
Bagheria (Pa) – Si è svolto mercoledì pomeriggio, presso la sala Martorana – Fumagalli di Villa Butera a Bagheria, l’evento conclusivo del progetto “Tessere trame di legalità 2026”, un percorso di reinserimento sociale e giustizia di comunità promosso dall’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna (UEPE) di Palermo, dalla SAMOT ETS (da 39 anni punto di riferimento per le cure palliative) e dal Rotary Club Bagheria, con il patrocinio del Comune di Bagheria.
Durante l’incontro sono stati presentati i risultati dell’iniziativa che unisce l’esperienza delle cure palliative al reinserimento sociale. L’evento, ha visto la partecipazione dell’amministrazione comunale di Bagheria rappresentata dall’assessore alle Politiche Sociali Emanuele Tornatore insieme ai rappresentanti della Procura della Repubblica, del Tribunale di Sorveglianza, dei Magistrati di Sorveglianza, dell’ASP di Palermo, dei dirigenti scolastici e del Terzo Settore.
L’occasione ha permesso di presentare alla cittadinanza le opere realizzate dai partecipanti attraverso la sperimentazione dell’arte come dispositivo di comunità.
Il progetto nasce da un’intuizione: tracciare un parallelismo tra il momento in cui una diagnosi grave interrompe la vita di un paziente e quello in cui una condanna giudiziaria blocca il percorso di un cittadino, gestendo il cosiddetto “tempo sospeso” e restituendo un senso etico e umano a uno stop drammatico che coinvolge l’individuo e la sua famiglia.
«Come Amministrazione e Servizi Sociali crediamo fortemente nel valore del riscatto e della giustizia “di comunità”» — ha dichiarato l’assessore alle Politiche Sociali, Emanuele Tornatore —. «Progetti come “Noi andiamo oltre la condanna, oltre la pena: siamo una comunità a dimensione di sguardo, una comunità di cura. Ospitare questo percorso in un bene confiscato alla mafia e vederne la conclusione nelle sedi istituzionali della città rafforza il senso di appartenenza, abbatte i pregiudizi e dimostra quanto sia fondamentale la sinergia tra istituzioni, Terzo Settore e tessuto associativo per costruire una comunità davvero inclusiva e coesa».
Giunto al suo terzo anno di consolidamento, il percorso ha coinvolto 17 persone (uomini e donne di ogni età e background penale) sottoposte a misure alternative alla detenzione (semilibertà e affidamento ai servizi sociali). Articolato in 4 incontri intensi svolti all’interno della sede della SAMOT di Bagheria — un bene confiscato alla mafia — il progetto ha permesso ai partecipanti di intraprendere un cammino multidisciplinare volto a superare l’obbligo formale dei percorsi di legalità.
Un sostegno fondamentale alla riuscita dell’iniziativa è stato garantito dal Rotary Club Bagheria, che ha finanziato integralmente l’acquisto di tutti i materiali artistici e creativi (tele, colori acrilici, pennelli e supporti) necessari per l’avvio dei laboratori.
Attraverso la “pedagogia del dono”, l’errore e il momento di crisi legato alla sanzione si sono trasformati in un gesto di restituzione concreta alla collettività. I 17 dipinti realizzati sono stati ufficialmente consegnati dagli stessi partecipanti agli enti e alle istituzioni liberamente individuati, creando una rete di legami solidali che unisce la giustizia alla vita della città.
«Siamo abituati ad attraversare insieme ai nostri assistiti momenti in cui la vita sembra fermarsi» — spiega Emanuela Di Fatta, responsabile della sede SAMOT di Bagheria —. «Nei percorsi di cure palliative rimettiamo in discussione la vita prima, durante e dopo l’evento-diagnosi. Abbiamo applicato questa stessa competenza d’ascolto alla pena. Vedere persone con reati complessi abbassare le difese, lasciarsi guidare dal rispetto reverenziale verso i temi del fine vita e riscoprire il valore del dono gratuito è la dimostrazione che, oltre le prescrizioni della legge, esistono sempre le persone. Questo progetto dimostra che un rapporto diverso tra Stato e cittadino in espiazione di pena non solo è possibile, ma è profondamente trasformativo».

