Catania – Il Presidente emerito del Comitato: “Un evento eccezionale in Cattedrale ha svelato ai catenesi una Sant’Agata lucente ed inedita, con l’esposizione del cranio di 1800 anni fa e un futuristico busto in 3D. Coinvolgente l’emozione dei massimi vertici dei Musei Vaticani, che si erano interessati al restauro già dal 2016. Un restauro necessario per proteggere Sant’Agata e il futuro della Festa”.
I catanesi sono particolarmente avvezzi ad usare i superlativi quando parlano di Sant’Agata. D’altronde il vocabolario italiano è una fonte inesauribile di aggettivi e spesso ci viene in aiuto, ma per quello che abbiamo vissuto lunedì in Cattedrale, con il racconto emozionante e l’esposizione inedita del Busto e del cranio di Sant’Agata, è difficile trovare parole adeguate. Si è trattato di un momento unico nel percorso secolare, anzi millenario, della devozione a Sant’Agata e della sua Festa.
Il restauro del Busto Reliquario, il primo di epoca moderna, è stata un’operazione degna del Giubileo Agatino, chiesto dal Monsignor Luigi Renna e concesso da Papa Leone XIV, in occasione del nono centenario del ritorno delle Reliquie da Costantinopoli.
È stato sorprendente ammirare la lucentezza originaria del Busto, meravigliosa opera d’arte trecentesca del maestro senese Giovanni di Bartolo. Non ci aspettavamo un color oro così abbagliante, anche se alcuni elementi del Busto, come i capelli di Agata, gli angeli e le alette sono sempre state di quel colore, seppur con un’opacità dovuta allo scorrere del tempo.
Il Busto senza i gioielli rappresenta chiaramente un unicum che resterà negli occhi di chi ha avuto la fortuna di vederlo in questi giorni e nel materiale mediatico che è stato prodotto. L’ultima volta che Sant’Agata è stata “spogliata” della rete di gioielli posta sopra il Busto era il 1963 e le foto erano in bianco e nero, accentuando così quella convinzione che fosse tutto color argento. Ecco perché molti sono rimasti a bocca aperta, non solo gli ospiti come suor Raffaella Petrini, presidente del governatorato della Città del Vaticano, ma anche le tante autorità presenti, dal Sindaco Trantino, al Prefetto Signoriello, dai vertici delle Forze dell’ordine a tanti amministratori. L’emozione dei presenti nello scoprire questi segreti legati a Sant’Agata mi ha ricordato quella delle decine di migliaia di devoti in fila per ore quando negli scorsi anni abbiamo aperto al pubblico, in via straordinaria, il Sacello e la “Cammaredda” della nostra Patrona.
Ma al di là dell’aspetto storico-artistico, il restauro ha mostrato, ancora una volta, il consueto salto di qualità che Catania e i catanesi riescono a mostrare durante la Festa. Innanzi tutto, per le complesse operazioni logistiche necessarie al restauro, portate avanti con l’impegno e la riservatezza di tanti, a partire dal Maestro del Fercolo Claudio Consoli, chiamato, con i suoi collaboratori e con il Comitato per la Festa, ad un super lavoro in questo anno giubilare pieno di iniziative. Ma anche lo svolgimento dell’evento in Cattedrale, con il padrone di casa Mons. Barbaro Scionti, è stato coinvolgente, con tutta la scenografia necessaria per rendere il giusto pathos allo svelamento del Busto. Tutto questo rappresenta un mix di impegno, serietà, passione, capacità organizzativa che, come sempre, riusciamo ad esprimere quando si tratta della nostra Festa, a partire dai festeggiamenti classici di febbraio: una capacità che tutta Italia ci riconosce.
Era presente il gotha dei Musei Vaticani, personalità che “danno del tu” quotidianamente ai più grandi tesori dell’arte mondiale e della Cristianità. Tutti erano sinceramente ammirati da quello che hanno visto, vissuto e toccato in questi mesi di lavoro. Anche loro si sono resi conto di una devozione fuori dal tempo che, nel nostro Paese, solo Sant’Agata riesce a far esprimere. Non a caso è la più grande Festa d’Italia e la terza al mondo della Cristianità.
Si è respirata un’atmosfera magica quando le bravissime restauratici hanno raccontato, con entusiasmo e professionalità, le operazioni svolte in questi mesi, guidate in primis dalla Direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta. D’altronde il restauro era assolutamente necessario, come tanti abbiamo sempre sostenuto nonostante alcune resistenze. Già nel 2016, da Presidente del Comitato, ho avuto il piacere di accogliere a Catania la stessa direttrice Jatta. Insieme all’Arcivescovo Salvatore Gristina e al Sindaco Enzo Bianco, infatti, l’avevamo invitata per visionare in gran segreto il Busto in vista di un possibile restauro. All’epoca ci comunicarono che l’operazione avrebbe comportato lo spostamento del Busto a Roma, modalità impossibile da portare avanti. Oggi, invece, fortunatamente, è stato possibile svolgere tutto nella nostra città, con le restauratrici operanti presso le sale dell’Arcivescovado, con la soddisfazione di tutti e con un risultato davvero eccezionale.
Fra poche settimane, in occasione dei festeggiamenti estivi, il cranio sarà riposto nuovamente nel Busto e sarà il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, ad avere questo compito, segno tangibile di quanta attenzione ci sia nelle massime sfere vaticane. Sant’Agata, dunque, tornerà a breve alla sua consueta composizione, con la corona e i gioielli. A breve si svolgerà la delicata apposizione della rete di gioielli sul Busto: alcuni di essi sono stati eliminati per rendere tutto più armonioso e gli altri sarà necessario collocarli in modo tale da riconsegnare la classica immagine di Sant’Agata che tutti i catanesi amano. Ma intanto, in questi giorni, abbiamo avuto la fortuna di fare un viaggio nel tempo, a pensarci bene davvero sorprendente, tra passato e futuro. Il Busto è stato scomposto e la disposizione dei vari elementi agatini nel presbiterio della Cattedrale è stata altamente suggestiva: dal più antico e sacro come il cranio di ben 1800 anni fa, al Busto di 700 anni fa con gli elementi dei Papi di quel tempo e del Regno di Sicilia; dal Velo ai gioielli ex voto offerti dai devoti nel corso dei secoli; fino ad un Busto in 3D a grandezza naturale che sarà utilizzato per i non vedenti, un elemento che conferiva un’inedita sensazione futuristica all’evento.
Questa alternanza tra passato e futuro rappresenta l’essenza della Festa, un evento antichissimo che ogni anno si rinnova pur nel solco della tradizione. Scomporre, curare, rinnovare e ricomporre sono le azioni principali svolte in questi mesi e raccontate dalle restauratrici vaticane. Sono anche le stesse azioni con cui viviamo la devozione verso la Patrona. Con questo restauro, per i prossimi decenni, se non secoli, il Busto di Sant’Agata sarà protetto. E noi catanesi potremo vivere la nostra Festa con lo straordinario entusiasmo di sempre.

