Omelia anniversario dedicazione Cattedrale Monreale

Monreale (PA) – Dedicazione cattedrale Monreale 755 anniversario – 9° anniversario inizio ministero episcopale 26 aprile 2022.

«Nel gioioso clima pasquale oggi celebriamo il 755 anniversario della dedicazione della nostra Basilica Cattedrale e il nono anniversario dell’inizio del mio ministero episcopale in questa nostra arcidiocesi. Vi porto il saluto del mio predecessore  S. E. Mons. Salvatore Di Cristina e di don Pasquale La Milia dal Perù e di altri confratelli malati o impediti a partecipare.

Questo Duomo, che anticipa il paradiso, è il cuore pulsante della Chiesa di   Monreale, è il luogo di incontro di una comunità unita nelle gioie e nei dolori, nelle speranze e nelle preoccupazioni,  legate ancora alla pandemia e alle sue conseguenze in campo psicologico, sociale e religioso, a cui si aggiungono i drammi della guerra in Ucraina e in altri paesi e le molteplici povertà vecchie e nuove.

L’esperienza del cielo, anticipata dalla celebrazione della divina eucaristia, non   ci estranea dalla storia ma dà vigore ed entusiasmo al nostro operare sulla terra. La diocesi come Chiesa locale, è esperienza di fede vissuta comunitariamente, è un evento di grazia e di salvezza che avviene nella storia di un popolo che cammina insieme in un tempo e in un luogo particolari.

Il bene più prezioso dell’Arcidiocesi di Monreale sono le varie figure di santità: San Leoluca, san Bernardo di Corleone, Suor Maria di Gesù Santocanale che sarà canonizzata da Papa Francesco il prossimo 15 maggio, la Beata Pina Suriano, i Venerabili S.E. mons. Antonio Augusto Intrecciatagli, S-E. mons. Mercurio Maria Teresi mons. Giovanni Bacile, suor Maria Teresa di Gesù Cortimiglia e diversi serve e servi di Dio.

Il brano degli Atti degli Apostoli ci presenta la Chiesa-madre di Gerusalemme, che ha la sua prima cattedrale nel Cenacolo. Essa come ogni comunità cristiana si regge su quattro colonne.

La prima è l’insegnamento degli apostoli testimoni diretti del Signore da cui scaturisce il religioso ascolto e l’obbedienza della fede., da interiorizzare con un impegno serio e continuativo.

La seconda colonna è la comunione, che si esprime nell’accoglienza reciproca e nella carità operosa, testimoniata concretamente dalla libera condivisione dei beni materiali e spirituali.

La   terza colonna è    l’Eucaristia, memoriale della Pasqua di Cristo, radice dell’unità fraterna, che si esprime nella condivisione del cibo materiale con letizia e semplicità di cuore.

La quarta colonna è l’assiduità alle preghiere pubbliche alimentate dalla meditazione orante della parola di Dio a livello personale.

Nel riunirsi dei fedeli, Dio opera segni e prodigi, rinsalda e fa crescere la comunità e disperde le forze disgregatrici. Ne nasce una vita bella, che sa affrontare le vicende umane, nella loro alternanza tra gioie e dolori, alla luce del Vangelo, senza fughe dalla realtà, ma con la gioia pasquale nel cuore che irradia una speranza indistruttibile di vita senza fine.

Nel brano della prima lettera di san Paolo ai Corinzi l’apostolo definisce i cristiani edificio di Dio e il «tempio di Dio» perché lo Spirito di Dio abita in noi. La chiesa si presenta come una costruzione compatta, edificata sull’unico fondamento che è Cristo, nella quale l’amore infinito di Dio si manifesta mediante rapporti i nuovi che si instaurano tra i suoi membri.

Nel racconto evangelico dell’incontro di Gesù con la Samaritana la donna scopre che la sua sete fondamentale   è sete di Dio. Gesù le dice: «Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui iveri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori.” Questo spirito, questa verità non è qualcosa di evanescente e di astratto: lo spirito è lo Spirito Santo, e la verità è Cristo Crocifisso e Risorto. Adorare in spirito e verità vuol dire realmente entrare attraverso lo Spirito Santo nel Corpo di Cristo. Non è decisivo adorare Dio in un determinato luogo, ma adorarlo nella docilità allo Spirito Santo, con una coscienza limpida, capace di superare tutti i pregiudizi di natura razziale e religiosa.

Questa celebrazione si inserisce nel Cammino sinodale della nostra Chiesa diocesana, che ha incominciato a muovere i primi passi a partire dall’anno pastorale 2014-2015 che avuto come tema “La gioiosa avventura di ricevere e annunciare Gesù”. Tra leintuizioni emerse c’è l’essersi scoperti come comunità “arcipelago” che rappresenta un ostacolo al cammino sinodale; e la proposta di rompere alcuni schemi pastorali legati al passato cercando collaborazioni anche al di fuori dalle mura della Chiesa, le cui porte devono restare aperte per uscire.

Con l’anno pastorale 2015-2016 dallo studio dell’Evangelii Gaudium è emersa una costante: senza sinodalità l’opera dell’evangelizzazione rischia la dispersione. La celebrazione del Convegno ecclesiale della Chiesa italiana a Firenze In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” ci ha indicato le cinque vie dell’abitare, annunciare, educare, trasfigurare e uscire, che sono apparse come luoghi percorribili a livello diocesano per “camminare insieme”.

Nell’ ottobre 2017 il Convegno diocesano “Sognate anche voi questa Chiesa” si è proposto di dare impulso alla fase preparatoria del Sinodo.

I giovani, portatori delle istanze delle istanze della credibilità, della testimonianza di vita e della ricerca di vie nuove per dare linfa vitale al processo sinodale, hanno costituito il centro di maggiore interesse nell’anno pastorale 2017-2018.

L’anno pastorale 2018-2019 ha avuto come temaPerché la vostra gioia sia pienaLa fatica dell’ascolto – La sfida della comunicazione” sposi, famiglia, scuola, giovani, presbiterio, ed ha fatto emergere la necessità di migliorare e potenziare tanto l’ascolto quanto la comunicazione tra le diverse componenti ecclesiali. Nel messaggio per l’inizio dell’Anno pastorale 2019-2020 ho affermato: “Se la sinodalità non diventa l’atmosfera in cui si respira la comunione trinitaria da cui germoglia, se non è un modo abituale di relazionarsi nella Chiesa, la programmazione di qualsivoglia Sinodo è destinata a deludere se non a fallire”.  

Dal confronto con gli organismi di partecipazione ecclesiale delle singole parrocchie in occasione della Visita Pastorale, che ha avuto come obiettivo la realizzazione di una pastorale integrata e missionaria, basata sulla comunione e sull’unità di missione, sono stati individuati tre settori su cui la pastorale diocesana deve orientare tutte le proprie energie: l’Evangelizzazione, la Pastorale delle Famiglie e dei Giovani. Questi temi, in sintonia con le Esortazioni Apostoliche Evangelii Gaudium, Amoris Laetitia e Christus Vivit, continuano ad essere oggetto di studio e di verifica pastorale.

La pandemia del 2020-2021, che ha rallentato il processo sinodale, ci ha fatto capire l’importanza delle relazioni personali, liberandole dalla preoccupazione dei numeri e delle strutture e facendo emergere il contributo di ciascuno.

Una ulteriore spinta per un cammino sinodale, che si esprime attraverso un processo spirituale di comunione, ci è venuto da papa Francesco che nel 2023 ha indetto la “XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. Per quanto riguarda la Chiesa Italiana, il Santo Padre ha invitato la Chiesa italiana a ripartire dal Convegno di Firenze in vista di un processo di Sinodo nazionale, che attraverso varie tappe si concluderà nel prossimo Anno Santo del 2025.

Dalle consultazioni avvenute nei diversi gruppi sinodali dei vari vicariati, delle aggregazioni ecclesiali, dei membri degli istituti di vita consacrata e di altre istituzioni ecclesiali si possono evincere svariati punti di forza, ma anche di fragilità delle nostre comunità che non hanno partecipato con la stessa intensità.

Occorre reimpostare le relazioni, bisogna ripartire e vivere l’oggi, prendere ciò che di bello e buono si è sperimentato anche in questo tempo così difficile, sintonizzando la mente e il cuore sul positivo che c’è da cogliere.

Tra i temi che hanno bisogno di maggiore attenzione si ravvisano in maniera più ricorrente quelli dell’ascolto, dell’inclusione e dell’accoglienza, della formazione, del coinvolgimento dei giovani, della pastorale organica.

È stato sottolineato il bisogno  di un ascolto di qualità, privo di pregiudizi che possa permettere ad ogni persona di aprirsi completamente, senza sentirsi guardati dall’alto in basso. È emersa la necessità di sapere ascoltarsi all’interno delle stesse realtà ecclesiali presenti nelle parrocchie e di sapere ascoltare coloro che sono più lontani, come i poveri e anche le istituzioni territoriali.  Si è auspicata la presenza di figure di riferimento capaci di ascolto a partire dai presbiteri, che devono recuperare la direzione spirituale e il sacramento della confessione.

L’inclusione  si ritiene fondamentale per la salute spirituale delle realtà ecclesiali. Essa si presenta sotto diverse forme, quali: accoglienza per tutte le realtà più o meno irregolari  in cui possono trovarsi i fedeli , apertura e riscoperta dei carismi di ciascuno, creazione di relazioni coinvolgenti ed empatiche, attenzione ai disabili e alle vecchie e nuove povertà (di valori,  di relazioni,  di affetto, di cultura) Questo richiede un’esperienza di Chiesa come famiglia che si fa compagna di viaggio di tutti , che coinvolga i lontani,  che sappia, ad imitazione di Cristo, ascoltare ed andare incontro al cuore dell’uomo  e che parli un linguaggio  più comprensibile anche nelle omelie.Una espressione concreta dell’accoglienza è il coinvolgimento di tutti i fedeli nella vita della Chiesa in particolare in occasione delle liturgie eucaristiche.

Per quanto riguarda la formazione si è ribadita la necessità di una formazione permanente alla vita di fede per ciascun fedele e in particolare per coloro che rivestono ruoli di responsabilità all’interno della comunità. Si auspica un rinnovamento della evangelizzazione e della catechesi che dovrebbe avere una dimensione meno scolastica e più esperienziale, alla quale può dare un contributo il rilancio della Scuola Teologica di Base, come palestra di sinodalità.Occorre favorire momenti di formazione integrale dei giovani attraverso attività ricreative e caritative.

Per quanto riguarda i giovani, che hanno una capacità di coinvolgimento e un linguaggio di comunicazione differenti, devono essere valorizzati e avere un maggiore spazio all’interno delle comunità per essere attrattivi per i loro coetanei, offrendo incontri con personalità carismatiche che siano testimoni credibili.

Risulta importante la sinergia tra Chiesa, famiglie, scuole e associazioni operanti sul territorio. Si è auspica la necessità di collaborazione fra le parrocchie. fra le diverse aggregazioni laicali e dell’incremento delle mutue relazioni con i membri degli istituti di vita consacrata per superare il campanilismo e le sterili rivalità con gli appartenenti ad atre confessioni cristiane, aspetti negativi che non ci permettono di identificarci nell’appartenenza ad un’unica Chiesa di Cristo. Per quanto riguarda i rapporti fra chierici e laici si auspica il superamento del clericalismo, che impedisca che i presbiteri si considerino padroni della fede e delle persone e non collaboratori della loro gioia. Si richiede che i parroci siano vicini a tutti i parrocchiani e non solamente al circolo chiuso dei loro stretti collaboratori. Bisogna aiutare i fedeli a riscoprire il dono della fede battesimale e la sua importanza, nella consapevolezza che la vocazione cristiana è per sua natura vocazione alla missione.

Viene richiesta un’apertura ai problemi del territorio a partire dalla Dottrina sociale della Chiesa, che aiuti ad affrontare temi come ad esempio l’ecologia, la politica e altre questioni sociali per rendere attuale il Vangelo nella nostra società.

Si desidera una Chiesa in uscita, che esca dall’abitudine del “si è sempre fatto così”, costituita da cristiani più gioiosi di condividere il Vangelo, non solo all’interno delle quattro mura, ma in qualsiasi occasione sia possibile e opportuno farlo. Alla Chiesa si chiede di essere aperta, accogliente, inclusiva,  controcorrente, ma fedele alla rivoluzione del Vangelo! Ci si sente in comunione con la Chiesa quando si incontrano sacerdoti, operatori pastorali, catechisti che sappiano ascoltare, accogliere, comprendere i bisogni e non giudicare.”

È mia viva speranza che la gioiosa celebrazione dell’anniversario della dedicazione di questa Chiesa possa stimolare  tutti  ad un impegno comune a fare di questa comunità ecclesiale la famiglia di Dio che vive nella comunione   a  servizio della nuova evangelizzazione per costruire una città terrena nella autentica libertà dei figli di Dio, nella fraternità universale, nella pace rispettosa della giustizia, nella testimonianza della carità  che rifletta l’amore del Dio vivente nella Comunione Trinitaria (Michele Pennisi arcivescovo)».

Giuseppe Longo

Ph. filodirettomonreale.it