La cooperazione chiede di non essere lasciata sola. Legalità e lotta alla corruzione: un patto con le istituzioni per difendere le imprese

L’avvocato Nino Caleca: «Avvertiamo un fastidioso senso di solitudine». Il presidente di Legacoop Simone Gamberini: «Non c’è sviluppo senza legalità». Il magistrato Dino Petralia richiama il rischio delle infiltrazioni e chiede più attenzione per il mondo cooperativo.

Palermo Il rischio è restare soli. Soli a presidiare i beni confiscati, a difendere il lavoro dalle infiltrazioni mafiose, a chiedere che il contrasto alla criminalità e alla corruzione torni al centro del dibattito pubblico. Dalla seconda giornata di MADRÈA – La cooperazione in festa, organizzata da Legacoop Sicilia a Villa Filippina, a Palermo, arriva una richiesta alle istituzioni e al mondo economico: condividere fino in fondo la responsabilità della legalità. Perché le cooperative possono fare molto, a partire dai controlli al proprio interno, ma hanno bisogno di attenzione, strumenti e alleanze che durino nel tempo.

A dare voce al disagio è l’avvocato cassazionista Nino Caleca: “Oggi la Lega delle Cooperative avverte un fastidioso senso di solitudine”. Un richiamo che investe anche la partecipazione ai processi e la capacità di esporsi insieme contro la mafia: “Non è possibile che nei processi di mafia non ci siano più i commercianti, gli imprenditori, la parte civile”. Per Caleca occorre riportare le iniziative antimafia al centro del confronto pubblico e, contemporaneamente, “rinforzare gli anticorpi all’interno delle singole cooperative”: modelli di gestione, codici etici, autodichiarazioni, strumenti attraverso cui rendere concreta e quotidiana la scelta della legalità.

Il tema dell’attenzione che si affievolisce torna nelle parole del magistrato Dino Petralia, già Procuratore generale di Reggio Calabria “Il cooperativismo – ricorda – attraversa da più di un secolo la storia economica del Paese e «va sostenuto, promosso, direi coccolato. Un sostegno che richiede interventi legislativi e una cura che, osserva, “da magistrato, ho visto scemare”. Il rischio è che anche nel mondo cooperativo aumentino gli spazi per le infiltrazioni. Da qui l’invito ad “aumentare i controlli, l’attenzione, l’amore per la cooperazione”.

La risposta indicata dal presidente nazionale di Legacoop Simone Gamberini parte da un principio: “Non c’è sviluppo senza legalità”. È la condizione per avere un tessuto economico sano, tutelare i diritti dei lavoratori e far crescere l’economia siciliana. Per questo serve “un patto con le istituzioni, con il resto del sistema economico” che metta la legalità al centro delle scelte. Un impegno che Legacoop porta avanti attraverso il riuso dei beni confiscati e la costruzione di codici di autoregolamentazione: alla responsabilità delle singole imprese deve corrispondere una responsabilità condivisa.

“Oggi parliamo di legalità, di giustizia, di tutela da infiltrazioni mafiose – sottolinea Filippo Parrino, presidente di Legacoop Sicilia – richiamando «il grande impegno di Legacoop nella gestione dei beni confiscati”. È anche su questo terreno che la cooperazione chiede di essere accompagnata: restituire alla collettività un patrimonio sottratto alla mafia significa farlo vivere, trasformarlo in occupazione e servizi, dare continuità a un’esperienza che riguarda l’intero territorio.

Il confronto su legalità, corruzione, contrasto alla criminalità organizzata e sviluppo dell’impresa cooperativa, moderato da Giovanni Bianconi, editorialista e inviato del Corriere della Sera, ha così riportato al centro il rapporto tra qualità dello sviluppo e partecipazione. La richiesta emersa da Villa Filippina è che l’impegno delle cooperative trovi una presenza altrettanto costante nelle istituzioni e negli altri protagonisti dell’economia.

MADRÈA prosegue sabato 12 settembre, con Cooperare per lavorare. Il Manifesto del lavoro cooperativo in Sicilia: un confronto sulle condizioni necessarie per creare occupazione e offrire un futuro a chi rischia di lasciare l’Isola. Introduce Carmelo Greco, modera Nadia La Malfa. Intervengono Paolo Amenta, Alessandro Bellavista, Chiara Gribaudo, Alfio Mannino, Michele Schirru, Carmelo Traina e Antonio Zampiga; conclude Simone Gamberini.

Dalle 10 alle 20, Villa Filippina ospiterà anche Agorà, la Città della Cooperazione, con prodotti delle cooperative agroalimentari, artigianato sociale e laboratori per bambini. Alle 17.30, Antonio Vassallo presenterà Negli occhi di Giovanni. Storia di un ragazzo di Capaci, scritto con Fabrizio Silei. La sera, il recital con Francesco Buzzurro, Giuseppe Milici e Daria Biancardi.

Domenica 13 settembre lo sguardo si sposterà sulle città con Abitare il futuro: adattamento climatico, rigenerazione e nuovi spazi urbani. Dopo l’introduzione di Masino Lombardo, il programma prevede gli interventi di Giovanna Barni, Maurizio Carta, Giampiero Cannella, Mario Cucinella, in collegamento da remoto, Francesca Durighel, Alberto Firenze, Marco Ingrassia e Michele Sodano. A chiudere la manifestazione sarà Ezio Mauro con Addio alla Corona, il reading teatrale dedicato al referendum del 1946, al crollo della dinastia sabauda e alle divisioni dell’Italia uscita dalla guerra.

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