Protesta dei precari del Cnr

Palermo – Protesta dei precari del Cnr. Oggi assemblea e sit-in nella sede dell’ente in contemporanea con la mobilitazione unitaria al Mur per la stabilizzazione. “Oggi ancora non sappiamo se a metà dicembre dovremo sgomberare le nostre scrivanie”.

Sit-in nella sede del Cnr di Palermo dove è in corso da stamattina l’assemblea dei ricercatori precari che protestano per la mancata stabilizzazione. A Palermo sono 25 i lavoratori che a metà dicembre rischiano di perdere il lavoro e altri 40 tra tra Catania, Messina e sedi decentrate.

La manifestazione è stata indetta a Palermo da Flc Cgil Fir Cisl e Uil Scuola Rua assieme al movimento dei Precari uniti, in contemporanea con la mobilitazione di oggi al Mur, in viale Trastevere a Roma, che porta in piazza il malcontento e la preoccupazione di 400 precari di tutta Italia. 

Dopo il presidio del 22 novembre a palazzo dei Normanni, oggi i precari palermitani del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), il principale ente pubblico che si occupa di ricerca, hanno organizzato una giornata di mobilitazione nella sede di viale Regione siciliana. “Protestiamo perchè in questo momento 400 precari in tutt’Italia a fine dicembre lasceranno il mondo della ricerca perché hanno raggiunto il massimo previsto per i contratti dei precari. E, pur essendo in graduatoria per la stabilizzazione, l’intenzione del Cnr è di non stabilizzarci –dichiara Gaspare Drago, 38 anni, rappresentante dei Precari Uniti, precario da 12 anni presso l’Istituto ricerca innovazione biomedica Irib di Palermo – Ci sono colleghi che attendono la stabilizzazione anche da 15 anni, c’è chi ha 45 anni d’età e famiglie spalle. Abbiamo vinto un concorso fatto per superare il precariato, siamo risultati idonei in graduatorie che scadranno a fine dicembre. Ed è la prima volta che l’ente dispone di tutte le risorse economiche per stabilizzare il personale. Ma in questo momento, evidentemente, manca la volontà politica di farlo”.

I sindacati dell’Università e i precari contestano l’atteggiamento dei vertici del Cnr. “Novembre è finito e oggi non sappiamo se a metà dicembre dovremo andare a cercarci un nuovo lavoro – aggiunge Gaspare Drago – L’assenza di dialogo con i vertici dell’ente ci lascia basiti. Molti colleghi hanno raggiunto il limite per i contratti precari, che hanno la durata di 6 anni. Siamo andati in deroga, hanno rinnovato i rapporto di lavoro grazie alla graduatoria. Ma ora, venendo a mancare la valenza legale della graduatoria, i contratti non possono più essere rinnovati. Niente più deroghe. Non sappiamo ancora se tra due settimane dovremo sgomberare le scrivanie e lasciare i nostri dati ad altri o se continueremo il nostro lavoro. L’ente non sta mostrando alcuno scrupolo nel farci rimanere in un limbo di incertezza”.

All’assemblea dei precari è arrivato il sostegno da parte dei ricercatori strutturati, che assieme al lavoro stabile per i colleghi chiedono per loro le progressioni di carriera, ferme al 2010.

A supporto dell’azione di protesta dei precari del Cnr, i sindacati dell’Università, Flc Cgil, Fir Cisl e Uil Scuola Rua, intervenuti oggi al sit-in di Palermo.

“Da Palermo con forza supportiamo l’azione di protesta che si sta combattendo per tutti i precari a livello nazionale – dichiarano il segretario generale Flc Cgil Palermo Fabio Cirino, il coordinatore nazionale Fir Cisl Salvatore Scicchigno e Antonio Messina del coordinamento nazionale Uil Rua – Rivendichiamo parità di diritti tra chi lavora a tempo determinato e chi lavora a tempo indeterminato e da decenni è impegnato a portare avanti la ricerca pubblica in Italia. Siamo stanchi di sentire parlare di investimenti, solo a parole e mai nei fatti. Il Cnr adesso ha le risorse per le assunzioni e nessuno riesce a capire perchè non si possa arrivare alla risoluzione del precariato. La solidarietà dalla politica non basta: chiediamo una definitiva conclusione della vicenda. Dalla ricerca passa il futuro del Paese e servono azioni concrete non certo la chiusura totale del dialogo con i lavoratori che si trovano in questa situazione e che chiedono di aver riconosciuto il diritto a un lavoro stabile”.