
Assisi (PG) – Il 27 ottobre 1986 Giovanni Paolo II chiamò ad Assisi i capi delle grandi religioni del mondo. Non per firmare un trattato, ma per pregare per la pace. Da quel giorno quell’intuizione ha un nome: lo Spirito di Assisi. Domenica 25 ottobre 2026, quello spirito torna a casa. Fino a martedì 27 la città di san Francesco ospita l’incontro internazionale «Pace disarmata e disarmante», promosso dalla Comunità di Sant’Egidio.
Il Parlamento della Legalità Internazionale, il movimento culturale nato a Monreale venticinque anni fa, rivolge a tutti i partecipanti i suoi auguri più sinceri. Non è un gesto di circostanza. Assisi, per il Parlamento, è ormai una seconda casa.
Che cos’è l’incontro per la pace di Assisi 2026
I numeri danno la misura dell’evento. Sono attese circa cinquemila persone, con 155 relatori da 53 Paesi e 24 forum tematici. L’assemblea inaugurale si è tenuta oggi pomeriggio a UmbriaFiere, a Bastia Umbra, a pochi chilometri dalla Basilica.
Sul palco si sono alternati il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi e il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. Con loro il gran rabbino di Francia Haïm Korsia, l’imam indonesiano Nasaruddin Umar e il monaco giapponese Gijun Sugitani, del buddismo Tendai. Poi la testimonianza dell’attivista sudanese Hala al-Karib, che ha ricordato la tragedia dimenticata del Sudan.
Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto arrivare un messaggio. Davanti a guerre e ingiustizie, che sono opera dell’uomo, ha scritto che «l’inerzia è ingiustificabile». Nessuno, dunque, può chiamarsi fuori.
Nei prossimi due giorni i forum toccheranno temi molto concreti. Si parlerà di disarmo nucleare, clima, intelligenza artificiale, Ucraina e Medio Oriente. Ci sarà anche un panel dedicato a san Francesco e alla pace.
Lo Spirito di Assisi, dal 1986 a oggi
Nel 1986 il mondo era diviso dalla guerra fredda. Eppure Wojtyla scelse un gesto disarmato: radunare i credenti nella città del Poverello. Quel giorno ognuno pregò secondo la propria fede, in luoghi diversi. Poi tutti si ritrovarono insieme, gli uni accanto agli altri.
La formula vale ancora oggi. Non si mescolano le preghiere, ma si condivide lo stesso desiderio. È un modo per rispettare le identità senza trasformarle in trincee.
Da allora la Comunità di Sant’Egidio ha raccolto quell’eredità. Ogni anno ha portato l’incontro in una città diversa, da Roma a Parigi, da Bologna a Madrid. Quest’anno, per il quarantesimo anniversario, il cammino torna dove è cominciato.
Il titolo scelto non è casuale. «Pace disarmata e disarmante» sono le parole pronunciate da Leone XIV l’8 maggio 2025, appena eletto, dalla loggia di San Pietro.
Il Papa non ci sarà, ma la sua voce sì
Leone XIV avrebbe dovuto chiudere l’incontro martedì 27 ottobre. Però il 23 ottobre la Santa Sede ha comunicato che il Papa non andrà ad Assisi. I medici gli hanno consigliato di non interrompere la convalescenza dopo l’intervento al polmone del 13 ottobre.
La sua voce, comunque, è già arrivata. All’Angelus di oggi ha chiesto di continuare a pregare per la pace e ha invocato scelte di dialogo. Martedì invierà un messaggio ai partecipanti. Poi i cristiani pregheranno nella Basilica inferiore, insieme al patriarca ecumenico Bartolomeo I. Le altre religioni si raccoglieranno in luoghi vicini. Infine tutti si ritroveranno nella piazza inferiore di San Francesco per firmare un appello comune.
Il legame tra il Parlamento della Legalità e Assisi
Il Parlamento della Legalità Internazionale ha un rapporto speciale con questa città. Il 22 maggio 2026 il presidente Nicolò Mannino e il sindaco Valter Stoppini hanno firmato un protocollo d’intesa culturale. Nello stesso giorno è nata, presso il Comune, l’Ambasciata dell’umiltà e della bellezza.
A settembre, dal 4 al 6, Assisi e Nocera Umbra hanno poi ospitato il X Convegno nazionale del movimento. Il tema era già un programma: «Insieme sul sentiero della pace per divenire artigiani di bellezza».
C’è infine un gesto che dice più di molte parole. A nome di tutto il movimento, il Parlamento ha deposto un omaggio floreale nella cripta della tomba di san Francesco. Un segno semplice, nell’anno in cui si ricordano gli ottocento anni dalla morte del santo.
Mannino e Sardisco: la pace si impara come la legalità
Per il presidente Nicolò Mannino, l’incontro di questi giorni parla direttamente ai giovani. «Quarant’anni fa un Papa ci ha insegnato che la pace va prima pregata e poi costruita. Assisi non è una cartolina: è una scuola. Auguriamo a ogni partecipante di tornare a casa con le mani più leggere e il cuore più pieno di fratelli».
Il vicepresidente Salvatore Sardisco ha servito per tutta la vita nella Polizia penitenziaria. Perciò guarda all’evento con gli occhi di chi conosce i muri. «Ho imparato che il muro più alto è quello che un uomo costruisce dentro di sé. Le religioni riunite ad Assisi ci ricordano che si abbatte con l’incontro, non con la forza. È la stessa legalità che proviamo a insegnare ai ragazzi: non una gabbia, ma una porta aperta».
Perché questi giorni contano
Viviamo un tempo in cui la guerra torna a sembrare normale. Proprio per questo il gesto di Assisi resta controcorrente. Credenti diversi, seduti allo stesso tavolo, ricordano che un’altra strada esiste.
Il Parlamento della Legalità Internazionale lo sa bene: la legalità senza pace è fragile, la pace senza giustizia è vuota. Da Monreale ad Assisi, l’augurio è lo stesso. Che lo spirito di quarant’anni fa non resti un anniversario, ma diventi un’abitudine.
Leonardo Lamberto Scaglione

