Canicattì (Ag) – Che siamo in piena campagna elettorale per le Regionali, si capisce dalla centralità data in queste settimane alla questione dell’acqua che, nell’agrigentino, continua a scarseggiare mentre invece i rubinetti della propaganda scorrono abbondantemente. Il disastro idrico viene usato per far salire il consenso e trasformato in uno show politico.

Chi non vive sulla propria pelle questa emergenza rischia di credere che ci sia una reale volontà a trovare soluzioni. Chi, invece, vive i disagi della sete, si sente tradito due volte: da anni di immobilismo e mancate risposte e dall’odierna irrispettosa strumentalizzazione.
Facciamo un attimo un esercizio di realtà: cosa significa vivere, nel migliore dei casi, con poche ore di acqua alla settimana? Significa che la tua vita è scandita dai turni di erogazione. Significa non poter fare una lavatrice, dover calcolare quanti litri servono per cucinare, per lavarsi, per lo scarico del bagno. È una condizione degradante, umiliante, che ti priva della dignità minima.
Per capire bene la vicenda, occorre fare un po’ di chiarezza sui protagonisti. C’è AICA, il Consorzio pubblico che gestisce l’acqua nell’agrigentino. I suoi soci sono i sindaci dei comuni della provincia, che siedono anche in ATI Idrico, l’assemblea che dovrebbe garantire il controllo sul Consorzio. Un paradosso che genera un evidente conflitto di interessi perché gli stessi amministratori sono sia gestori che controllori. C’è Siciliacque, la società che vende l’acqua al Consorzio AICA. Poi c’è, anzi c’era la Consulta, l’organismo di cittadini e associazioni che aveva il compito di vigilare su AICA, finché non è stata silurata dal nuovo Consiglio di Amministrazione. Infine c’è il dottor Salvatore Licari, commercialista ed ex vicepresidente della Consulta, che in questa intervista ci guida tra i numeri e le responsabilità.
In questi giorni, mentre i rubinetti restano a secco, si punta il dito contro Siciliacque, insinuando che a muoverne i fili sia il fondo americano BlackRock. Che BlackRock abbia un interesse, seppur minimo e remoto, in questa partita è un dato di fatto e come tale va tenuto d’occhio ed eventualmente indagato, ma solo dopo aver trovato le soluzioni vere ai problemi veri che gli agrigentini vivono sulla loro pelle. In questo momento puntare l’attenzione sul colosso americano serve solo a distrarci perché la mancanza di acqua e il buco nelle casse di AICA non dipendono da BlackRock! Questo è un depistaggio, una tecnica di manipolazione per distogliere lo sguardo dalle responsabilità di AICA e dai suoi quattro anni di gestione fallimentare. E intanto i cittadini continuano a vivere senz’acqua e a subire la beffa di tariffe alle stelle e l’obbligo di pagarsi l’autobotte di tasca propria per avere il minimo per sopravvivere.
In questa intervista il dottor Salvatore Licari non usa mezzi termini per descrivere la situazione reale del Consorzio, che definisce “in bancarotta” già nel 2023: “I sindaci hanno approvato i bilanci nonostante fossero in perdita, nonostante le nostre indicazioni… Quando la legge, il Testo Unico degli Enti Locali, impone il pareggio assoluto di bilancio”.
Ma i bilanci cartacei sono solo la punta dell’iceberg. Nel video dell’intervista, il dottor Licari scava dietro i numeri e risponde a quelle domande scomode che nessuno nei palazzi della politica ha il coraggio di affrontare. Le risposte sono nei documenti reali che il dottor Licari ci mostra per smontare pezzo per pezzo la narrazione ufficiale. Una testimonianza lucida che accende i riflettori su un caso locale che, per dinamiche e gravità, rappresenta un campanello d’allarme per l’intera gestione pubblica in Sicilia.
Per ascoltare la testimonianza integrale del dottor Licari e capire cosa si nasconde davvero dietro l’emergenza, clicca sul video qui sotto.
Eliana Esposito
Copertina_Salvatore Licari

