Uil e Uilm Sicilia su desertificazione industriale

Trabia (Pa) – Giovedì 5 novembre a Trabia, il coordinamento della Uilm Sicilia, a partire dalle 10.30 presso il Lido Vetrana, alla presenza del segretario generale della Uilm, Davide Sperti.

Continua la desertificazione industriale della Sicilia. Negli ultimi decenni l’Isola ha perso impianti, filiere e migliaia di posti di lavoro nel comparto metalmeccanico lasciando sul terreno una componente industriale sempre più fragile e un tessuto produttivo incapace di trattenere le nuove generazioni. È il quadro drammatico su cui si concentrerà la Uilm Sicilia, guidata da Giovanni Gerbino, in occasione del coordinamento regionale che si terrà il prossimo giovedì 5 novembre a Trabia presso il Lido Vetrana a partire dalle 10.30, alla presenza del segretario generale della Uilm, Davide Sperti.

Dalla crisi di Termini Imerese alle difficoltà di molte imprese dell’indotto, fino alle incertezze che pesano su settori strategici come l’acciaio e l’elettronica, la Sicilia ha visto ridursi progressivamente la propria capacità produttiva. Meno fabbriche significano meno operai qualificati, meno apprendisti formati, meno tecnici e meno opportunità per i giovani che vorrebbero costruire il proprio futuro nell’industria. Un circolo vizioso che rischia di trasformare la regione in un territorio sempre più dipendente da servizi, somministrazioni e occupazione precaria. I dati degli ultimi anni delineano un quadro drammatico per il comparto industriale. Solo tra Palermo e provincia, dal 2010 a oggi, si contano quattromila posti di lavoro persi, cifra che raddoppia raggiungendo le ottomila unità se si considera l’intero indotto. Al Petrolchimico di Siracusa la crisi ha travolto tremila operai, mentre a Messina si registrano 1.500 licenziamenti diretti e oltre tremila nell’indotto. A Gela il crollo del settore ha lasciato a casa duemila metalmeccanici, tanto che oggi ne restano occupati solo poche centinaia. A peggiorare lo scenario è la drastica impennata degli ammortizzatori sociali. Nel 2026, infatti, le richieste di cassa integrazione sono aumentate di circa il 30% rispetto al 2025, segno evidente di una sofferenza strutturale che continua a colpire al cuore il tessuto produttivo siciliano.

Ecco perché la Uilm Sicilia denuncia il costante assottigliamento della componente metalmeccanica e chiede che la questione diventi finalmente una priorità politica regionale: “Non basta registrare le chiusure – afferma Gerbino – ma servono investimenti, piani industriali, infrastrutture, formazione professionale e politiche attive capaci di valorizzare le competenze già presenti sul territorio e di restituire prospettive occupazionali stabili”.

Anche la Uilm nazionale conferma l’allarme. “La Sicilia non può essere condannata a scegliere tra la chiusura delle fabbriche e la fuga dei giovani. È una terra che con i suoi 20mila lavoratori metalmeccanici possiede competenze industriali, professionalità e realtà produttive strategiche per tutto il Paese, ma che da troppo tempo paga l’assenza di una visione capace di trasformare queste potenzialità in lavoro stabile e sviluppo. Dobbiamo prevenire le crisi, difendere le produzioni e creare le condizioni perché nuovi investimenti arrivino e restino sul territorio. Dal futuro della cantieristica di Palermo alla microelettronica di Catania fino alla reindustrializzazione di Termini Imerese, servono scelte precise, risorse e tempi certi. Chiediamo al Governo e alla Regione di assumersi questa responsabilità, perché senza industria e senza occupazione di qualità non c’è futuro per i giovani siciliani”, afferma il segretario generale Sperti.

E il commissario della Uil Sicilia, Emanuele Ronzoni aggiunge: “Questa Isola non può permettersi di perdere ulteriori capacità industriali e professionali. Il calo dei metalmeccanici non è un dato statistico, è la perdita di futuro per intere comunità. Serve una politica industriale seria con investimenti, formazione, sicurezza e infrastrutture, per rilanciare le fabbriche e dare prospettive ai giovani”. Per la Uil e la Uilm Sicilia, questo incontro-dibattito sarà l’occasione per chiedere un piano regionale per l’industria, il rilancio delle filiere metalmeccaniche, investimenti in innovazione e transizione ecologica, la riqualificazione dei lavoratori, il contrasto alla precarietà e la tutela del salario. Un impegno che passa anche dalla valorizzazione di tutte le persone che vivono, si formano e lavorano in Sicilia, italiane e straniere, nel pieno rispetto dei diritti, dei contratti collettivi e della parità di trattamento. “Non possiamo accettare che la Sicilia diventi sempre più un territorio senza fabbriche, senza prospettive e senza futuro per i suoi giovani. E’ il momento per rilanciare una battaglia concreta mettendo in primo piano industria, lavoro, formazione e diritti”, conclude Gerbino.

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