Tim, il giudice del lavoro condanna l’azienda a restituire quote del salario sottratte nel 2018 ai lavoratori

A Palermo 15 lavoratori avevano fatto ricorso seguiti dalla Slc Cgil

Palermo – Tim condannata dal Tribunale del Lavoro a restituire a 15 lavoratori della sede di Palermo quote di salario non riconosciute dal 2018 in poi. Gli impiegati si erano rivolto nel 2018 all’Slc Cgil per fare valere un loro diritto, soppresso dall’azienda. Una vicenda che aveva coinvolto tutti gli impiegati della Tim in campo nazionale dopo la disdetta dell’accordo di secondo livello da parte dell’azienda, creando un danno normativo ed economico ai dipendenti.

E l’anno dopo, a Palermo, e in altre città d’Italia, gruppi di lavoratori, assistiti dal sindacato, avevano fatto ricorso. I 15 lavoratori seguiti dalla Slc Cgil Palermo sono stati difesi dall’avvocato Pietro Vizzini. Il giudice del Tribunale di Palermo, Paola Marino, ha condannato la Tim a restituire le cifre sottratte dalle retribuzioni perché le ha ritenuto salario consolidato dal lavoratore.

“L’ennesimo atto arrogante e prepotente di Tim è stato sanato – dichiarano il segretario Slc Cgil Palermo Marcello Cardella e il delegato di Tim per l’Slc Cgil Fabio Maggio – Speriamo che questa condanna serva da monito per il futuro, soprattutto in un momento delicato come quello che stanno vivendo i lavoratori, che rischiano di vedere la più grande azienda di telecomunicazioni italiana andare in frantumi per un piano industriale che guarda esclusivamente agli interessi economici di qualche azionista e non si preoccupa dello sviluppo della digitalizzazione del Paese, mettendo migliaia di posti di lavoro a repentaglio”.

La Slc Cgil, insieme agli altri sindacati confederali, e poi da sola, ha contrastato l’atteggiamento della Tim attraverso una serie di mobilitazioni dei lavoratori, fino ad ottenere un nuovo contratto integrativo aziendale. “Ma sulle partite economiche tolte ai lavoratori l’azienda non ha mai inteso fare un passo indietro – aggiungono Cardella e Maggio – La Slc Cgil di Palermo non si è ritenuta soddisfatta e ha intrapreso un percorso legale che grazie al prezioso patrocinio dello studio dell’avvocato Pietro Vizzini oggi ha visto ‘soccombere’ Tim. Questa sentenza arriva in un momento difficile delle relazioni in Tim ed è la prova, qualora ce ne fosse il bisogno, di qual è il risultato quando si fanno scelte non condivise”.