Omelia per l’inizio anno pastorale

Monreale (PA) – «Carissimi Confratelli, fratelli e sorelle amati dal Signore,

In questa nostra Chiesa cattedrale, sotto l’abbraccio benedicente del Pantocratore che regge tutto e alla presenza dell’antica icona della Madonna Odigitria che ci indica Gesù come via del nostro cammino iniziamo questo nuovo anno pastorale nel quale siamo invitati ad intraprendere assieme la gioiosa avventura di accogliere con fede nel nostro cuore e di annunziare e testimoniare a tutti Gesù Cristo risorto come l’unico salvatore del mondo.

         Oggi vogliamo ripetere con il salmista ”Come è bello e come è  dolce che i fratelli vivano insieme”.

 Domenica scorsa il Santo Padre Francesco ha inaugurato la fase preparatoria in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi che ha come tema” Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”.

 Questo sinodo della Chiesa universale si intreccia con quello della Chiesa Italiana e i vari sinodi delle Chiese particolari, a partire dal cammino sinodale  che abbiamo iniziato  nella nostra Chiesa.

Papa Francesco ha detto che “il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa nel terzo millennio” (cfr.SVMC, 1).

 La Chiesa sinodale è un “popolo di figli” e, un “popolo di fratelli e di sorelle, che camminano e decidono insieme facendo ciascuno la propria parte nella comunità e per la comunità.

         La sinodalità deve caratterizzare la vita della Chiesa in uscita che va verso la comunità degli uomini, verso le piaghe tristi della povertà vecchie e nuove e quelle doloranti delle divisioni e delle inimicizie.

La sinodalità, indica lo specifico modo di vivere e di operare della Chiesa Popolo di Dio che manifesta e realizza in concreto il suo essere comunione, nel camminare insieme, nel radunarsi in assemblea, nella partecipazione responsabile e ordinata di tutti i suoi membri al discernimento dei “segni dei tempi” , nell’impegno per la   nuova evangelizzazione.

         Tutti i membri della Chiesa sono corresponsabili della vita e della missione della comunità e tutti sono chiamati ad operare secondo la legge della mutua solidarietà nel rispetto degli specifici ministeri e carismi, in quanto ognuno di essi attinge la sua energia dall’unico Signore (cfr. 1Cor 15,45), all’unico Spirito e all’unico Dio e Padre.

Domenica scorsa Papa Francesco nell’omelia ci ha esortato a coniugare nella vita di ogni giorno tre verbi: incontrare, ascoltare, discernere.

Ha detto “siamo chiamati a diventare esperti nell’arte dell’incontro. Non nell’organizzare eventi o nel fare una riflessione teorica sui problemi, ma anzitutto nel prenderci un tempo per incontrare il Signore e favorire l’incontro tra di noi. Un tempo per dare spazio alla preghiera, all’adorazione – a quello che lo Spirito vuole dire alla Chiesa; per lasciarci toccare dalle domande delle sorelle e dei fratelli, aiutarci affinché la diversità di carismi, vocazioni e ministeri ci arricchisca.

Ascoltare è scoprire con stupore che lo Spirito Santo soffia in modo sempre sorprendente, per suggerire percorsi e linguaggi nuovi. È un esercizio lento, forse faticoso, per imparare ad ascoltarci a vicenda – vescovi, preti, religiosi e laici, tutti i battezzati – evitando risposte artificiali e superficiali. Lo Spirito ci chiede di metterci in ascolto delle domande, degli affanni, delle speranze di ogni Chiesa, di ogni popolo e nazione. E anche in ascolto del mondo, delle sfide e dei cambiamenti che ci mette davanti.

Siamo chiamati ad essere segno di una Chiesa in ascolto e in cammino.

 in questo modo possiamo prepararci a celebrare il Sinodo diocesano, quello della Chiesa Italiana e a dare il contributo al Sinodo della Chiesa universale.

         Una Chiesa che non ascolta e  che  si mostra chiusa alla novità e alle sorprese dello Spirito che rinnova la faccia della terra, non potrà risultare credibile, in particolare per i giovani, che inevitabilmente si allontaneranno anziché avvicinarsi.

Il Sinodo è un cammino di discernimento spirituale, di discernimento ecclesiale, che si fa nell’adorazione, nella preghiera, a contatto con la Parola di Dio,  è un evento di grazia, un processo di guarigione condotto dallo Spirito.

         La prima lettura ci presenta i discepoli che dopo l’Ascensione sono riuniti nel cenacolo e sono perseveranti e concordi nella preghiera con Maria madre di Gesù.

È una immagine della Chiesa primitiva, che costituisce il riferimento ideale per ogni comunità cristiana.

La comunità che si ritrova a pregare è un luogo di fraternità. Sono presenti gli undici, Maria la Madre di Gesù, i suoi fratelli e alcune donne. Maria Ss. come madre della Chiesa fa sperimentare lo stare insieme di persone diverse nella “convivialità delle differenze.

Il loro atteggiamento spirituale è la preghiera come colloquio personale e comunitario dei figli verso il Padre. La preghiera ha le caratteristiche della perseveranza non episodica e della concordia che si oppone all’autoreferenzialità e al narcisismo spirituale, nella certezza che l’essere un cuor solo e un’anima sola realizza una presenza nuova di Gesù attraverso il Suo Spirito.

Mentre i discepoli di Gesù nel giorno di Pentecoste si trovavano tutti insieme nello stesso luogo furono colmati di Spirito santo e cominciarono la loro missione come chiesa in uscita.

Anche oggi lo Spirito Santo, che è fonte dei vari doni spirituali e garanzia di unità, ci deve rendere capaci di superare la tentazione della divisione di Babele, di parlare l’unico linguaggio dell’amore e di farci ascoltare in tutte le lingue.

 Nella seconda lettura San Paolo invita i Filippesi a rimanere concordi, ad avere un atteggiamento di umiltà e di disponibilità al bene comune. Egli si appella a valori che si trovano nelle comunità cristiane: la consolazione che viene da Cristo, il conforto che nasce dall’amore, la comunione di spirito, l’amore e la compassione. Come un padre chiede loro di renderlo felice con il dono della loro concordia superando ogni spirito di rivalità e di vanagloria e cercando il bene degli altri.

L’icona dei discepoli di Emmaus  indica il metodo educativo di Gesù Maestro ,che cammina assieme ai due discepoli che  si stanno allontanando dalla comunità.  Gesù si affianca ai due discepoli delusi accompagnandoli lungo la strada, non li abbandona nel momento del dubbio e della paura e accetta di passare da straniero.  Da vero Maestro, lascia che tutti i loro pensieri emergano per far rinascere in loro la speranza , Egli apre  la   mente dei discepoli e scalda il  loro  cuore spiegando «in tutte  le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,27). Infine viene riconosciuto nel gesto di “spezzare il pane”.

Anche oggi Gesù  è pronto ad andare anche con coloro che si stanno allontanando dal Cenacolo, dalla comunione dei fratelli, dalla Chiesa. Da risorto non smette di essere il Pastore buono che va in cerca delle pecore smarrite. Sulla strada dei nostri interrogativi e delle nostre inquietudini, talvolta delle nostre delusioni, Gesù  il divino Viandante continua a farsi nostro compagno per  farci capire il senso della sacra Scrittura.

Ci associamo anche noi ai due discepoli di Emmaus che credono alla sua resurrezione dopo un incontro personale anche se misterioso con il Risorto.  Fin quando non entriamo in un rapporto personale con il Signore, le verità che lo riguardano, non generano ancora l’autentica convinzione che sboccia solo con le fede. Questa sgorga in tutta la sua intensità quando lo riconosciamo nello segno  dello spezzare il pane.

Questo episodio è una pagina esemplare per mostrarci come il Signore risorto è presente ancora oggi nella nostra vita di credenti e come possiamo incontrarlo.

La Parola e il Pane, con cui egli resta sempre con noi ci accompagnano nel nostro pellegrinaggio terreno. La Parola e il corpo di Cristo ci assimilano a lui, donandoci lo Spirito, che è la forza per vivere da figli del Padre e fratelli e sorelle  tra di noi.

La risposta alla vocazione  del Signore e la testimonianza della sua Resurrezione non può accadere, come per gli apostoli, senza il dono della grazia dello Spirito Santo che rende presente Gesù Risorto in mezzo a noi.

Il nuovo anno pastorale può essere il tempo in cui sviluppare il tema  della sinodalità per realizzare prassi evangeliche  di discernimento comunitario, di fraternità e di solidarietà.

Nella Visita pastorale dal confronto con gli organismi di partecipazione ecclesiale delle singole parrocchie sono stati individuati tre settori su cui la pastorale diocesana deve orientare tutte le proprie energie: l’Evangelizzazione, la Pastorale delle Famiglie e dei Giovani. Questi temi, in sintonia con le Esortazioni Apostoliche Evangelii Gaudium, Amoris Laetitia e Christus Vivit,  devono continuare ad essere oggetto di studio e di verifica pastorale.

Dobbiamo riscoprire e rilanciare l’ispirazione catecumenale della catechesi  che apre la strada ad un accompagnamento dei processi di crescita e alla maturazione di una nuova identità dei credenti adulti che annunciano e testimoniano la fede ricevuta.  È importante dare anche nuova linfa alla catechesi degli adolescenti e dei giovani, aiutandoli nel discernimento vocazionale. Bisogna dedicare una particolare attenzione alle persone con disabilità.

Invito tutte le comunità parrocchiali e le aggregazioni ecclesiali a collaborare con la Pastorale giovanile diocesana per la giornata mondiale dei giovani per la festa di Cristo Re e per un sinodo vissuto a misura dei giovani.

È importante valorizzare la missione evangelizzatrice delle famiglie promuovendo una preparazione al sacramento del matrimonio di ispirazione catecumenale, sostenendo i genitori nell’educazione cristiana dei propri figli e avendo una particolare cura pastorale delle famiglie in difficoltà o in situazioni dette “irregolari”.

Nel rinnovare il mandato ai catechisti, agli educatori , ai componenti dei gruppi liturgici e dei cori parrocchiali, agli operatori della Caritas, e a tutti quei laici che nelle parrocchie esercitano un ministero di fatto e vivono la corresponsabilità della missione di tutta la Chiesa, invito tutti ad unirvi alla mia preghiera al «Pastore grande delle pecore» (Eb 13,20) perché mandi molti operai nella sua messe e affinché  tutti i membri della Chiesa monrealese possano realizzare la propria vocazione alla santità cioè alla felicità piena  e possano mettersi a servizio gli degli altri nell’amore di Gesù Cristo per essere testimoni lieti e coraggiosi della bella notizia della salvezza.

Noi oggi invochiamo il dono dello Spirito, la comunione, l’unità nell’amore, la gioia contagiosa del Vangelo, per intercessione di Maria SS. guida del nostro comune cammino e dei nostri santi patroni, sulla nostra comunità diocesana in tutte le sue componenti perché fedele al mandato ricevuto continui a camminare assieme sulle nuove vie indicate dallo Spirito santo».

Giuseppe Longo