Musica sulle bocche (Pasquale Mirra, Nicola Donti, Myriam Costeri & Su Cunzertu Antigu, Francesco Buzzurro, Arrepicus e il trio nordico di Arve Henriksen, Jan Bang ed Eivind Aarset)

Castelsardo (Sassari) – Un’ultima alba, un’ultima giornata tra piazze, terrazze e centro storico, prima di rimettersi in viaggio. Domenica 30 agosto Musica sulle Bocche saluta Castelsardo, al termine di quattro giornate nelle quali il borgo e il suo territorio sono diventati un grande palcoscenico diffuso della XXVI edizione del festival diretto da Enzo Favata.È proprio questa dimensione itinerante a rappresentare una delle anime di Musica sulle Bocche: la musica non rimane confinata in un unico spazio, ma cerca luoghi, paesaggi e contesti sempre diversi, trasformandoli in parte dell’esperienza. Dopo Castelsardo, il festival continuerà così il proprio cammino verso altri centri del Nord Sardegna. La giornata del 30 agosto comincia alle 6, in uno dei luoghi più iconici del territorio, con l’Alba alla Roccia dell’Elefante e Pasquale Mirra. Vibrafono, percussioni e oggetti sonori saranno al centro di Moderatamente Solo, performance sospesa tra composizione, improvvisazione e percezione dello spazio.Alle 11, nella Sala XI, torna Nicola Donti con Fuori tono – Elogio filosofico della stonatura e del silenzio. Alle 19Myriam Costeri & Su Cunzertu Antigu attraversano ancora Piazza Pianedda e il Centro Storico con la loro rilettura femminile e contemporanea della tradizione sarda, mentre alle 19:30, sulla Terrazza Sala XI, la chitarra di Francesco Buzzurro diventa una vera “orchestra a sei corde”, tra Django Reinhardt, jazz, Brasile, Piazzolla e composizioni originali.Alle 20:30 Piazza Santa Maria ospita gli Arrepicus, formazione che costruisce nuovi percorsi tra musica colta e tradizione orale sarda, dalle poliritmie delle campane al ballo campidanese e al canto a cuncordu.Il congedo da Castelsardo è affidato, alle 22, a tre protagonisti della scena nordica contemporanea: Arve Henriksen, Jan Bang ed Eivind Aarset. Con After the Wildfire, scrittura, improvvisazione ed elettronica confluiscono in un paesaggio sonoro immersivo e cinematografico, chiudendo idealmente il lungo viaggio musicale del festival nel borgo.
Moderatamente Solo 
Suite per vibrafono, percussioni, oggetti sonori 

Come nel cubismo assistiamo alla frammentazione degli oggetti e delle forme in geometrie multiple, le  quali creano una sorta di “molteplicità” visiva, così nella performance Moderatamente Solo dal titolo  “Suite dalla forma bidimensionale” ritroviamo una serie di composizioni che lo spettatore può  ascoltare, ma anche immaginare, percependole da diverse angolazioni sonore. Il mio intento è di  suonare composizioni e canzoni “scomposte” e di giocare, cosi’ come farebbe un’artista del periodo  cubista, con la geometria, la scomposizione, e la rappresentazione simultanea al fine di creare una serie  visiva che sfida la percezione tradizionale della forma e dello spazio. 

Pasquale Mirra  
Considerato tra i vibrafonisti più interessanti della scena italiana ed internazionale.  Collabora e ha collaborato con grandi improvvisatori della scena mondiale, tra i quali: Mulatu Astatkè,  Michel Portal, Shabaka Hutchings, Rob Mazurek, Moor Mother, Trilok Gurtu, William Parker, Gerald  Cleaver, Damon Locks, Fred Frith, Nicole Mitchell, Hank Roberts, Ernst Rijseger, Chad Taylor,  Ballakè Sissoko, Jeff Parker, Tomeka Reid, Jamie Branch, Jamie Saft, Tristan Honsinger, Butch  Morris, James Brandon Lewis e molti altri. 
Dal 2013 al 2018 viene nominato miglior vibrafonista italiano dalla rivista di settore Jazz it. Nel 2014  e nel 2015 inoltre considerato tra i migliori musicisti dell’anno per i critici della rivista Musica Jazz.  Dal 2008 collabora stabilmente con il noto percussionista americano Hamid Drake con il quale suona e  ha suonato in diversi progetti partecipando a numerosi Festival in America e in Europa. Con i Mop  Mop, gruppo con cui ha collaborato per circa 20 anni ha suonato in numerosi Festival europei, inciso  numerosi dischi e preso parte alle musiche del film “To Rome with Love” del regista e attore  americano Woody Allen. Dal 2015 collabora con il gruppo C’mon Tigre.  
Dal 2018 condivide un duo con il trombonista Gianluca Petrella; si sono esibiti in importanti Festival e  teatri italiani ed internazionali. Hanno inoltre inciso un disco dal titolo “Correspondence” pubblicato  dalla Tuk Music. 
Ha inciso oltre 40 dischi, svolge masterclass di improvvisazione presso i Conservatori Statali italiani  ed ha collaborato con la Radio Televisione Italiana.  
Si esibito in: Stati Uniti (New York, Chicago, New Orleans), Africa (Egitto, Zambia ed Etiopia) Asia  (Giappone, Vietnam, Thailandia, Indonesia) Europa (Olanda, Norvegia, Danimarca, Svezia, Russia,  Ungheria, Polonia, Romania, Lituania, Germania, Francia, Regno Unito, Lussemburgo, Belgio,  Portogallo, Spagna, Austria, Bulgaria, Grecia, Turchia, Cipro, Serbia, Repubblica Ceca,  Slovenia,Bosnia ed Erzegovina, Macedonia del Nord.)

Evento gratuito
Fuori tono – Elogio filosofico della stonatura e del silenzio
La diversità non è un coro che canta all’unisono. La musica, come il pensiero, si nutre di silenzi e dissonanze.

Siamo abituati a pensare all’armonia come all’assenza di conflitto: voci che si fondono, timbri che si confondono fino a diventare un unico suono, uniforme, levigato e rassicurante. È un’immagine confortante, ma, musicalmente parlando, quasi sempre falsa.
Ogni autentica tradizione polifonica ci racconta infatti qualcosa di diverso. Le voci convivono proprio perché restano riconoscibili, ciascuna con il proprio timbro, la propria posizione e persino la propria “stonatura” rispetto alle altre. Ed è da questo disaccordo organizzato che nasce qualcosa che nessuna voce, da sola, sarebbe in grado di produrre. Non un’unità costruita nonostante le differenze, dunque, ma un’unità resa possibile proprio dalle differenze.
Da questo principio musicale prende avvio una riflessione più ampia sul nostro modo di intendere la diversità. La domanda è se la retorica contemporanea, pur celebrandola, non finisca talvolta per cercare di accordare tutti sulla stessa nota: quella considerata giusta, condivisa, approvata, quella che non disturba e non “stona”. Forse, invece, la sfida più autentica consiste nell’imparare a tenere insieme voci che rimangono differenti e che possono continuare, legittimamente, anche a non comprendersi fino in fondo.
Ma la polifonia suggerisce anche un’altra prospettiva. Siamo portati a valutare un coro attraverso i suoni che produce: chi canta, con quale intensità, con quale timbro. Eppure, ascoltandolo davvero, si scopre che la qualità di un insieme di voci dipende anche – e forse soprattutto – dal momento in cui ciascuna di esse sa fermarsi.
Il silenzio, allora, non è semplicemente assenza di voce. È lo spazio che una voce lascia perché un’altra possa esistere ed essere ascoltata. Ed è proprio qui che la metafora musicale incontra più profondamente il tema della diversità. Non basta mettere insieme voci differenti: senza ascolto e senza spazio reciproco, la pluralità rischia di trasformarsi soltanto in una sovrapposizione di rumori. La differenza acquista valore quando ciascuno è capace anche di arretrare, di tacere al momento giusto, di lasciare spazio affinché la voce dell’altro possa emergere.
Un intervento per chi è venuto a sentir cantare e si ritrova, quasi senza preavviso, a pensare.

Nicola Donti è professore di Filosofia della Scienza e Filosofia del Linguaggio presso l’Università di Perugia.
Nel corso degli anni ha costruito un percorso capace di unire il rigore accademico a una comunicazione contemporanea, accessibile e profondamente umana.
La sua attività si concentra sui temi della comunicazione, delle relazioni, della leadership e dei cambiamenti sociali e culturali che attraversano la società contemporanea.
Attraverso conferenze, incontri pubblici e progetti editoriali affronta argomenti legati alla consapevolezza personale, alla gestione delle emozioni, ai conflitti, all’etica e al rapporto tra individuo e collettività.
Negli ultimi anni è diventato uno dei volti più riconoscibili della divulgazione filosofica italiana, grazie alla capacità di tradurre concetti complessi in riflessioni concrete e attuali.
La sua cifra stilistica è un linguaggio diretto, mai accademico in senso sterile, ma capace di mantenere profondità e autorevolezza.
Parallelamente all’attività universitaria collabora con aziende, organizzazioni e realtà formative su temi legati al benessere organizzativo, al pensiero critico e alla comunicazione efficace.
Particolare attenzione è dedicata anche all’impatto dell’intelligenza artificiale, ai bias cognitivi e alle trasformazioni culturali generate dalla tecnologia.
Accanto alla divulgazione digitale e agli eventi dal vivo, Nicola Donti ha intrapreso anche un percorso teatrale.
Il teatro rappresenta per lui un’estensione naturale della propria ricerca comunicativa: uno spazio in cui filosofia, racconto ed esperienza emotiva si incontrano dal vivo, senza filtri.
I suoi spettacoli portano sul palco riflessioni contemporanee, alternando ironia, profondità e momenti di forte coinvolgimento emotivo.
Un format che unisce pensiero e intrattenimento, mantenendo sempre centrale il dialogo con il pubblico.
Oggi Nicola Donti continua a sviluppare progetti tra università, teatro, formazione e comunicazione, con l’obiettivo di rendere la filosofia uno strumento concreto per leggere meglio il presente.

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Su Cunzertu Antigu è il primo ensemble strumentale sardo interamente al femminile, ideato da Myriam Costeri con l’obiettivo di offrire una rilettura contemporanea e femminile della musica tradizionale dell’isola.
Attivo dal 2012, il progetto nasce dalle sonorità della tradizione barbaricina e del Cunzertu Antigu Gavoesu — basato su tamburo, triangolo e pipiolu — e le intreccia con altri strumenti identitari della Sardegna, tra cui organetto, fisarmonica, chitarra, trunfa, launeddas e canna isperriada. Ne emerge un linguaggio musicale che valorizza le diverse provenienze e sensibilità artistiche delle musiciste coinvolte.
L’ensemble si configura come un collettivo musicale femminile che unisce ricerca, tradizione e sperimentazione. Accanto ai balli tradizionali sardi, il repertorio include arrangiamenti originali e contaminazioni contemporanee, capaci di dialogare con linguaggi musicali diversi pur mantenendo un forte legame con il patrimonio culturale dell’isola.
Su Cunzertu Antigu si esibisce in abiti tradizionali sardi reinterpretati con sensibilità contemporanea: i capelli sciolti diventano simbolo di libertà, forza e identità femminile. Ogni performance si trasforma così in un racconto sonoro e visivo che crea un ponte tra passato e presente, restituendo un’immagine di Sardegna viva, dinamica e universale.
Nel corso degli anni, il gruppo si è esibito in numerosi festival ed eventi culturali in Italia e all’estero, tra cui l’Accordion Festival di Zug (Svizzera), il Festival de la Cultura Internacional di Madrid, Escale à Sète – Festival des Traditions Maritimes et Méditerranéennes (Francia), rappresentanze culturali della Sardegna in Belgio e la rassegna “Sardegna Natura Cultura e Talenti” presso l’Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam. Tra le partecipazioni più recenti figurano l’apertura del festival letterario Marina Cafè Noir, l’International Folk Fest e il Festival delle Launeddas.
In Sardegna, l’ensemble ha partecipato a festival internazionali del folklore e delle tradizioni popolari, eventi dedicati alla musica di ricerca e alla cultura identitaria isolana, collaborando con numerose realtà artistiche e istituzionali del territorio.
L’ensemble si distingue per un approccio performativo che unisce tradizione, ricerca sonora e forte presenza scenica, valorizzando il patrimonio musicale sardo attraverso una prospettiva femminile e contemporanea.

Formazione – Su Cunzertu Antigu:
Organetto / Fisarmonica
Chitarra
Launeddas
Trunfa / percussioni tradizionali
Tamburo / percussioni
Triangolo
Pipiolu / strumenti a fiato tradizionali

Evento gratuito
Il maestro Buzzurro definito da Ennio Morricone come “uno più grandi chitarristi al mondo perchè  capace di rendere fruibile a tutti la musica colta”, interpreta (caso unico al mondo sulla chitarra solista)  con arrangiamenti trascendentali sulla sua “chitarraorchestra” il meglio della musica del chitarrista gipsy  Django Reinhardt unitamente a brani tratti dalla tradizione brasiliana, celebri standard jazz, musica di  Piazzolla e composizioni originali di grande presa sul pubblico. 
Francesco Buzzurro suona la chitarra dall’età di sei anni ed avendo affiancato agli studi classici  una profonda ricerca nell’ambito del jazz ha sviluppato presto una particolare maniera  d’improvvisare in versione solistica che gli consente di suonare con assoluta disinvoltura dando  al pubblico l’impressione di ascoltare un’intera band. Laureatosi in Chitarra Classica , in Lingue  Straniere e in Musica Jazz con 110 lode menzione d’onore entra nell’Orchestra Jazz Siciliana e  condivide il palco con mostri sacri della musica jazz internazionali tra cui Bireli Lagrene, Richard  Bona, Christian McBride, Yamandù Costa, Phil Woods, Arturo Sandoval, Diane Shurr, Toots  Thielemans, Bob Mintzer ed altri. Collabora con l’Orchestra Sinfonica Siciliana e con alcuni tra i  più noti esponenti del pop italiano come Antonella Ruggiero , Fabio Concato, il compianto Lucio  Dalla e molti altri. È autore della colonna sonora di “Io Ricordo”, docu-fiction dei fratelli Muccino.  Chitarrista di confine e fuori dagli schemi, tiene seminari unificati per i dipartimenti di chitarra  classica e jazz all’University of Southern California di Los Angeles e ha inciso numerosi dischi a  suo nome in quartetto e come solista , tra questi il fortunatissimo “L’Esploratore”. Insignito del  titolo di Ambasciatore di Pace con la Musica dal Delegato Lions all’ONU nel 2009 a Minneapolis  è anche docente di Chitarra Jazz al Conservatorio di Palermo, tiene masterclass presso  conservatori, scuole di musica e università italiane e straniere

Evento gratuito
In Sardegna “is arrepícus” erano i rintocchi delle campane che scandendo il ritmo del ballo annunciavano alla comunità l’inizio della festa. Con lo stesso termine i suonatori di chitarra della tradizione, i più anziani, sono soliti riferirsi ad una peculiare tecnica esecutiva molto ritmica e sonora in cui riecheggiano, appunto, le poliritmie delle campane.

Così questa formazione cagliaritana composta da chitarra, contrabbasso, percussioni e voci, si pone come una sorta di officina musicale in cui sperimentare e comporre nuova musica, battendo sentieri concreti e percorribili tra il mondo colto e quello della musica di tradizione orale sarda, in cui spiccano i riferimenti al ballo campidanese, alle poliritmie rituali e al canto a quattro (cuncordu).
After the Wildfire è un progetto musicale che unisce scrittura, improvvisazione ed elettronica in un unico flusso sonoro continuo.
Al centro del lavoro ci sono Jan Bang, Arve Henriksen e Eivind Aarset, tre musicisti tra i più influenti della scena contemporanea nordica. Insieme sviluppano un linguaggio in cui il suono viene costantemente trasformato, rielaborato e ricomposto in tempo reale.
Il progetto si sviluppa come una grande composizione collettiva che integra anche le percussioni di Ingar Zach, le voci macedoni e l’ensemble orchestrale della FAME’S Institute Orchestra, sotto la direzione di Dzijan Emin.
After the Wildfire si muove liberamente tra diversi mondi sonori: improvvisazione e scrittura, strumenti acustici ed elettronica, stratificazioni orchestrali e manipolazione digitale. Ne emerge un paesaggio musicale denso e cinematografico, in cui frammenti melodici, texture ambientali e improvvisazioni si dissolvono e riappaiono continuamente.
Il risultato è un’opera fluida e immersiva, in cui il confine tra performance e produzione in studio scompare. La musica si sviluppa come un racconto sonoro in trasformazione costante, sospeso tra momenti di grande intensità orchestrale e sezioni più rarefatte e contemplative.
After the Wildfire rappresenta un incontro tra linguaggi diversi che convergono in una visione sonora coerente, profondamente emotiva e in continua evoluzione.

FORMAZIONE:
Jan Bang – live sampling, elettronica, voce
Arve Henriksen – tromba, voce
Eivind Aarset – chitarra, elettronica
Ingar Zach – percussionista

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