Sicilia RimanDATI 4^ edizione Report

Palermo – Trasparenza beni confiscati balzo in avanti

Più di sette comuni su dieci destinatari di beni immobili sottratti alle mafie in Sicilia adempiono oggi all’obbligo di pubblicazione dell’elenco sul proprio sito. Sono ancora 51 i comuni inadempienti

Tra gli 157 enti che pubblicano solo il 48% il formato Open data, ottimale per la consultazione della cittadinanza. Il 46% usa il PDF ricercabile che non rappresenta il formato più agevole nella consultazione dei dati.

Permangono alcune criticità: la Provincia di Messina non pubblica l’elenco dei beni confiscati e le relative informazioni, mentre la Regione Siciliana lo rende disponibile con modalità che non ne assicurano una pronta e agevole accessibilità da parte dell’utenza.

Libera presenta “RimanDATI” il quarto Report nazionale sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali, in collaborazione con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e con il prezioso contributo di ISTAT

Libera: “Illuminare i beni confiscati è dare linfa alla democrazia”.

Più di sette comuni su dieci destinatari di beni immobili sottratti alle mafie in Sicilia adempiono oggi all’obbligo di pubblicazione dell’elenco sul proprio sito. Complessivamente su 208 comuni destinatari di beni immobili confiscati sono 157 quelli che pubblicano i dati. Ma sono ancora ben 51 quelli inadempienti sulla trasparenza. Restano, tuttavia, alcune criticità sul piano della trasparenza. La Provincia di Messina risulta inadempiente, poiché non pubblica l’elenco dei beni confiscati e le relative informazioni. Diversa è la situazione della Regione Siciliana, che rende disponibile l’elenco, ma con modalità che non consentono all’utenza di individuarlo e consultarlo con immediatezza. I dati emergono dalla quarta edizione di “RimanDATI”, il report nazionale promossa da Libera in collaborazione con il Gruppo Abele, il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e con il contributo di ISTAT. Il monitoraggio è stato condotto grazie al lavoro di oltre 80 volontari in tutta Italia, formate per rilevare capillarmente il livello di trasparenza degli enti territoriali.

RimanDATI, l’unico report in Italia che indaga lo stato della trasparenza degli enti territoriali in materia di beni confiscati, costituisce ormai un punto di riferimento fondamentale per chi si occupa, appunto, di trasparenza e di beni confiscati. E anche uno strumento straordinario di attivazione e di cittadinanza responsabile, oltre che di sostegno e accompagnamento per la Pubblica Amministrazione. Il diritto di sapere resta, per Libera, un imperativo, al pari dell’impegno per ottenere che, anche attraverso il diritto di sapere, sempre più beni sottratti alle mafie tornino concretamente alla collettività.

A livello nazionale, la trasparenza sulla gestione dei beni confiscati nelle amministrazioni comunali italiane compie un netto passo in avanti. Su 1.174 Comuni destinatari di immobili sottratti alle mafie, ben 938 (pari al 79,8%) adempiono oggi all’obbligo di pubblicazione dell’elenco sul proprio sito internet. Soltanto 236 enti (il 20,2%) risultano ancora inadempienti. Un risultato che segna un tasso di crescita del 15% rispetto alla precedente edizione del monitoraggio e una svolta radicale rispetto al primo report del 2021, quando solo il 38% degli enti pubblicava tali dati e non esisteva ancora un modello di riferimento unico per il confronto. La mappa della trasparenza evidenzia una crescita omogenea a livello nazionale, pur con alcune differenze geografiche. Nord Italia: si conferma la macroarea più virtuosa con l’88,5% degli enti adempienti. Centro Italia: registra una forte accelerazione raggiungendo il 77,8%, con un incremento di quasi 20 punti rispetto alla rilevazione precedente. Sud Italia e Isole: continua la propria crescita attestandosi al 75%. A livello regionale, raggiungono o superano il 90% di Comuni adempienti la Basilicata, il Molise e l’Umbria (100%), la Liguria e il Veneto (94%), l’Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia (90%). Nessuna regione italiana si colloca al di sotto della soglia del 50%.

“Mafie e corruzione prosperano nel buio e nell’indifferenza. Democrazia, legalità e giustizia lo fanno, invece, nella luce. Illuminare i beni confiscati – commenta Tatiana Giannone, responsabile nazionale Beni Confiscati di Libera – vuol dire attivare tutti quei meccanismi che, a partire dalla conoscenza e dalla piena accessibilità dei dati e delle informazioni, possono facilitare i percorsi di riutilizzo; significa allora dare linfa alla democrazia, alla legalità e alla giustizia. Il percorso di RimanDATI continua con un obiettivo preciso: raggiungere la piena trasparenza sul 100% degli enti monitorati. Perché ogni dato pubblicato non è solo un’informazione in più: è uno spazio di potere restituito alla collettività. Ogni elenco reso accessibile è una barriera in meno tra istituzioni e cittadini. Ogni miglioramento nella trasparenza è un avanzamento nella possibilità di controllo, partecipazione e proposta. Rendere visibili i beni confiscati significa renderli anche immaginabili. Significa permettere a comunità, cooperative, reti territoriali di pensare nuovi progetti, di avanzare proposte, di costruire esperienze di riutilizzo sociale. La trasparenza non si limita a raccontare ciò che esiste, ma crea anche le condizioni perché esista di più. In questo senso, RimanDATI non è soltanto un report sulla trasparenza. È un dispositivo politico che riafferma un’idea precisa di Stato e di democrazia: uno Stato che non teme lo sguardo dei cittadini, e cittadini che non rinunciano a esercitare il proprio diritto di sapere. È la dimostrazione che la legalità non si esaurisce nella confisca, ma si compie nel riutilizzo sociale; e che il riutilizzo sociale non può prescindere dalla pubblicità, dall’accessibilità, dalla responsabilità. Se i beni confiscati rappresentano la sconfitta del potere mafioso, la loro gestione trasparente e partecipata rappresenta la vittoria della democrazia.”

Il report di Libera ha visto due fasi di monitoraggio sui 208 comuni della Sicilia destinatari di beni immobili confiscati: una prima ricognizione, all’esito della quale erano 128 i comuni che pubblicavano l’elenco (pari al 61%); successivamente, ai comuni è stata inviata la domanda di accesso civico, con la quale, dopo la prima ricognizione, è stato richiesto di pubblicare o aggiornare gli elenchi; infine, una seconda ricognizione condotta sui siti dei comuni che hanno risposto alla domanda di accesso civico semplice. Il balzo in avanti nella direzione di una maggiore quantità di enti che pubblicano l’elenco è stato sufficiente: si è passati infatti al 76% degli enti che pubblicavano elenco con un incremento del 14%.

Un approfondimento è stato fatto sulla modalità di pubblicazione dell’elenco, da cui dipende in maniera sostanziale la qualità dei dati messi a disposizione. In Sicilia tra gli 157 enti che pubblicano solo il 48% utilizza il formato Open data , ottimale per la consultazione della cittadinanza. Il 46% usa il PDF ricercabile che non rappresenta il formato più agevole nella consultazione dei dati. Preoccupa il 6% dei comuni che usa ancora il PDF scansione. Rispetto alle diverse categorie di informazioni che il 93% degli enti compila correttamente le informazioni sui dati catastali, il 92% sull’ubicazione del bene, mentre ben il 96% fornisce le informazioni sulla tipologia di bene immobile confiscato. Scende al 69% la pubblicazione dei dati sui concessionari che hanno in gestione il bene e solo il 45% fornisce informazioni rispetto alla durata dell’esperienza di riuso e quindi rispetto alla scadenza della concessione.

Anche in questa quarta edizione del report per una misurazione composita della trasparenza in materia di beni confiscati abbiamo costruito un ranking mediato degli enti locali su scala da 0 a 100, laddove 0 è riferibile a situazioni di totale assenza di dati pubblicati, 100 a situazioni inverse di presenza corretta di tutti i dati, la media nazionale è pari di tutti gli enti è pari a 56.2 punti. La Sicilia con un ranking di 49,7 punti si colloca ben al di sotto della media nazionale.

RimanDATI e l’analisi dei dati nazionali che si compie nel report sono un pezzo della riflessione che ha portato alla costruzione della campagna “Diamo Linfa al Bene”, per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia possa, ogni anno, essere messa a disposizione delle pratiche di riuso pubblico e sociale. Partendo dalla conoscenza e dalla partecipazione al disegno delle politiche pubbliche, il passo successivo è quello di trovare le giuste risorse per poter sostenere e far avanzare queste realtà. Più di 100.000 persone hanno già aderito alla campagna con la loro firma e ora, con l’avvio dell’autunno, chiederemo anche agli enti pubblici di prossimità di sostenerci.

🔗 Il Report è scaricabile dal sito di Libera 👉 https://www.libera.it/it-schede-2858-rimandati_4

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