Scuola e accorpamenti, la Flc Cgil: “Il trend degli accorpamenti per fortuna frena. Rivedere i criteri. Rivendichiamo per i sindacati un ruolo decisionale ai tavoli”

Palermo – “Prendiamo atto del decreto assessoriale sul dimensionamento scolastico. Meno male che la deroga ai parametri per quest’anno e per il prossimo anno frena il trend degli accorpamenti, altrimenti avremmo avuto molte più scuola accorpate”. A dichiararlo è il segretario generale Flc Cgil Palermo che continua a esprimere le sue preoccupazioni e a rivendicare un maggiore ruolo decisionale per il sindacato nei tavoli istituzionali chiamati a decidere sulla razionalizzazione della rete scolastica.

“A Palermo quest’anno sono state solo due le scuole accorpate – aggiunge Cirino – infatti è prevista la fusione tra la direzione didattica Nazario Sauro con la scuola media Franchetti, in zona Brancaccio e via Messina Marine. E l’aggregazione della scuola media Leonardo Da Vinci alla direzione didattica De Amicis. Siamo contenti che la scuola di Ustica torni invece ad essere un plesso autonomo. Ma ci dispiace che l’istituto Nuccio, proprio per i parametri troppo rigidi adottati, rimanga accorpata ancora con la Lombardo Radice”.

Secondo la Flc Cgil Palermo “bisogna uscire dalla logica dei rigidi parametri numerici” che penalizzano soprattutto le zone montane, quelle isolane e le zone ad alta complessità sociale come è accaduto per la Nuccio, a Ballarò”.
“Le scuole dovrebbero essere trattate tutte allo stesso modo – prosegue Cirino -Siamo stanchi di un sistema che adopera criteri ragioneristici. E’ arrivato il momento di affrontare la tematica della razionalizzazione della rete scolastica in sede di conferenza Stato-regioni, trovando nuove modalità. E per il sindacato, rivendichiamo un ruolo decisionale ai tavoli. Tutti insieme assessore all’Istruzione, Usr Sicilia, sindacati, enti locali e istituzioni scolastiche devono essere in grado di determinare quali scuole possono rimanere autonome, con un dirigente scolastico e un dsa, e quali ridimensionare”.
“A nostro parere – spiega Cirino – si potrebbe prevedere una media di 900 alunni a istituto su cui suddividere la popolazione scolastica per ottenere il numero di dirigenze che lo Stato dovrebbe assegnare alle Regioni. Va da sé che nelle zone montane, isolane e in altre ad alta complessità sociale le scuole, anche se hanno un numero di alunni inferiore, devono rimanere autonome”.