che nei 45 milioni di contatti certificati (lettori, telespettatori e
utenti web esposti a contenuti nei quali si esplicita il binomio “Isole
Eolie – Brand Eolie”) non sono conteggiati quelli relativi alla
copertura territoriale generica. Numeri che aumenteranno dopo il secondo
tour press, il primo è stato a maggio e ha partecipato anche la stampa
internazionale, che si terrà tra il 7 e l’11 luglio e che ha come mete
le isole di Lipari, Salina, Vulcano, Panarea e Stromboli. L’obiettivo da
raggiungere a dicembre 2026 è stato fissato a 100 milioni di contatti.



“Abbiamo dimostrato di possedere competenza, capacità strategiche e
organizzative e conoscenza -puntualizza Daniele Corrieri, event manager
per Brand Eolie. La società ha proposto una best practice di
macro-marketing autonomo, efficiente e a costo zero per il contribuente
e, soprattutto, ha dimostrato come, nonostante il vuoto normativo e
strategico in Europa, sia possibile promuovere i territori senza
aspettare interventi calati dall’alto. Come Brand Eolie puntiamo alla
valorizzazione delle eccellenze del territorio, facendo rete tra le
migliori imprese eoliane e coordinando i diversi settori”.

In pochi mesi Brand Eolie ha messo insieme una Rete d’Élite Eoliana che
comprende non solo le aziende più quotate dei settori tradizionali come
agricoltura, enogastronomia e ricettività, ma anche servizi d’élite per
la nautica da diporto e il bunkeraggio, le imprese balneari ed
escursionistiche e l’alta moda. E visto che l’obiettivo è
destagionalizzare e creare lavoro per 10 mesi l’anno su 12, Brand Eolie
punta anche al turismo culturale grazie non solo al Museo Archeologico
di Lipari “Luigi Bernabò Brea”, considerato uno dei più importanti al
mondo e in particolare del Mediterraneo, ma anche al Museo Diocesano,
alle chiese e ai santuari espressione della devozione eoliana e al
comparto artistico con il gruppo folk dei Cantori Popolari delle Isole
Eolie e con altri artisti e cantautori locali.

Dalle piccole imprese artigianali alla ricettività, dall’agricoltura
all’enogastronomia, dalla ristorazione alla viticoltura, quello che
ormai è definito il Modello Brand Eolie da gennaio di quest’anno ha
dimostrato come il non dipendere dalle erogazioni pubbliche consenta di
bypassare la farraginosità e le lunghezze della burocrazia e garantisca
un evidente cambio di passo grazie al Fattore di Sganciamento Dinamico.
Le Rough Guides posizionano la Sicilia come meta turistica al 7° posto
nel mondo e inseriscono Cefalù e Taormina nella Top 20 di European Best
Destinations 2026. Ma queste famosissime località siciliane,
diversamente dalle Eolie, beneficiano di contributi annui di 135 milioni
di euro del Bando Turismo erogati dall’IRFIS o i 4 milioni di “Sicilia
che Piace”.

“Essendo indipendenti dalle risorse pubbliche, quella che in pochi mesi
è diventata una vera e propria rete d’élite eoliana sostituisce
l’incertezza del sussidio europeo o regionale con una pianificazione
interamente privata, spalmata su 12 mesi -spiega Corrieri. Alle località
tradizionali, incluse Taormina e Cefalù, che subiscono passivamente i
tempi di liquidazione dei fondi comunitari e parte dei flussi del
turismo di massa generalista, Brand Eolie contrappone un’agilità
d’azione immediata. Un esempio concreto? L’affaire Mike Jagger a
Stromboli a maggio scorso, quando abbiamo dimostrato di essere capace in
appena 4 ore di convertire una crisi reputazionale in 120.000 euro di
AVE (Advertising Value Equivalent) e di possedere e saper utilizzare
un’infrastruttura digitale a scudo. Tutto ciò ha fatto dell’arcipelago
non un mero beneficiario di assistenzialismo regionale, ma l’unico
benchmark presente in Europa capace di generare a costo zero una rendita
territoriale programmata da 2 milioni 770.000 euro.

Ed è in un quadro di assistenzialismo fine a se stesso che si inserisce
Brand Eolie -incalza Corrieri. Facendo rete e attivando una rete
mediatica importante sia estera che nazionale, in appena sei mesi è
riuscita a creare un modello unico, che può diventare di riferimento in
altri territori. La strategia di quello che ormai è il “Modello Brand
Eolie” prevede una pressione mediatica costante da gennaio a dicembre,
con l’accoppiata “Isole Eolie – Brand Eolie” e si basa sulla capacità di
trasformare il puro costo industriale dei singoli attori in valore di
listino aggregato, ponendosi come un unicum, visto che in Europa non
esiste un altro sito UNESCO che possa garantire dimostrare 12 mesi
consecutivi di pressione mediatica certificata sull’accoppiata
brand-territorio, generata esclusivamente da una rete d’impresa privata,
senza sovvenzioni nazionali o europee o patrocini. E anche se abbiamo
ottenuto il patrocinio dell’assessorato regionale al Turismo e a breve
otterremo quello dell’Agricoltura, si tratta di un riconoscimento di
quello che abbiamo fatto e non di un supporto”.

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