Rivoluzione Green: è la strada giusta?

Contrariamente al pensiero dominante la mia risposta può essere solo “No”. Premesso che sia la tecnologia eolica che quella fotovoltaica a prima vista sembrerebbero assolutamente “green” – ed io sono stato un fautore della seconda oltre 40 anni fa (Relazione di studio su fattibilità di impianti elettrici con fonte energia solare per usi domestici 08/03/1984) – allo stato attuale più che una concreta soluzione, rappresentano soltanto un palliativo ed un mezzo per rimandare più in là nel tempo possibile l’adozione di provvedimenti reali che possano consentirci di abbandonare le fonti di origine fossile, grazie alle quali qualcuno continua ad accumulare fortune a discapito dell’intera razza umana e della natura.

Innanzittutto sole, vento ed acqua non sono idonei per essere applicati ad una delle più grandi esigenze della società moderna, quella della mobilità; esse comportano anche ulteriori aspetti negativi, tra i quali a puro titolo indicativo posso citare: rischi ambientali, totale assenza di un’economia circolare sottostante, problemi logistici e di trasporto, difficoltà e rischi enormi nel futuro processo di decommissioning, impatto sulla salute, ecc.

E che cosa ci viene proposto per colmare il gap energetico? Il ritorno al nucleare da fissione (entro 8/10 anni?) – stupidamente cassato nel 1987 (Chernobyl) e successiva conferma del 2011 (Fukushima), perchè in prossimità dei nostri confini esistevano già centrali potenzialmente pericolose, con conseguente inutile accettazione di costi energetici elevatissimi – ed il futuribile nucleare da fusione, forse impiegabile per scopi civili ben oltre il 2050. E su quest’ultimo, nella mia ignoranza, nutro grande paura perchè maneggiare del plasma a temperature di milioni di gradi potrebbe avere conseguenze catastrofiche per l’intera Umanità, se qualcuno ne volesse fare un uso improprio, come avvenuto con due aerei sulle torri gemelle a New York l’11 settembre 2001!

E allora? Se non vogliamo continuare a raccontarci delle storie potremmo già oggi avere una soluzione pronta e contemporaneamente intraprendere da subito altre strade che ci erano state indicate oltre 130 anni fa.

Per quanto riguarda la prima ipotesi, essa è rappresentata dalla fusione fredda (LENR Low Energy Nuclear Reaction), energia nucleare pulita ottenibile grazie a trasformazioni che possono avvenire a bassa temperatura (brevetto Omero Speri 30/03/1974), processo messo a punto già nel secolo scorso dal Prof. Speri e, successivamente, dal suo amico Zorzi; peccato che secondo Report di RAI 3 i due siano stati caldamente invitati dagli israeliani ad abbandonare i loro studi, ed è ciò che hanno fatto.

Non è andata certo meglio circa 25 anni dopo, siamo nel marzo del 1989, a due professori dell’università dello Utah, Martin Fleischmann e Stanley Pons, quando annunciarono al mondo la (ri)scoperta della fusione “a freddo”. In una conferenza stampa. Il 6 maggio del 1989, ovvero ancora prima di effettuare verifiche e valutare la ripetitività dei loro risultati, il professore emerito di Fisica del MIT Martin Deutsche definì pubblicamente la fusione fredda come mera “spazzatura”, distruggendo per sempre la vita dei due professori, e negando al mondo intero, almeno per il momento, la disponibilità di un’alternativa naturalmente compatibile … e continuando a riempire le tasche di pochi!

Purtroppo per i denigratori, il fisico Eugene Mallove, qualificato esperto sempre del MIT con un imponente curriculum presso i più prestigiosi laboratori degli USA, nel 1991 dichiarò pubblicamente che la relazione decisiva che aveva portato alla squalifica scientifica della fusione fredda era stata “inspiegabilmente” manipolata dai ricercatori a suo tempo incaricati; in sintesi, i risultati positivi dei test erano stati tenuti nascosti falsificando i documenti! Poichè Mallove, dopo essersi dimesso dal MIT per protesta contro tale comportamento, continuò nella sua pericolosa denuncia, nella notte del 14 maggio del 2004 nel corso di una tentata rapina ai suoi danni (il caso fu archiviato così), fu massacrato di botte da sconosciuti, perdendo di conseguenza la vita!

Come in precedenza accennato potremmo provare a cambiare il nostro approccio a questo problema, supponendo che avesse ragione Tesla quando nel 1891, in un discorso all’American Institute of Electrical Engineers a New York, affermò:

“In tutto lo spazio c’è energia. Questa energia è statica o cinetica? Se fosse statica, le nostre speranze sarebbero vane; se fosse cinetica – e sappiamo già che è così per certo – allora è solo questione di tempo prima che gli uomini riescano ad agganciare i loro macchinari al motore della natura. Potranno passare molte generazioni, ma col tempo i nostri macchinari saranno azionati da una potenza ottenibile in qualsiasi punto dell’Universo.”

Se riuscissimo a liberarci dal conformismo scientifico, condizionato dalle enormi masse di denaro oggi elargite ad università ed istituti di ricerca, e provassimo a dedicare qualche risorsa per approfondire quanto ipotizzato da Tesla, avremmo già fatto il primo enorme cambiamento intellettuale.

Ebbene, il prototipo che ho implementato ispirandomi a quello che disse Tesla mi permette di affermare che questo approccio innovativo può portare a dei risultati concreti, come spiegherò molto brevemente nel seguito.

Di che cosa si tratta? Di un carica batterie, realizzato in dimensioni ridotte perchè costruito in un angolo del salotto, per mezzo del quale avviene la carica di alcune batterie con modalità del tutto differenti da quelle normalmente impiegate, in quanto si basa su di un principio fisico chiamato “Rottura della Simmetria”.

Secondo Yuasa, leader mondiale nel settore delle batterie per autotrazione, per caricare una di esse occorre avere a disposizione un alimentatore, collegato alla rete elettrica, in grado di erogare una tensione superiore a quella nominale – ad esempio circa 14V per una batteria da 12V – ed una corrente contenuta nel 10% di quella di targa – ossia 5A per dispositivo da 50A – e si può caricare un esemplare per volta. Ebbene il mio dispositivo ne può caricare contemporaneamente più di una, se collegate in serie (3 nel caso in figura), e non costituisce un carico per la rete elettrica, se non per l’aspetto a cui accenno più oltre.

A titolo di esempio, riporto il grafico che descrive la ricarica di quattro batterie collegate in serie da 12V nominali e capacità di 1.3 AH, per un totale di 48V nominali (tensione totale iniziale delle batterie 49.6V):

É opportuno sottolineare che:

1) in questo caso l’apparato è stato collegato ad un alimentatore stabilizzato già nella mia disponibilità erogante 22.6V, quindi inferiore in ogni caso al nominale complessivo – il medesimo risultato è stato ottenuto utilizzando due batterie in serie da 12V, abbastanza difettose perchè di età quasi ventennale;

2) l’ assorbimento dalla rete elettrica a vuoto è di circa 25/26 mA; esso è dovuto al meccanismo interno per realizzare la necessaria “Rottura della Simmetria”, e non cambia quando collego le 4 batterie al dispositivo; ciò significa che l’attività di ricarica non avviene grazie all’alimentazione primarie, bensì cattura e trasforma l’energia che ci circonda completamente.

In estrema sintesi, il lavoro svolto, verificabile e ripetibile in ogni momento, ha portato alla costruzione di un oggetto funzionante tale da provare, a mio sommesso avviso, che è possibile:

caricare delle batterie aventi tensione nominale superiore a quella di alimentazione del dispositivo utilizzato per tale scopo, come avviene, al contrario e in un modo o nell’altro, con i sistemi tradizionali;

verificare che la ricarica di dette batterie non comporta alcuna variazione nella corrente assorbita dall’apparato rispetto a quella che si registra quando le batterie non sono ad esso connesse – in altri termini, la ricarica avviene senza che ad essa contribuisca la rete elettrica;

effettuare la contemporanea ricarica di batterie aventi differenti tensioni nominali;

utilizzare al posto del generatore connesso alla rete elettrica delle batterie scariche, ma ancora in una accettabile funzionalità.

Tutto ciò costituisce solo e soltanto una prova che esistono metodi e tecnologie verificate e verificabili differenti dall’approccio tradizionale, ed in nessun caso questo apparecchio può e deve essere considerato come un oggetto avente in sé e per sé finalità di riproduzione industriale o simile; esso però, se opportunamente sviluppato, può rappresentare una concreta indicazione che esistono alternative praticabili per generare veramente una green economy.

E non solo:

dedicare significative risorse a questa “Nuova Scienza”, anche se avremmo potuto farlo già più di un secolo fa, consentirebbe di ridurre significativamente e progressivamente le enormi somme che si stanno investendo nelle attuali tecnologie, dedicando almeno parte di esse al benessere dell’Uomo e della Natura, permettendo così di salvaguardare maggiormente questo nostro pianeta per le future generazioni;

l’impiego di modalità più “friendly” per coprire i nostri fabbisogni energetici, potrebbe anche ridurre i contrasti e le violenze purtroppo presenti nel mondo per accaparrarsi le cosiddette materie prime strategiche; quando la nostra fonte energetica sarà l’intero universo, nessuno avrà più questa nefanda, disastrosa e terribile necessità.

Ing. Alberto Rovere

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