
Roma – Teatro Valle, restituito alla città uno dei luoghi simbolo della cultura romana. Presentati gli interventi di restauro realizzati da Roma Capitale a conclusione di un percorso di recupero e valorizzazione di uno dei luoghi più rappresentativi di Roma e della storia del teatro italiano.
Si alza ufficialmente il sipario sul nuovo Teatro Valle, lo storico teatro settecentesco restituito alla città dopo sedici anni al termine di un articolato e complesso intervento di restauro avviato nel marzo 2023. Nel corso della conferenza stampa di questa mattina, alla presenza del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, del sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce e dei vertici della Fondazione Teatro di Roma, sono stati presentati nel dettaglio gli interventi di restauro e riqualificazione curati dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzati in collaborazione con il Ministero della Cultura.
L’investimento complessivo ammonta a oltre 11 milioni di euro. Un intervento complesso, reso possibile dal lavoro congiunto di professionisti, tecnici, restauratori e maestranze specializzate, le cui diverse competenze hanno accompagnato tutte le fasi del recupero, contribuendo a restituire alla città un bene di straordinario valore storico, artistico e culturale.
I lavori hanno interessato l’intero complesso monumentale con un articolato programma di restauro conservativo, adeguamento strutturale e ammodernamento impiantistico, finalizzato a garantire la piena sicurezza, l’accessibilità e la funzionalità del teatro nel rispetto della sua identità storica.
Un impegno lungo e particolarmente complesso che ha coinvolto contemporaneamente nel cantiere diverse imprese, fino a 80 maestranze presenti quotidianamente negli ultimi mesi, decine di specialisti, ingegneri e architetti e tecnici, oltre a restauratori e storici dell’arte.
L’ampio processo di recupero e ammodernamento ha riguardato in primo luogo la sala, i palchi, gli scaloni e le parti monumentali progettate da Giuseppe Valadier. È stato demolito l’assito della parte più profonda del palcoscenico e si è provveduto a completare lo scavo degli ambienti interrati, in particolare nel sottopalco, nel sotto-retropalco e nel cavedio nord, destinati a ospitare i locali tecnici e ambienti adibiti a deposito.
Particolarmente rilevante è stato il restauro degli apparati decorativi, condotto sulla base di approfondite indagini storiche e stratigrafiche svolte dalla Sovrintendenza Capitolina insieme alla Soprintendenza statale e ai restauratori incaricati. I lavori hanno consentito di recuperare le decorazioni storiche dei palchi, la tela del soffitto e l’arco del boccascena, riportando alla luce elementi di grande valore artistico nascosti da interventi successivi.
Tra le scoperte più significative emerse nel corso del cantiere figura il recupero di una decorazione ottocentesca nascosta sotto ridipinture novecentesche. Nell’arco del boccascena è infatti riemersa una pregevole “Danza delle ore”, composta da putti monocromi di raffinata qualità pittorica su fondo in oro zecchino, riconducibile agli interventi ottocenteschi documentati negli elaborati storici legati a Valadier.
Accanto al recupero delle testimonianze più antiche, durante il restauro si è scelto di conservare anche una traccia della storia più recente del teatro. Sono stati infatti mantenuti i messaggi e gli slogan contro le discriminazioni realizzati lungo le scalinate durante l’occupazione del 2011 da parte di attori e lavoratori dello spettacolo, poi costituitisi nell’Associazione Fondazione Teatro Valle Bene Comune, a testimonianza dell’esperienza e dei valori che vi furono espressi.
Al recupero artistico si è affiancata una fase di ammodernamento, caratterizzata dalla realizzazione di numerose nuove opere strutturali, tra cui una struttura alleggerita sopra la volta del retropalco, nuove fondazioni per il montacarichi dal palcoscenico al sottopalco, per l’ascensore e per il corpo scale ubicati nel sotto-retropalco, oltre a tutte le strutture relative al cavedio nord. Completamente ripensati i camerini, oggetto di nuova realizzazione, con l’inserimento di scale e ascensore per gli artisti e i tecnici.
Anche il pubblico beneficerà del complessivo rinnovamento del teatro, grazie a una sala completamente ridipinta e a nuovi arredi, poltrone della platea e sedie dei palchetti.
Sono stati realizzati percorsi accessibili, ascensori e spazi di servizio in sicurezza. Sono stati rinnovati gli impianti tecnologici e adeguati i sistemi di prevenzione incendi con l’adozione della nuova tecnologia water-mist, un sistema antincendio all’avanguardia che, oltre a consentire un’ottimizzazione degli impianti necessari, richiede una ridotta quantità di acqua, risultando particolarmente idoneo per luoghi di carattere monumentale.
Un ultimo significativo intervento è consistito nella realizzazione dei nuovi impianti scenotecnici per il controllo e la gestione delle luci, dell’audio e dei segnali video a servizio della scena, completi delle centrali e dei terminali nella torre scenica e ai vari livelli dei palchi.
“È una grande emozione restituire finalmente ai romani il Teatro Valle dopo sedici anni. Non riapriamo soltanto uno dei teatri più antichi e prestigiosi d’Europa, ma restituiamo alla città un luogo straordinario di cultura, libertà e partecipazione. Abbiamo investito oltre 11 milioni di euro e affrontato un restauro di straordinaria complessità, che ha richiesto interventi delicati, soluzioni tecniche impegnative e un lavoro di grande precisione nel rispetto della storia e dell’identità di questo teatro. Voglio ringraziare la Sovrintendenza Capitolina, che ha guidato questo progetto, e in particolare le maestranze, i restauratori, i tecnici e tutte le lavoratrici e i lavoratori che, con professionalità, passione e dedizione, hanno reso possibile questo risultato. Il Valle ha attraversato tre secoli di storia, ha conosciuto grandi stagioni artistiche e momenti importanti di impegno civile. Ora torna a vivere, con una nuova missione dedicata alla drammaturgia contemporanea. Perché crediamo che la cultura sia una parte essenziale della vita democratica di Roma. Oggi si chiude una lunga attesa e si apre una nuova stagione. Bentornato, Teatro Valle”, ha dichiarato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.
La riapertura del Teatro Valle non rappresenta soltanto il completamento di un importante intervento di tutela del patrimonio storico, ma segna la restituzione alla collettività di un luogo profondamente radicato nella memoria culturale di Roma. Per la sua storia, per il ruolo svolto nella vita artistica della città e per il valore simbolico che ha assunto nel corso dei secoli, il Valle torna a essere uno spazio di incontro, partecipazione e produzione culturale, aperto alle cittadine e ai cittadini e destinato a rafforzare il legame tra patrimonio storico e vita contemporanea della Capitale.
Con il completamento dei lavori, il Teatro Valle inaugura così una nuova stagione della propria storia, nelle mani della Fondazione Teatro di Roma, come Casa della Drammaturgia Contemporanea: un luogo di produzione, scrittura e confronto sul presente, punto di snodo tra la grande scrittura del secondo Novecento e le voci della scena odierna.
Una nuova stagione che prende ufficialmente il via con Francesco Piccolo e il suo spettacolo La sera della prima. Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle, un racconto che intende rievocare la burrascosa serata di quel lontano 1921, quando l’opera di Pirandello andò in scena per la prima volta proprio al Teatro Valle. Lo spettacolo sarà in replica fino al 18 ottobre.
Il Valle restaurato
Opere di restauro architettonico e strutturale del Teatro Valle (restauro conservativo e adeguamento alle normative di sicurezza e accessibilità)
Nel 1969 il Teatro fu ceduto dalla Famiglia Capranica all’Ente Teatrale Italiano che già lo gestiva da alcuni anni.
A seguito della soppressione dell’ETI, nel 2011 l’attività del Teatro cessò temporaneamente. Per garantire l’esercizio delle rappresentazioni teatrali, il Ministero per i Beni e Attività Culturali e del Turismo affidò già in tale momento il Valle a Roma Capitale, chiedendone un progetto di valorizzazione.
Nell’agosto 2014, Roma Capitale, nelle more della definizione formale degli accordi per il definitivo passaggio del Teatro al Comune, il Valle è stato affidato al Teatro di Roma con il compito di predisporre un progetto di gestione e valorizzazione.
Il percorso amministrativo e operativo per il recupero del Teatro prese avvio con il Protocollo d’intesa del 2015 tra MiBACT e Roma Capitale e con il successivo trasferimento gratuito dell’immobile al patrimonio capitolino, formalizzato nel 2016. Furono quindi realizzati i primi interventi di verifica, messa in sicurezza e conservazione dell’edificio, cui seguirono le indagini tecniche e l’iter per la progettazione del restauro. Tra il 2018 e il 2021 furono sviluppate e approvate la progettazione definitiva ed esecutiva e fu avviato un cantiere pilota per definire le modalità di restauro degli apparati decorativi. Ottenute le necessarie autorizzazioni e completata la progettazione, si decise infine di riunire in un unico appalto tutti gli interventi previsti, con l’obiettivo di ottimizzare tempi, procedure e organizzazione del cantiere.
Conclusa la procedura di gara, i lavori sono stati consegnati nel marzo 2023. Il restauro strutturale del Teatro è stato curato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali d’intesa con il Ministero della Cultura, con un intervento di riqualificazione integrale del complesso architettonico.
Le lavorazioni inizialmente previste da progetto esecutivo comprendevano:
il restauro conservativo della sala, degli spazi di distribuzione e circolazione del pubblico, degli scaloni e della facciata progettati da Giuseppe Valadier nell’ambito del suo intervento di ampliamento del teatro all’inizio dell’Ottocento;
la risistemazione degli spazi di supporto alla sala con l’eliminazione delle barriere architettoniche, per garantire la piena accessibilità del teatro alle persone con ridotta mobilità;
la rifunzionalizzazione del palcoscenico e delle sue attrezzature e servizi, anche mediante la demolizione e ricostruzione dei camerini serviti da due scale e un ascensore;
la revisione, l’adeguamento e il rinnovo di tutti gli impianti tecnologici (elettrici e di climatizzazione);
la realizzazione di una grande vasca di accumulo per l’acqua antincendio.
Nel corso dei lavori, data la rilevanza storico-artistica dei luoghi e la finalità socio-culturale dell’intervento, sono emersi fattori e circostanze che hanno evidenziato l’opportunità di alcune modifiche tecnico-economiche, volte al miglioramento e all’efficientamento degli interventi già avviati.
Tali modifiche hanno riguardato, tra le altre, le seguenti lavorazioni:
prevenzione incendi: rispetto al progetto inizialmente presentato, si è ritenuto di revisionare tutto il sistema di spegnimento utilizzando la tecnologia water-mist; tale tecnologia, più evoluta rispetto ai tradizionali impianti sprinkler, ha consentito di rivedere quanto inizialmente concepito con conseguente ridimensionamento delle vasche previste originariamente (da 70.000 lt a circa 25.000 lt), oltre a una ottimizzazione di tutti i circuiti impiantistici;
revisione delle opere strutturali: durante il corso delle lavorazioni, soprattutto a seguito delle demolizioni, è emersa la necessità di apportare alcune modifiche alle opere strutturali inizialmente concepite, per adeguarle al contesto reale esistente; tali variazioni, per quanto non sostanziali, hanno comportato svariati interventi di adattamento quali cerchiature, iniezioni ecc.
revisioni delle opere impiantistiche: a seguito delle modifiche apportate all’impianto di prevenzione incendi mediante l’utilizzo della tecnologia water-mist, tutte le opere impiantistiche sono state oggetto di una revisione complessiva, volta ad armonizzare sia gli impianti elettrici e speciali sia gli impianti meccanici;
revisione delle opere edili: per le modifiche relative alle opere impiantistiche sopraindicate, anche le lavorazioni edili hanno subito alcune variazioni, di carattere non sostanziale;
restauro della platea e dei palchi: con l’avvio delle operazioni di restauro è stato possibile accertare con maggiore precisione la reale entità di tutti gli interventi di restauro previsti sia sulle strutture in legno che caratterizzano l’impianto costruttivo originale della platea e dei palchi, sia sul soffitto della platea.
Lavorazioni
Inizialmente si è provveduto alla rimozione di molti materiali e arredi lasciati al momento della consegna e sono state rimosse le attrezzature di scena ancora presenti. È stata inoltre completata la demolizione vera e propria dei volumi recenti dei camerini, oggetto di totale ricostruzione con una completa riorganizzazione per l’inserimento delle scale e dell’ascensore per gli artisti e i tecnici.
Le due scale secondarie sono state demolite e sostituite da un nuovo ascensore, su un lato, e da una nuova scala. sull’altro. La demolizione è stata necessaria per rendere accessibili tramite ascensore i piani superiori del teatro e ricostruire una nuova scala con minore spessore del solaio (sostituendo con uno nuovo in metallo quello preesistente in muratura), per consentire il deflusso del pubblico in sicurezza in caso di emergenza.
Allo stesso modo, è stato demolito l’assito della parte più profonda del palcoscenico ed è stato completato tutto lo scavo degli ambienti interrati, in particolare sottopalco, sotto retropalco e cavedio nord (destinati a ospitare locali tecnici e altri ambienti adibiti deposito). Inoltre, come da richiesta dei VVF, sono state eseguite, con esito favorevole, le prove di carico sui palchi in legno esistenti per verificarne la tenuta strutturale.
Per quanto riguarda le opere di restauro, sono stati completati tutti i lavori previsti sul livello più alto dei palchi (cornice lignea) e il restauro della parte sommitale dell’arcone centrale; in particolare, in merito a quest’ultimo intervento, è stata rimossa la fase pittorica novecentesca per recuperare il sottostante strato pittorico ad olio. L’operazione ha permesso di far emergere la pittura con putti in monocromo su fondo di griglia in oro zecchino.
Relativamente alle opere strutturali: è stata realizzata una struttura alleggerita sopra la volta del retropalco (costituita da travi trasversali e longitudinali in cemento armato, posa di frenelli costituiti da blocchi di argilla espansa e barre verticali, a loro volta sormontati da igloo); il tutto è stato completato superiormente da un getto in calcestruzzo e rete elettrosaldata. Sono quindi state realizzate tutte le strutture costituenti le fondazioni del montacarichi, dal palcoscenico al sottopalco (ne è stata realizzata la predisposizione), le fondazioni sia dell’ascensore sia del corpo scale, ubicate entrambe nel sotto retropalco; sono state costruite tutte le strutture costituenti il cavedio nord (realizzazione del nuovo serbatoio e locali tecnici). Infine, sono stati realizzati sia il solaio in laterocemento del cavedio nord sia il getto del sottofondo del retropalco. Inoltre, su disegno del progettista strutturale, sono stati realizzati tutti i fori sui palchi, comprensivi di rinforzi strutturali in acciaio appositamente eseguiti per ogni foro previsto, per consentire il passaggio dei canali verticali dell’impianto aeraulico.
Sono inoltre proseguiti gli interventi di rinnovo e adeguamento degli impianti elettrici e meccanici, aggiornati anche alla luce delle soluzioni introdotte con la perizia di variante.
È in corso un ultimo intervento specifico, finalizzato alla realizzazione dei nuovi impianti scenotecnici per il controllo e la gestione delle luci, dell’audio e dei segnali video a servizio della scena, completo delle centrali e dei terminali nella torre scenica e ai vari livelli dei palchi. L’intervento comprende la fornitura e la posa di paranchi a catena e del relativo sistema di alimentazione e controllo. Il progetto si completa con la fornitura e la posa delle stanghe per il sipario, l’arlecchino e la mantovana, di nuovi travetti metallici per la graticcia, di dieci tiri manuali completi di stanghe e rocchetti, oltre che di uno schermo per proiezioni. L’incarico è stato affidato al gruppo di progettazione guidato dallo Studio Berlucchi, mentre l’intervento è realizzato da Edil Domus.
Totale finanziamento lavori: € 11.227.906,86
Il restauro delle superfici decorate del Teatro Valle
Il restauro del Teatro Valle ha riguardato anche importanti interventi sulle superfici decorate, estendendosi ai palchi dell’intera sala dalla platea al loggione, alla tela del soffitto, all’arco del boccascena e alle targhe marmoree dei vari ordini.
Le scelte metodologiche circa le tecniche da utilizzare e i colori delle superfici, sia negli sfondi dei palchetti sia degli interni (palchi e corridoi), sono state prese sulla base degli studi storici condotti e delle indagini stratigrafiche effettuate in stretta collaborazione tra Sovrintendenza Capitolina, Soprintendenza Speciale di Roma e i restauratori dell’impresa esecutrice.
In particolare, la tela del soffitto dipinta da Silvio Galimberti nel 1936 è stata completamente restaurata eseguendo la pulitura per la rimozione degli strati di sporco, il consolidamento – la tela non è un unico pezzo, ma composta da tanti riquadri a seguito del precedente intervento di restauro del 1972 – e il ritocco delle parti di colore più deteriorato.
I palchi, realizzati con assi di legno di abete rivestite da una tela leggera coperta da una preparazione a base di gesso e colla (tecnica dell’incamottatura), secondo il progetto di Giuseppe Valadier, erano originariamente dipinti da Felice Giani con figurine e motivi floreali e geometrici, diversi per ogni piano, ispirati alle decorazioni con grottesche di età classica riprese e diffuse in epoca rinascimentale. Sotto i vari strati di colore sono riemerse tracce della decorazione originale di Valadier che, ove meglio conservata, si è deciso di lasciare a vista insieme a quella di tardo Ottocento. Nella seconda metà dell’Ottocento, infatti, per seguire la moda del tempo, i palchi furono ulteriormente arricchiti: la nuova decorazione della sala sovrappose alle esili grottesche del Giani una tinta grigio chiara velata di azzurrino, a cui furono applicate decorazioni in stucco dorato a motivi geometrici, vegetali e animali.
Negli anni Trenta e Settanta del Novecento i palchi hanno subito ulteriori restauri/rifacimenti con pesanti ridipinture. Nel 1936 furono ridipinti, per esempio, il velario e l’arcone del boccascena.
Grazie a un lavoro minuto e puntuale, il restauro attuale ha rimosso tutte le ridipinture inidonee da un punto di vista sia storico, sia tecnico e conservativo. Dove scoperta, la superficie con la tela dell’incamottatura, lacerata in più punti, è stata consolidata e fatta riaderire al supporto ligneo. Tutte le superfici sono state consolidate e fatte riaderire, ove decoese, e successivamente ritoccate solo dove necessario. La stesura di un protettivo finale ha concluso il lavoro. La tela del soffitto, dipinta da Silvio Galimberti nel 1936, è stata restaurata, mentre la decorazione dell’arcoscenico di Alberto Albani (1936) è stata rimossa per far tornare in luce quella voluta dal Valadier con i putti con strumenti musicali.
Nell’arco del boccascena, infatti, nella fascia ai lati dell’orologio, sotto alla decorazione degli anni Trenta del Novecento, alquanto decoesa e di scarsa qualità tecnica, emergevano tracce di un’opera qualitativamente superiore. Dopo un’accurata campagna fotografica e numerosi saggi di verifica della consistenza materica, si è deciso di asportare la decorazione novecentesca per recuperare quella ottocentesca, descritta anche nei documenti di Valadier. L’opera emersa è una Danza delle Ore con putti monocromi con strumenti musicali, realizzati con grande qualità pittorica su uno sfondo a finto mosaico di oro zecchino.
Sono state ripulite inoltre le lampade di Boemia, sempre del 1936, che fanno parte dell’impianto di illuminazione, mentre l’impianto elettrico che le alimenta è stato adeguato all’utilizzo di moderne lampade LED.
Infine, la zoccolatura, originariamente in finto marmo cipollino (di colore verdastro), era stata ridipinta nel corso dei secoli a grossi riquadri in finto marmo verde e rosso alternati. A seguito di saggi stratigrafici complessi che hanno rilevato numerose fasi di ridipintura, l’attuale restauro ha scelto di conservare quella a riquadri dell’ultimo restauro degli anni Settanta e, dove i pannelli erano meglio conservati, sono stati lasciati due palchi a finto alabastro rosato, risalenti probabilmente a una fase di poco successiva a quella originale. Anche nella fascia dello zoccolo è stata eseguita la pulitura, il consolidamento, il ritocco, anche ricostruttivo, delle lacune maggiori, poi steso un protettivo finale a salvaguardia di questa delicata zona che è a più stretto contatto con il passaggio del pubblico.
Le scelte di colore per gli sfondi dei palchetti, delle pareti interne dei palchi e dei corridoi sono state concordate con la Soprintendenza di Stato a seguito di indagini stratigrafiche. Negli sfondi dei palchi, accanto agli stucchi, si è recuperato il colore che aveva lasciato maggiori tracce, mentre sulle pareti interne le stratigrafie hanno rilevato ripetute stesure di colore verde, anche sugli infissi delle porte. Lo stesso metodo è stato usato per la scelta del colore dei corridoi, che lo stesso Valadier descrive di color “carnicino” o color mattone chiaro.
Oltre all’avorio, colore di fondo di tutta la decorazione della sala, il colore più usato da Valadier all’interno del Teatro Valle fu il verde, che l’architetto volle anche sulle tappezzerie di velluto, sui poggiagomiti in pelle e sul colore delle sedie metalliche della platea. Oggi, anche in accordo con la Fondazione Teatro di Roma, si è scelto di utilizzare per le tappezzerie, sedie e poltrone, il colore rosso, classico dei teatri all’“italiana”.
Teatro Valle. Cenni storici
L’edificio fu costruito intorno al 1530 da Lorenzo Lotti detto “il Lorenzetto” per il cardinale Andrea Della Valle, come ampliamento della residenza di famiglia che aveva già il suo palazzo sulla via Papalis, oggi Corso Vittorio Emanuele II.
Nel corso dei secoli subì varie trasformazioni e ampliamenti, come quelli settecenteschi ad opera di Camillo Capranica che affidò all’architetto Tommaso Morelli anche la realizzazione della prima struttura in legno del teatro. Nato come teatro privato di famiglia, venne inaugurato il 7 gennaio 1727. In origine la struttura, completamente lignea, aveva una pianta a “U”, 5 ordini di palchi ciascuno con 26 palchetti, più un loggione superiore e una platea con panche.
Nel clima riformistico dei primi decenni dell’Ottocento, il Governo Pontificio cominciò a prestare particolare attenzione all’attività teatrale. Dal 1815 entrò in azione un’apposita Deputazione che ordinò di effettuare più ricognizioni nei teatri per verificarne la sicurezza e il decoro.
Dato il generale interesse delle autorità verso il Teatro Valle, tra i più frequentati della città, fu imposta alla famiglia Capranica Del Grillo la riedificazione in muratura dell’antico teatro, ancora ligneo, per adeguarlo alle norme vigenti. I lavori furono affidati nel 1818 a Giuseppe Valadier. Il nuovo teatro, costruito finalmente in muratura nonostante lo spazio esiguo, venne dotato anche di alcuni ambienti per il pubblico. La sala perse un ordine di palchi, che si ridussero a quattro, ma conservò le stesse dimensioni e la tipica forma del teatro “all’italiana” a ferro di cavallo.
La novità di maggiore effetto fu la decorazione pittorica degli interni. Valadier, infatti, ideò una sala dai colori chiari e brillanti e trovò nella decorazione a grottesche il modello più appropriato. Su un fondo bianco-avorio, contornato da cornici ricoperte a foglie d’oro, il pittore Felice Giani (1758-1823), realizzò sui parapetti dei palchi una minuta decorazione policroma articolata in delicate figurine e motivi floreali. Allo stesso Giani venne affidata anche la realizzazione del velario.
La decorazione fu realizzata con un gusto neoclassico minuzioso, mentre la balconata venne assimilata a un loggiato continuo con alte colonne. La facciata fu risolta con otto colonne ioniche più piccole emergenti all’altezza del primo e del secondo piano.
A seguito del crollo di un arcone, realizzato per ampliare il palcoscenico, e il conseguente collasso del piano superiore del palazzo, Valadier fu sostituito dall’architetto Gaspare Salvi, il quale terminò i lavori e consentì che il teatro venisse finalmente inaugurato il 26 dicembre 1822.
Fra il 1842 e il 1845 fu rifatta la facciata posteriore su via del Melone; nel 1888, aderendo al generale gusto eclettico dell’epoca, il Teatro Valle subì un importante restauro, soprattutto per quanto riguarda gli apparati decorativi. La nuova decorazione della sala sovrappose alle esili grottesche del Giani una tinta grigia velata di azzurrino, a cui furono applicate decorazioni in stucco dorato a motivi geometrici, vegetali e animali. Nel loggione le colonnine egizianeggianti di Valadier vennero sostituite da colonnine lisce cinte da una fascia a rilievo, sormontate da capitelli corinzi. Particolarmente ricca fu la realizzazione della pavimentazione in marmi policromi negli ingressi e negli atri del pianoterra, ancora oggi visibile. Nel corso del restauro furono inoltre realizzati il rifacimento con travetti in ferro e voltine in laterizio dei solai degli ambulacri dei palchi e la creazione del palco reale con un sistema di scale di servizio con uscita nel cortile di Palazzo Capranica.
Nel 1936-37 il Valle subì un importante restauro a cura della Società Immobiliare Teatri (S.I.T.), all’epoca sua proprietaria. Si rese più agevole la percorribilità degli ambulacri e il collegamento tra la platea e i corridoi mediante due scalette che comportarono l’eliminazione dei palchetti ai lati del palcoscenico. Si restaurarono i palchi prediligendo una coloritura in tinta bianco-avorio, scelta coloristica più vicina all’originale del Valadier, anche se fu mantenuta la decorazione in stucco dorato, lo zoccolo intorno alla platea fu dipinto in finto cipollino. I dipinti del velario e dell’arcoscenico apparivano invece molto degradati e si preferì optare per la realizzazione di nuove decorazioni. Silvio Galimberti realizzò il nuovo velario rappresentando un podio che corre lungo il perimetro del soffitto e un gruppo di maschere della commedia dell’arte su cui spicca al centro la figura di Arlecchino. Al pittore Alberto Albani fu affidata la decorazione dell’arcoscenico con coppie di putti che sostengono degli stemmi, tra i quali quello della famiglia Capranica del Grillo.
L’impianto di illuminazione della sala venne rinnovato con 104 lampade in cristallo di Boemia. L’ingresso al botteghino fu decorato con lesene e capitelli ionici e all’esterno fu realizzato un nuovo intervento sulla facciata che comportò notevoli trasformazioni sui vani delle finte finestre e delle finte porte create da Valadier. Furono sostituite le precedenti pensiline e fu ritinteggiata l’intera facciata a imitazione del travertino. Rimane ancora oggi la tela del soffitto di Silvio Galimberti mentre la decorazione dell’arcoscenico è stata rimossa in questo ultimo intervento di restauro per far tornare in luce quella voluta dal Valadier con i putti con strumenti musicali. Le 104 lampade di Boemia sono ancora al loro posto e sono state pulite; l’impianto elettrico che le alimenta è stato adeguato con moderni LED.
Al 1936 risale anche il rosone in legno dorato al centro del soffitto, ancora visibile. Al primo piano della facciata, l’intervento del 1936 riportò in luce le balaustre a colonnine dei tre balconcini, murate da un intervento precedente. Sempre al primo piano, le quattro finte finestre diventarono nicchie absidate e anche al piano terra due finte porte vennero chiuse in basso con lastre di travertino e trasformate in vani per appendere i manifesti teatrali. Vennero anche sostituite le pensiline inserite in facciata da un intervento di fine Ottocento e l’intera superficie venne tinteggiata in color travertino.
Molto importante dal punto di vista strutturale fu l’intervento di restauro degli anni Settanta, durante il quale tutte le capriate lignee del tetto furono sostituite con analoghe strutture in ferro, aventi la stessa forma e le stesse dimensioni. In questo modo i palchi non gravavano più sulla muratura esterna, ma erano agganciati alle capriate metalliche del tetto. Sulla facciata vennero eliminate le pensiline in ferro ormai ammalorate e si modificarono le nicchie per i manifesti ai lati degli ingressi inserendo quattro vetrine con infisso metallico.
Nel restauro del 1983-85 furono effettuati interventi sugli impianti e di consolidamento delle murature. La facciata, infatti, risultava fessurata in più parti e quindi si intervenne rinforzando le murature con lunghe barre metalliche incrociate e ancorate alla struttura muraria. In questa fase la facciata venne dipinta di giallo. Al restauro degli anni Ottanta si deve la scoperta, sul lato destro del palcoscenico, di un portale riconducibile al palazzo della famiglia della Valle. Sul portale, analogo per forma e dimensione a quello oggi visibile in largo del teatro Valle, è infatti apposto lo stemma marmoreo del cardinale della Valle a cui si deve la sistemazione del palazzo nei primi decenni del XVI secolo, prima del passaggio di tutto il complesso alla famiglia Capranica.
Nel 1969 il Teatro fu ceduto dalla Famiglia Capranica all’Ente Teatrale Italiano, che già lo gestiva da alcuni anni. A seguito della soppressione dell’ETI, nel 2011 l’attività del Teatro fu temporaneamente sospesa. Per garantire l’esercizio delle rappresentazioni teatrali, il Ministero per i Beni e Attività Culturali e del Turismo affidò già in tale momento il Valle a Roma Capitale, chiedendone un progetto di valorizzazione.
Storia teatrale
Dall’inaugurazione nel 1727 e per tutti i suoi primi anni, il Teatro Valle fu quasi esclusivamente un teatro d’opera ospitando autori come Cimarosa, Rossini e Donizetti.
I primi successi come teatro di prosa sono legati a grandi attrici come Adelaide Ristori ed Eleonora Duse e ad attori dialettali come Scarpetta o i De Filippo. Nel 1921 la prima assoluta con Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello il 9 maggio con esito tempestoso e contestato dagli spettatori al grido di “Manicomio! Manicomio!”.
Fu palcoscenico di vari esperimenti di teatro d’arte con Vittorio Gassman in Peer Gynt; vide l’esordio come attore di Luca Ronconi in Tre quarti di luna, la prima formazione della Compagnia dei Giovani, e la contestazione fascista alla Romagnola di Luigi Squarzina, pièce sulla guerra e la lotta partigiana.
Divenne sede del Teatro Stabile della Città di Roma, istituito nel 1962 dalla giunta di Centro-Sinistra, e nel luglio di due anni dopo fu diretto da Vito Pandolf,i inaugurando la sua prima stagione nel novembre 1965 con un memorabile Giardino dei ciliegi per la regia di Luchino Visconti.
Nel 1969 il Teatro fu ceduto dalla famiglia Capranica e acquistato dall’Ente Teatrale Italiano (ETI), che già lo gestiva da alcuni anni; il Valle divenne il “teatro del nuovo teatro”, fino ad arrivare all’occupazione da parte di un gruppo di lavoratori dello spettacolo e liberi cittadini. Nel maggio del 2011, a seguito della soppressione dell’ETI, l’attività del Teatro è cessata temporaneamente.
Da giugno 2011 ad agosto 2014, prima dell’immissione nel possesso dell’Amministrazione Capitolina, il Teatro venne occupato da un gruppo di attori e lavoratori dello spettacolo poi costituitisi in Associazione Fondazione Teatro Valle Bene Comune. L’occupazione assunse una visibilità internazionale e mobilitò l’attenzione dei media anche stranieri.
Ph.
Il Teatro Valle prima del restauro.
Il Soffitto del Teatro Valle dopo il restauro.
Teatro Valle. Immagini 16 ottobre 2026_copertina

