Marcia per la pace a Ragusa, appello alla partecipazione

Palermo – “La Pace non è solo una condizione temporanea di non-guerra, la Pace è una strada da percorrere e da costruire, con sforzi anche unilaterali e grandi sacrifici collettivi. Dopo la fine del Patto di Varsavia, e quindi il crollo del Blocco comunista e dell’Unione Sovietica, l’Unione Europea avrebbe dovuto tracciare un proprio futuro di dialogo e integrazione anche con la Russia, ciò purtroppo è avvenuto solo ed esclusivamente a livello commerciale e finanziario. E oggi noi europei, dall’Atlantico agli Urali, paghiamo questa mancanza di coraggio e di prospettiva. E la guerra è così tornata nel nostro continente, tragicamente. Il futuro dell’Europa, unita e in pace, non può quindi dipendere dalle rinnovate contrapposizioni fra le superpotenze nucleari e non può dipendere dagli obiettivi politici o dagli umori di questo o di quell’autocrate capo di Stato.

Noi invece dobbiamo “marciare” per una Europa matura, unita, progressista e pacifica, che sappia costruire il proprio futuro con una visione autonoma della politica e della storia. Con questo spirito parteciperemo all’iniziativa organizzata a Ragusa sia per chiedere la fine della criminale invasione dell’Ucraina da parte di Putin che per l’inizio di proficui negoziati fra le parti affinché non ci siano nuovi armamenti puntati contro la Russia. Non serviva certamente questo nuovo conflitto per accorgerci del mostro della guerra che stava dietro l’angolo, ed è questo, ad esempio, il motivo per cui abbiamo sempre aderito alle iniziative organizzate dai comitati e dai movimenti pacifisti contro la realizzazione del Muos di Niscemi, in numerose occasioni senza nemmeno essere ascoltati da chi di dovere. Ed è sempre aderendo a questa prospettiva che siamo stati fra i vari promotori del disegno di legge n. 514 “Cultura della pace”, approvato dall’Assemblea regionale siciliana il 12 giugno del 2019, e fra coloro che hanno operato da mediatori per ottenere la definitiva riconversione ad usi civili dell’ex area Usaf presso l’attuale aeroporto di Comiso.

In tutte queste occasioni, evidentemente “troppo” distanti dal rumore della guerra, ci veniva ripetuto come ci stessimo occupando di argomenti “futili” e non concretamente legati alla vita reale delle persone; ce ne accorgevamo dalle assenze in Aula, dalla distrazione e dal brusio generale, dall’indifferenza generalizzata. Eppure la posizione che la nostra Isola ha al centro del Mediterraneo dovrebbe costringere tutta la politica, e le istituzioni regionali in primis, al massimo dell’attenzione possibile su questo tema essenziale per il futuro. E invece su questo “fronte” stiamo continuando su quella tradizionale strada che da quasi ottanta anni ha fatto diventare anche la Sicilia un’enorme piattaforma bellica. Per questo esortiamo tutti a partecipare alla marcia e a lavorare assieme affinché la Sicilia torni ad essere un ponte di cultura, una terra di confronto e di mediazione nel Mediterraneo”.